| L'Ammnistrazione
comunale di Angera sta prendendo in considerazione "l'opportunità di un eventuale
impugnazione della sentenza emessa dal Tar Lombardia". Così si legge in un
comunicato, che pare aprire in tal modo un nuovo capitolo sulla vicenda del chiosco
"La Noce", gestito dal signor Amedeo Petullo. Una decina di giorni fa era stata emessa la sentenza del Tar, cui il gestore del
chiosco sul lungolago si era appellato per chiedere la revoca della chiusura del locale
decisa dal Comune. Una sentenza favorevole al signor Petullo, che condannava il comune di
Angera anche al pagamento delle spese di causa.
A rappresentare il Comune in questa occasione, l'avvocato
Emanuele Boscolo. E proprio la sua relazione sull'evento sta convicendo l'ammnistrazione.
Ma quali le perplessità dell'avvocato, che potrebbero far inclinare per questa
possibilità?
Diverse sono le considerazioni espresse. Innanzitutto la
decisione del Tar avvenuta in forma semplificata. Una possibilità, per l'avvocato,
consentita solo in caso di manifesta infondatezza del ricorso. "Le questioni - scrive
nella relazione - si presentavano quanto meno problematiche, il Tar avebbe dovuto disporre
specifici accertamenti per verificare la effettiva sussistenza dei presupposti di
esercizio del potere di revoca".
Altra questione su cui punta il dito l'avvocato Boscolo è
il nesso fra la violazione commessa e le conseguenze sul piano sanzionatorio. Per il Tar
il provvedimento comunale era sproporzionato rispetto alla violazione commessa. Giova
ricordare che il locale era stata chiuso per la mancanza di tutti i criteri di
sorvegliabilità. In pratica perchè l'entrata del locale non era ben visibile dalla
strada.
"In tema di pubblici esercizi - spiega a questo
proposito Boscolo - non è possibile alcuna "graduazione" della risposta
ammnistrativa. In pratica all'accertamento dell'insussitenza dei requisiti di
sorvegliabilità, "consegue ex lege la revoca dell'autorizzazione". Poco
importa, nel contesto delle leggi, che si tratti di "una logica senza dubbio
improntata a buon senso", come scrive lo stesso avvocato.
Ad essere quindi contestata da Boscolo quella che il
Tribunale regionale ha definito non congruità del verbale della Questura di Varese con
l'ordinanza emessa. In una parola l'unico provvedimento che l'Ammnistrazione poteva
prendere in seguito all'osservazione della Questura, non tramutata comunque in verbale,
era la revoca. A ciò si aggiunge nelle motivazioni elencate dall'avvocato Boscolo, la non
competenza del Comune ad accertare la sussistenza dei requisiti di sorvegliabilità.
In ultimo "un vizio di ultrapetizione". Secondo
cui la sentenza impiegherebbe argomentazioni e giungerebbe a conclusioni del tutto
estranee rispetto a quelle articolate nel ricorso. Dove invece si faceva riferimento
all'incompetenza del funzionario Caterina Buffardeci e a un difetto di motivazione del provvedimento.
Intanto l'Ammnistrazione comunale di Angera sta ancora
valutando questa opportunità. "Ci stiamo pensando e decideremo" ha detto a
questo proposito il sindaco Giorgio Banfi.
|