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pubblico da grandi occasioni (si è sfiorato il tutto esaurito) ha assistito ieri sera
alla "prima" stagionale del teatro Impero. Lattenzione non è mai venuta
meno nel corso delle due ore consecutive di spettacolo, nonostante la scarsa
frequentazione del teatro tragico tipica dello spettatore moderno: un risultato da
addebitare in uguale misura allimmortalità dellopera e alla maestria degli
interpreti. Si rivela vincente, dunque, la scommessa del Teatro di Genova, che si affida
al regista Marco Sciaccaluga, allo scenografo Ezio Frigerio e alla costumista Franca
Squarciapino per rappresentare nella modernità un grande testo classico, facendo leva
tanto sulleterna verità delle strutture archetipiche quanto sul carisma degli
attori.
Scenario delle vicende legate allamore
incestuoso di Fedra per il figliastro Ippolito, un sentimento ispirato dalla vendicativa
Venere, è una Trezene ricostruita con grande semplicità e abilità, in particolare per
quanto riguarda lallestimento di uno sfondo luminoso verde-azzurro al di sopra di
una fascia di scogli e per quanto riguarda gli accorgimenti sonori volti a ricreare la
presenza del mare (Nettuno è unaltra divinità fondamentale per lintreccio).
Altrettanto efficace lintervento delle luci nel sottolineare, ad esempio, le
invocazioni di Fedra rivolte al Sole, e delle musiche nel rimarcare alcuni dei momenti
emotivamente più intensi. Particolarmente convincenti Teseo (Carlo Montagna) e Fedra
(Mariangela Melato), mentre forse per la minore riuscita di altre figure e per i rari
momenti di "calo della tensione" si deve chiamare in causa la qualità del testo
stesso, il quale, nonostante lottima resa della traduzione poetica di Giovanni
Raboni, non può non risentire di tutte le ridondanze e le pesantezze connaturate
allo stile barocco di Racine.
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