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Ore 13.04.49
Giorno
06/06/07
L'amato-odiato partigiano Johnny 

Nelle parole dell’amico e tra le foto delle Langhe, Saronno riscopre Beppe Fenoglio

 

 

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Varese - Abbiamo interpellato alcuni protagonisti della Resistenza a tutti abbiamo posto la stessa domanda: che libro sull'argomento consigliereste ad un giovane d'oggi?
I libri scelti dalla "Resistenza"

Molti sono gli autori che hanno scritto della Resistenza : Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Renata Viganò, Elio Vittorini, Italo Calvino, Giorgio Bocca, Luigi Meneghello solo per citarne alcuni.. Abbiamo interpellato alcuni protagonisti  e testimoni della Resistenza e a tutti abbiamo posto la stessa domanda: che libro consigliereste ai giovani d'oggi sull'argomento?

Renato Morandi che all’epoca era un giovanissimo comandante partigiano garibaldino, ha scelto Il compagno di Cesare Pavese. «Ci sarebbero molti libri da consigliare, pero' è Il compagno, di Pavese, quello che io sceglierei. In questo libro scritto in clandestinità e in un momento tragico, lontano temporalmente anche dalla Resistenza, ma importante perché imprimeva una svolta culturale nuova in un momento dove era difficile farlo, un seme nuovo. Pavese era altro, i suoi libri e in particolare Il compagno, stavano su un piano politico. Indicava già a suo tempo l'esigenza di farla finita con il fascismo. Non c'era tutto quel romanticismo, tipico di certi libri sulla Resistenza. Comunque molti di questi libri sono importanti anche dal punto di vista linguistico. Un giorno andai a fare una conferenza sulla Resistenza in una scuola di Bellinzona e lì scoprii con felicità che gli insegnanti facevano imparare l'italiano ai ragazzi attraverso gli scritti di Pavese, di Fenoglio e della Viganò».

Angelo Chiesa, che all'epoca fu un giovanissimo combattente della Brigata Marcobi di Varese, ha scelto L'Agnese va a morire di Renata Viganò.
«Il libro della Viganò mi è rimasto impresso perché ci rimanda una dimensione degli eventi troppe volte sottovalutata, ovvero il contributo che alla Resistenza diedero le donne. Il ruolo delle donne in quegli anni fu determinante. Anch'io ho amato molto un libro di Cesare Pavese: La luna e i falò, nel quale ci sono degli spunti interessanti per capire quel periodo».

Paride Brunetti, comandante “Bruno” del primo distaccamento garibaldino veneto, tra gli iniziatori della resistenza armata nel padovano subito dopo l’8 settembre del 1943,  ha scelto I piccoli maestri di Luigi Meneghello.
«Questo libro è un capolavoro. Anche Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino mi è piaciuto molto, ma quello di Meneghello è il più bello. Quello della Viganò, l'Agnese va a morire mi sembra stucchevole, agiografico. I libri sono importanti perché la cosa più brutta è che la gente non conosce veramente quello che è successo, non sa,  e quindi non ha consapevolezza della libertà. Noi che abbiamo combattuto sognavamo un avvenire socialmente diverso e la gente questo lo sentiva».

Giancarlo Bastanzetti, presidente de  Il Gruppo della Memoria di Saronno, l'associazione che insieme a L'Isola che non c'è, altra realtà associativa della città, ha organizzato la serata su Fenoglio, non ha dubbi:  Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea è il libro che consiglierebbe. «Io non ho partecipato alla Resistenza, ero troppo giovane, ma ne sono stato un  testimone attivo. Ho scelto le lettere dei condannati a morte  perché lì ci sono le ragioni per cui tanti uomini, diversi tra loro, sono morti per un unico ideale. Ecco questo è un libro che farebbe capire subito ad un giovane d'oggi come andarono le cose e le ragioni e la necessità di quella lotta. Al Parco della Resistenza di Alba sono indicate tutte le formazioni partigiane che hanno combattuto per la libertà, erano tante e tutte diverse tra loro. Una frase pero' colpisce il visitatore "Marciare divisi per colpire uniti". Nelle lettere dei condannati noi troviamo, il prete, l'operaio, l'industriale, tutti diversi, ma uniti nella lotta. Anche Fenoglio mi piace, perché i suoi libri danno una visione equilibrata degli avvenimenti. Specialmente nella seconda parte de Il partigiano Johnny si vede che lui non è settario e nemmeno ideologico».

Anche Aurelio Penna, presidente di Università Popolare e associato Anpi,  ha scelto Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea. 
«Un giorno mi trovavo a La casa della cultura, a Milano. C'era un incontro con Giorgio Strelher che leggeva le lettere dei condannati. Ebbene non ho mai visto tanta commozione nella gente come in quella occasione. Ne consiglierei un altro: Breve storia della Resistenza di Giorgio Bocca, un intellettuale al quale l'Italia deve moltissimo. Comunque è difficile scegliere, perché  i libri sulla Resistenza sono molti e tutti degni di essere citati, pensiamo a Uomini e no di Elio Vittorini, oppure allo stesso Beppe Fenoglio, uno che ha fatto unaa guerra personale, senza retorica, con coraggio e verità».

Michele Mancino

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