| Molti sono gli autori che hanno
scritto della Resistenza : Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Renata Viganò, Elio Vittorini,
Italo Calvino, Giorgio Bocca, Luigi Meneghello solo per citarne alcuni.. Abbiamo
interpellato alcuni protagonisti e testimoni della Resistenza e a tutti abbiamo
posto la stessa domanda: che libro consigliereste ai giovani d'oggi sull'argomento?
Renato Morandi,
che allepoca era un giovanissimo comandante partigiano garibaldino, ha scelto
Il compagno di Cesare Pavese. «Ci sarebbero molti libri da consigliare, pero' è
Il compagno, di Pavese, quello che io sceglierei. In questo libro scritto in
clandestinità e in un momento tragico, lontano temporalmente anche dalla Resistenza, ma
importante perché imprimeva una svolta culturale nuova in un momento dove era difficile
farlo, un seme nuovo. Pavese era altro, i suoi libri e in particolare Il compagno,
stavano su un piano politico. Indicava già a suo tempo l'esigenza di farla finita con il
fascismo. Non c'era tutto quel romanticismo, tipico di certi libri sulla Resistenza.
Comunque molti di questi libri sono importanti anche dal punto di vista linguistico. Un
giorno andai a fare una conferenza sulla Resistenza in una scuola di Bellinzona e lì
scoprii con felicità che gli insegnanti facevano imparare l'italiano ai ragazzi
attraverso gli scritti di Pavese, di Fenoglio e della Viganò».
Angelo Chiesa, che all'epoca fu un giovanissimo combattente
della Brigata Marcobi di Varese, ha scelto L'Agnese va a morire di
Renata Viganò.
«Il libro della Viganò mi è rimasto impresso perché ci rimanda una dimensione
degli eventi troppe volte sottovalutata, ovvero il contributo che alla Resistenza diedero
le donne. Il ruolo delle donne in quegli anni fu determinante. Anch'io ho amato molto
un libro di Cesare Pavese: La luna e i falò, nel quale ci sono degli spunti
interessanti per capire quel periodo».
Paride Brunetti, comandante Bruno del primo
distaccamento garibaldino veneto, tra gli iniziatori della resistenza armata nel padovano
subito dopo l8 settembre del 1943, ha scelto I piccoli maestri
di Luigi Meneghello.
«Questo libro è un capolavoro. Anche Il sentiero dei nidi di ragno di Italo
Calvino mi è piaciuto molto, ma quello di Meneghello è il più bello. Quello della
Viganò, l'Agnese va a morire mi sembra stucchevole, agiografico. I libri sono
importanti perché la cosa più brutta è che la gente non conosce veramente quello che è
successo, non sa, e quindi non ha consapevolezza della libertà. Noi che abbiamo
combattuto sognavamo un avvenire socialmente diverso e la gente questo lo sentiva».
Giancarlo
Bastanzetti, presidente de Il Gruppo della Memoria di Saronno,
l'associazione che insieme a L'Isola che non c'è, altra realtà associativa della
città, ha organizzato la serata su Fenoglio, non ha dubbi: Lettere dei
condannati a morte della Resistenza europea è il libro che consiglierebbe. «Io
non ho partecipato alla Resistenza, ero troppo giovane, ma ne sono stato un
testimone attivo. Ho scelto le lettere dei condannati a morte perché lì ci sono le
ragioni per cui tanti uomini, diversi tra loro, sono morti per un unico ideale. Ecco
questo è un libro che farebbe capire subito ad un giovane d'oggi come andarono le cose e
le ragioni e la necessità di quella lotta. Al Parco della Resistenza di Alba sono
indicate tutte le formazioni partigiane che hanno combattuto per la libertà, erano tante
e tutte diverse tra loro. Una frase pero' colpisce il visitatore "Marciare divisi per
colpire uniti". Nelle lettere dei condannati noi troviamo, il prete, l'operaio,
l'industriale, tutti diversi, ma uniti nella lotta. Anche Fenoglio mi piace, perché i
suoi libri danno una visione equilibrata degli avvenimenti. Specialmente nella seconda
parte de Il partigiano Johnny si vede che lui non è settario e nemmeno
ideologico».
Anche Aurelio
Penna, presidente di Università Popolare e associato Anpi, ha scelto Lettere
dei condannati a morte della Resistenza europea.
«Un giorno mi trovavo a La casa della cultura, a Milano. C'era un incontro con
Giorgio Strelher che leggeva le lettere dei condannati. Ebbene non ho mai visto tanta
commozione nella gente come in quella occasione. Ne consiglierei un altro: Breve storia
della Resistenza di Giorgio Bocca, un intellettuale al quale l'Italia deve moltissimo.
Comunque è difficile scegliere, perché i libri sulla Resistenza sono molti e tutti
degni di essere citati, pensiamo a Uomini e no di Elio Vittorini, oppure allo
stesso Beppe Fenoglio, uno che ha fatto unaa guerra personale, senza retorica, con
coraggio e verità».
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