E' forse il romanzo sulla Resistenza che ha fatto discutere più degli altri.
Tanti estimatori, ma anche tante critiche e detrattori. Pubblicato postumo nel 1968, a
cinque anni dalla scomparsa dell'autore, Il partigiano Johnny di Beppe
Fenoglio ha rappresentato certamente un momento di rottura nella letteratura sulla
Resistenza, sia per lo stile innovativo, poco retorico, senza fronzoli e con innesti
linguistici in lingua inglese, sia per la rappresentazione composita e romanzata delle
vicende raccontate. Il partigiano Johnny, protagonista del
romanzo, è un giovane studente, che, come altri suoi coetanei, dopo il dramma dell' 8
settembre sceglie di andare per le colline a combattere con i partigiani. Le sue vicende,
il suo andare per colline, trovano nel racconto di Fenoglio una lettura nuova del dramma
interiore, della dimensione tragica, che aveva investito una generazione di ventenni
chiamata a prendere in mano le sorti delle loro esistenze e del loro paese.
Più di qualche critico, come dice Dante Isella, ha affermato che Il partigiano Johnny sta
alla letteratura della Resistenza, come il Moby Dick di Melville sta alla
letteratura marinara. La dimensione interiore del dramma diventa, dunque, un
tutt'uno con la vicenda storica, dando alla stessa nuove coordinate spazio temporali. E
proprio quest'ultimo aspetto è quello su cui si sono appuntate le critiche al
romanzo.
«Del libro di Fenoglio- dice Paride Brunetti, comandante garibaldino della Resistenza in
Veneto e presidente dell'Anpi di Saronno - non mi piace quel continuo intercalare in
inglese e la sua ricostruzione di alcune vicende. Dal punto di vista di chi ha fatto la
Resistenza veramente, combattendo faccia a faccia con il nemico, non entusiasma perché
alcune cose raccontate da lui, specialmente sulle brigate garibaldine, sono esasperate e
non precise. Invece è importante la sua idea composita della Resistenza, fatta di molte
facce e di molte formazioni, politicamente distanti tra loro. I partigiani non erano solo
comunisti ma le formazioni erano di varia provenienza e colore, uniti tutti dall'ideale
antifascista. I libri di Fenoglio sono un utile punto di partenza per discutere se in
Italia c'è stata o no una guerra civile».
Di diverso parere Angelo Chiesa, partigiano, che, durante la
Resistenza, militava nelle file della Brigata Marcobi. «Essendo uno degli ultimi usciti
in ordine di tempo, Il partigiano Johnny è quello che ha lasciato il solco più
grande. Di Fenoglio mi piace la scrittura secca e asciutta che riesce a dare la dimensione
del dramma vissuto dalla nostra generazione. Una rappresentazione intensa del dramma
interiore che abbiamo vissuto. Non ricordo grandi discussioni tra noi compagni, all'uscita
del libro se ne parlò molto, ma furono i giovani di allora a discuterne».
Renato Morandi (nella foto a
fianco), comandante partigiano garibaldino, invece sottolinea la grande valenza
morale del romanzo e l'innovatività della scrittura di Fenoglio. «Era un autore
uscito culturalmente dall'antifascismo ed era uno di noi. I suoi scritti erano
innovativi perché si staccavano nettamente dai modelli a cui noi eravamo abituati e su
cui ci eravamo formati».
La scelta e l'amore dell'inglese non sono un semplice vezzo da
scrittore. Incontrata sui banchi del Ginnasio, la lingua inglese rappresenterà per
Fenoglio la chiave di lettura del mondo e delle vicende che investono l'umanità. In
quella scelta c'è tutto il senso della ribellione e dello stupore generato dalla
scoperta, in piena epoca fascista, della letteratura inglese. La prima vera battaglia che
Beppe Fenoglio combatte, dunque, non è sulle colline di Alba, bensì sulla scelta delle
sue letture e dei suoi modelli culturali, appunto quelli anglosassoni. Combatte contro
l'asfittico clima della cultura fascista, immergendosi in un nuovo mondo. Scrive Dante
Isella in un saggio sull'autore: «da una parte la lingua dell'imposizione totalitaria e
della piccola promozione borghese, dall'altra la lingua della conquista di una cultura e
di una civiltà diverse, di un continente sconosciuto e incantatore: è una scelta da cui
restare segnati per sempre, con un senso orgoglioso della propria differenza che Fenoglio
mantenne per tutta la vita; compiacendosi che lo si considerasse "un
irregolare"».
Il partigiano Johnny
Beppe Fenoglio
Einaudi pp. 527 L.18.500
Venerdi 24 novembre presso le Acli di Saronno in vicolo
S. Marta, alle ore 21.00
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