Sono passati cinque anni dalla sua prima uscita. Era il 1995, un piccolo e
intelligente editore, Castelvecchi, aveva intuito il grande talento del varesino
Aldo Nove. Il libro si chiamava Woobinda, dal titolo di un famoso telefilm, che
riempiva i pomeriggi di un'intera generazione. Un ritratto perfetto e spietato,
iconografia di un tempo e di un'umanità che aveva smarrito e svenduto i propri sogni. Poi
arrivò il grande editore, Einaudi, e nella collana Stile Libero fu
pubblicato Puerto Plata Market, che più di qualche critico definì un
perfetto manuale-romanzato di sociologia e subito dopo Superwoobinda, edizione
ampliata del primo. E' uscito in questi giorni,
pubblicato sempre da Einaudi, il suo nuovo romanzo: Amore mio Infinito. Sorpresa,
questo è il sentimento che coglie il lettore. Chi voleva Aldo Nove confinato in un
genere, quello "pulp" , che tanto ha fatto parlare critici e pseudocritici, non
puo' che rimanere sorpreso. Seppure inserita in un contesto sociale, fatto di simboli
consumistici e icone mediatiche, cari all'analisi e alle trame di Nove, la vicenda di
Matteo, protagonista del romanzo, è carica di struggente lirismo. E la stessa scrittura
dell'autore, asciutta, diretta e pungente come sempre, mai sottomessa alla regola
grammaticale, sembra trovare nei sentimenti e nei pensieri di Matteo una nuova dimensione,
appunto quella dell'amore.
Quattro "cose" scandiscono i momenti della vita di Matteo.
Precisi capitoli di un'esistenza. "Mi chiamo Matteo. Sono nato il 12 luglio 1972. Io
della mia vita, ho quattro cose da dire". Le chiama cose, Matteo. Contenitori
di ricordi, emozioni, persone. Si passa dall'incanto infantile di un bambino di dieci anni
per la prima cosa, " La bambina", che abita nella casa di fronte, alla seconda
cosa, "i coccodrilli", il tempo che scandisce e costringe la vita e tutto cio'
che ci sta dentro: le persone e i loro discorsi, i pensieri e i soldi, la vita e la morte,
persino Andreotti. Ma lui, Matteo, aspetta il coccodrillo, quello dei formaggini Susanna,
per metterlo davanti alla sua stanza così "avrei proibito ai grandi di
entrare". Poi arriva la terza cosa "il primo bacio", e l'amore per
Silvia. Il suo profumo "di una volta" simile a quello di un aranceto di
Calabria, "profumo caldo fortissimo di arance". Quella per Silvia è
" una sete fortissima" che è "forte come il rumore del cuore mentre le
dicevo ciao". La quarta cosa, "Piazza Cordusio 1999", la rinuncia e
la fine dell'ansia " di differenziazione" dal mondo, dagli altri e da ciò che
l'aveva generato. Matteo va in mille direzioni, senza il ricordo e con un desiderio di
reinfetazione. "Vorrei che ci fossero delle macchinette per tornare nell'utero"
e "non hai nessuna idea di niente e non ti interessa sapere se ci sono i saldi al
Coin...". Infine lo splendido epilogo che congeda il lettore con un saluto e una
inaspettata e sussurrata speranza: amore mio infinito.
Aldo Nove, Amore mio infinito
Einaudi , Stile libero
pp. 177, L. 16000
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