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Ore 13.04.50
Giorno
06/06/07
I libri scelti dalla "Resistenza"

Nelle parole dell’amico e tra le foto delle Langhe, Saronno riscopre Beppe Fenoglio

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Saronno - Venerdì presso le Acli, alle ore 21.00 si svolgerà l’incontro "Beppe Fenoglio, l'uomo, lo scrittore". Verranno proiettate delle diapositive sulle Langhe, a cura di Fabrizio Ghirardi, commentate dalla lettura di alcuni brani tratti dai libri di Fenoglio. La serata sarà introdotta dal maestro Ugo Cerrato, amico e profondo conoscitore dello scrittore
L'amato-odiato partigiano Johnny 

E' forse il romanzo sulla Resistenza che ha fatto discutere più degli altri. Tanti estimatori, ma anche tante critiche e detrattori. Pubblicato postumo nel 1968, a cinque anni dalla scomparsa dell'autore,  Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio ha rappresentato certamente un momento di rottura  nella letteratura sulla Resistenza, sia per lo stile innovativo, poco retorico, senza fronzoli e con innesti linguistici in lingua inglese, sia per la rappresentazione composita e romanzata delle vicende raccontate.

Il partigiano Johnny, protagonista del romanzo, è un giovane studente, che, come altri suoi coetanei, dopo il dramma dell' 8 settembre sceglie di andare per le colline a combattere con i partigiani. Le sue vicende, il suo andare per colline, trovano nel racconto di Fenoglio una lettura nuova del dramma interiore, della dimensione tragica, che aveva investito una generazione di ventenni chiamata a prendere in mano le sorti delle loro esistenze e del loro paese. 
Più di qualche critico, come dice Dante Isella, ha affermato che Il partigiano Johnny sta alla letteratura della Resistenza, come il Moby Dick di Melville sta alla letteratura marinara.  La dimensione interiore del dramma diventa, dunque, un tutt'uno con la vicenda storica, dando alla stessa nuove coordinate spazio temporali. E proprio quest'ultimo aspetto è quello su cui si sono appuntate le critiche al romanzo. 
«Del libro di Fenoglio- dice Paride Brunetti, comandante garibaldino della Resistenza in Veneto e presidente dell'Anpi di Saronno - non mi piace quel continuo intercalare in inglese e la sua ricostruzione di alcune vicende. Dal punto di vista di chi ha fatto la Resistenza veramente, combattendo faccia a faccia con il nemico, non entusiasma perché alcune cose raccontate da lui, specialmente sulle brigate garibaldine, sono esasperate e non precise. Invece è importante la sua idea composita della Resistenza, fatta di molte facce e di molte formazioni, politicamente distanti tra loro. I partigiani non erano solo comunisti ma le formazioni erano di varia provenienza e colore, uniti tutti dall'ideale antifascista. I libri di Fenoglio sono un utile punto di partenza per discutere se in Italia c'è stata o no una guerra civile».

Di diverso parere Angelo Chiesa, partigiano, che, durante la Resistenza, militava nelle file della Brigata Marcobi. «Essendo uno degli ultimi usciti in ordine di tempo, Il partigiano Johnny è quello che ha lasciato il solco più grande. Di Fenoglio mi piace la scrittura secca e asciutta che riesce a dare la dimensione del dramma vissuto dalla nostra generazione. Una rappresentazione intensa del dramma interiore che abbiamo vissuto. Non ricordo grandi discussioni tra noi compagni, all'uscita del libro se ne parlò molto, ma furono i giovani di allora a discuterne».

Renato Morandi (nella foto a fianco), comandante partigiano garibaldino, invece sottolinea la grande valenza morale del romanzo e l'innovatività della scrittura di Fenoglio. «Era un autore uscito  culturalmente dall'antifascismo ed era uno di noi. I suoi scritti erano innovativi perché si staccavano nettamente dai modelli a cui noi eravamo abituati e su cui ci eravamo formati».

La scelta e l'amore dell'inglese non sono un semplice vezzo da scrittore. Incontrata sui banchi del Ginnasio, la lingua inglese rappresenterà per Fenoglio la chiave di lettura del mondo e delle vicende che investono l'umanità. In quella scelta c'è tutto il senso della ribellione e dello stupore generato dalla scoperta, in piena epoca fascista, della letteratura inglese. La prima vera battaglia che Beppe Fenoglio combatte, dunque, non è sulle colline di Alba, bensì sulla scelta delle sue letture e dei suoi modelli culturali, appunto quelli anglosassoni. Combatte contro l'asfittico clima della cultura fascista, immergendosi in un nuovo mondo. Scrive Dante Isella in un saggio sull'autore: «da una parte la lingua dell'imposizione totalitaria e della piccola promozione borghese, dall'altra la lingua della conquista di una cultura e di una civiltà diverse, di un continente sconosciuto e incantatore: è una scelta da cui restare segnati per sempre, con un senso orgoglioso della propria differenza che Fenoglio mantenne per tutta la vita; compiacendosi che lo si considerasse "un irregolare"».

Il partigiano Johnny
Beppe Fenoglio
Einaudi pp. 527 L.18.500

Venerdi 24 novembre presso le Acli di Saronno in vicolo S. Marta, alle ore 21.00 

Michele Mancino.

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