Ha percorso a piedi migliaia di chilometri per poter stringere la
mano a Umberto Eco e ad altri letterati e matematici. Di più. E' stata proprio lei
a portare a Varese Eco, non prima di aver spiegato ai comuni di mezza Europa che in fondo
siamo una sola nazione, e che Ispra e il suo Ccr é uno dei cuori pulsanti di questa
nazione. Emilie Schiffer (foto sotto), una dolce signora
francese impiegata all'istituto di applicazioni spaziali del Ccr di Ispra, ha intrapreso,
con altri sei compagni, una sorta di marcia europea, partendo il 27 giugno da piazza della
Bastiglia, fino all'arrivo il 14 luglio (la festa nazionale francese) a Ispra. Un cammino quasi ascetico, con un'auto al seguito, che ha fatto tappa in comuni francesi e italiani. Incontri con la stampa locale,
messaggi ecumenici in nome dell'Unione e quindi il gran finale, a Varese, con l'intervento
di Umberto Eco, di Stefano Bartezzaghi (semiologo e apprezzato corsivista di Repubblica),
dello scrittore americano Harry Mathews, di Jacques Roubaud, matematico e scrittore, di
Marcel Benabou, docente parigino di storia antica e di Raffaele Aragona, ingegnere
dell'università di Napoli.
Trecento persone hanno atteso con curiosità l'arrivo di Eco nella
sala napoleonica di Villa Ponti. Gli interventi dei letterati e matematici si sono
susseguiti in tre lingue: italiano, francese e inglese. Aria di cultura europea, quindi. E
un po' anche d'élite. A cominciare dal tema dell'incontro, tutto filosofico: la magnifica regola. Una giornata che ha visto l'impronta del
Ccr di Ispra, nata anche per festeggiare la presidenza francese della Ue. Se l'Europa é
stato il movente di tutta la kermesse, il dibattito si é sviluppato prevalentemente su
temi stilistici e letterari. Emilie Scheffer, l'organizzatrice delle serata, ha accolto i
varesini intervenuti con alcune sue opere figurative in omaggio alla cultura francese, ma
ha anche ricordato ai presenti che Paris e Ispra, sono due anagrammi della stessa parola.
Un giochetto linguistico, al centro, in definitiva, del messaggio della giornata: sono le
parole stesse, con il loro senso, a volte celato, che ci comunicano la nostra appartenenza
a una comune cultura europea.
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