Diminuzione
sì, crollo no. E' questo il risultato di un giro di ricognizione tra i produttori e i
venditori di carni a Varese e dintorni. Quarti e mezzi di bue non se la passano benissimo
in questi giorni. Varese non fa eccezione, anche se una vera fobia, per fortuna, non é
scoppiata. La gente ha però drizzato le orecchie e vuole sapere tutto. Cominciamo da chi
ha avvertito la flessione. Nonostante tutto mantengono il sorriso, i proprietari del
Centro Carni Turati di Induno Olona; il più grande del circondario varesino, con i suoi
1500 quintali di vitelli, bovini, maiali e manzi smistati ogni mese.Fa un freddo secco nella cella con le carcasse degli animali. Che non é stipato come al solito, ma il motivo
non é la mucca pazza, come ci spiega Roberto Turati, bensì la velocità di passaggio
della merce, che deve essere sempre fresca. "Compriamo la carne anche tre volte alla
settimana - ci spiega - e non lasciamo certo fondi di magazzino. Non abbiamo buttato nulla
in questi giorni". La gente vuole sapere la provenienza della carne. "Certo -
risponde - noi acquistiamo quasi tutti i bovini in Italia, da una cooperativa di
produttori veneti; loro hanno un sistema di certificazione e autocontrollo che ci
soddisfa. Il macello si trova vicino Padova". Ecco qualche altro esempio più preciso
delle provenienze. "Il vitello arriva metà da Brescia e metà dall'Olanda, il paese
che ha il prodotto più pregiato. Il maiale arriva tutto dal Piemonte e i polli dal
Veneto". Possiamo parlare di crisi? "Mah, crisi no - dice Turati - ma una
diminuzione del 30% del bovino c'é tutta, insieme a un 10% in meno di vitello e maiale.
In generale direi il 10% dell'intero prodotto". Turati vende all'ingrosso, a
supermercati, macellerie e ristoranti. Se la richiesta diminuisce lui fa meno ordini. E in
quelle celle così fredde un bel manzo non ci resta più di tre o quattro giorni.
Andiamo allora direttamente sui banchi dei venditori al
dettaglio. All'Induno Carni, in via Jamoretti, sulla strada per Varese, il macellaio
lavora come gli altri giorni. L'esercizio acquista la carne all'ingrosso e poi la rivende
al banco carni. E' una sorta di piccolo supermercato. Sul bancone, Felice Rasotto, il
proprietario, ha fatto appendere un certificato. Il consumatore vi può leggere il numero
della bestia, l'età, la data di macellazione, il tipo di alimentazione che ha seguito e
il luogo di macellazione. Che in questo caso é S. Nazzaro, provincia di Novara.
"Compriamo quasi tutto in Piemonte - spiega Rasotto -; sono io che ho scelto questo
macello. Ci vado regolarmente e mi fido. Noi acquistiamo la bestia, poi ci sono i gestori
del macello che mi consigliano questo o quel contadino. Come fa il consumatore a fidarsi?
Con la parola del suo macellaio e guardando la descrizione dell'animale che
esponiamo". Anche secondo Rasotto la Mucca Pazza ha dato un taglio del 30% al consumo
di carne. "Ma é già da un anno che la gente ne mangia di meno" ci dice.
Passiamo nel cuore nobile di Varese, alla macelleria Carlo Turati di corso Matteotti (nessuna parentela con il
centro carni di Induno), da 50 anni fornitori doc della carne al centro del borgo. Dentro
il negozio si respira aria da salotto buono. Le contromisure alla paura partono dalla
lavagnetta, alla cassa: oggi serviamo manzo di Novara, vitello di Padova ecc. Specificare
da dove viene la carne, ecco il saggio consiglio che i venditori di carne hanno fatto
loro. E la gente sembra gradire: il negozio é pieno e le vendite, a sentir loro, non sono
in calo. "Le bestie le compro e le controllo io" ci spiega uno dei proprietari,
mentre taglia la fettina per una signora distinta. "E' tutto certificato, e poi, per
capire come mangia l'animale, ho un metodo infallibile: si guarda lo sterco, lo si prende
in mano". La signora sorride.
Anche i due grandi mega-store alimentari della città hanno fatto i
conti con la Mucca pazza, o chi per essa. Esselunga si è comprata una pagina intera del
quotidiano locale per dire che "i bovini di buona famiglia li riconosci
dall'etichetta". Ovvero: tutto certificato, nessuna paura. "Le vendite non credo
siano in calo - ci dice il vicedirettore del supermercato di Masnago - piuttosto c'é
molta gente che chiede informazioni. La nostra carne proviene da Germania e Irlanda, ma
siamo molto tranquilli sulla qualità. Non avrebbe logica rischiare una vendita di
prodotti dubbi". Stessa musica anche all'Iper. Loro non hanno acquistato pagine di
giornali, per ora, ma l'incasso é comunque salvo: "Non rileviamo problemi - ci
rispondono - con il pubblico. La nostra carne é per la maggiorparte italiana o al massimo
irlandese. E poi c'é l'etichetta che garantisce tutti".
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