Il Calzificio Carabelli respira. Ai primi di novembre il
Ministero dell'industria ha dato l'ok al piano di risanamento presenta-to dal commissario
giudiziale Alberto Falini nel settembre scorso. La decisione é di notevole importanza
perché apre sostanzialmente le porte alla rimessa in funzione dell'azienda ma soprattutto
al futuro interessamento di soggetti privati per il rilancio della produzione.
La procedura seguita dal commissario giudiziale nominato dal
Ministero e dal tribunale di Busto, infatti, é andata proprio in direzione del
risanamento finalizzato alla cessione. Alla fine dell'estate era stato presentato un primo
bando di affittanza che rappresentava però una sorta di esca per saggiare i primi umori
del mercato rispetto all'acquisto del calzificio.
Il Carabelli, dopo la gravissima crisi scoppiata nel gennaio di
quest'anno, aveva vissuto momenti drammatici e la sua chiusura sarebbe probabilmente stata
cosa certa senza l'intervento del Ministero. Oggi la situazione é decisamente migliorata:
i 240 dipendenti hanno ottenuto la cassa integrazione straordinaria fino al giugno del
2001, é stata già pagata la tranche dal 14 aprile al 17 giugno 2000 (durante lo stato di
insolvenza), e si é in attesa del pagamento del periodo giugno-settembre. Ogni giorno
lavorano 80 operai, con una turnazione tra tutti i dipendenti, nei reparti riaperti dopo
il blocco di qualche mese fa. Ovvero una parte del settore calze (che soddisfa commesse
legate all'esercito), una parte della filatutra e lo spaccio.
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