Aldo Nove, capelli
scarmigliati, sguardo curioso e voce pacata. Chi si aspetta il personaggio aggressivo,
famoso e supponente si trova invece di fronte una persona semplice, che parla dei suoi
libri, della complessità del mondo e della pazzia del blob quotidiano con necessario e
autorevole distacco. Invitato alla manifestazione tradatese "Aperitivo con
l'Autore" non ubriaca la platea di parole, ma la fa sorridere con sottile ironia.
Davanti a lui molti lettori, gli amici varesini e anche qualche aspirante scrittore.
C'è una precisa volontà dietro la sua storia di
scrittore, il destino di Aldo Nove è il destino di chi osa. Lui, fan di Nanni Balestrini,
nel 1993 si presenta ad una serata in cui il suo mito legge dei racconti. «Mi presentai
con il cuore in gola. Ho aspettato la fine della serata per avvicinarlo, avevo scritto due
racconti e volevo darglieli da leggere. Mi rivolsi a lui, strisciante collassante,
dandogli del Voi. Mi disse che li avrebbe letti».
Passa un anno e quando Nove meno se l'aspetta Balestrini
gli manda un segnale. Centro. Il successo arriverà dopo qualche anno, ma ormai il destino
aveva trovato la sua strada. «Il percorso è individuale, bisogna individuare uno
scrittore che possa apprezzare i tuoi scritti. Sempre meglio che ingolfare le case
editrici di carta e di manoscritti che non verranno mai letti». Pubblicherà Woobinda,
Puerto Plata Market, Superwoobinda, ed Amore mio
Infinito.
Aldo Nove è uno
scrittore, non un narratore, la differenza è precisa. «Il narratore ha delle storie da
raccontare, lo scrittore ha delle cose da dire ed è importante come le dice. Io quando
scrivo sento l'esigenza di dire delle cose e di dirle in un certo modo. E per capire cosa
si è quando si scrive c'è un test infallibile: le barzellette, chi le racconta bene
solitamente è un narratore».
A lui piace la definizione della scrittura che dà Raul
Montanari: vampirizzazione della propria esperienza: reale, possibile, desiderata, e, in Amore
mio infinito, Aldo Nove ha vampirizzato la sua esperienza e anche quella dell'amico
Fabio Simonelli. «La storia di Matteo gira intorno ad un racconto che avevo scritto
diversi anni fa. Un racconto d'amore che riguardava me e una ragazza di Malnate o Tradate,
insomma finiva in ate. In questo percorso mi mancava però un'esperienza forte della mia
infanzia. Allora ho parlato del mio amico Fabio, che mi ha fornito il soggetto. Quando mi
ha raccontato questa storia io l'ho esortato a scriverla, ma lui non ha voluto. Alla fine
mi sono identificato nella storia e l'ho scritta io».
Amore mio infinito segna una svolta nel percorso
di scrittore di Aldo Nove. Se in Woobinda e in Puerto Plata Market
c'erano una rabbia e una schizofrenia molto forti tra l'amore per la letteratura e ciò
che ci stava intorno, nel nuovo romanzo si avverte un'evoluzione. «C'era e c'è nella
vita quotidiana tutto un campionario di soggetti che nella letteratura in Italia manca,
mentre in altri paesi, come gli Usa, c'è e viene preso in considerazione. Da noi questo
campionario di persone normalmente malate era stato preso in considerazione solo dal
cinema, basti pensare al film I mostri di Risi. Io ero interessato a verificare
sullo carta lo scarto che c'è tra verità e verosimiglianza. Oggi c'è un'evoluzione in
direzione del miglioramento, uno spostamento dal sociale al privato».
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