| Chissà perché
uno si figura un direttore editoriale come una persona compassata e sussiegosa anche
dall'aspetto. E invece Paolo Tacconi, direttore editoriale di Virgilio.it, il più importante portale d'Italia, è un
giovanotto dall'aspetto scarmigliato che indossa, per intervenire come relatore ad un
convegno organizzato dall'unione industriali varesina, un paio di pantaloni di velluto e
un cardigan di lana a coste marroni. «Sono qui perché ci
sono dei ragazzi» premette mettendo una parola sopra l'altra prima di iniziare la
conversazione «Non sono un animale da conferenze, ma qui ci sono delle persone giovani,
con i quali è facile e piacevole capirsi»
L'occasione varesina di Tacconi, che è nato e vive a Sesto Calende,
è data dal convegno Orientagiovani 2000, la giornata di orientamento organizzata
dall'unione industriali che quest'anno affronta in maniera più approfondita il mondo di
internet. E i giovani, si sa, stanno subendo il fascino di questo nuovo mezzo.
Cosa è venuto a raccontare loro Paolo Tacconi?
«Ho raccontato la storia di un loro coetaneo, inventore di un software che ora utilizza
anche Virgilio. L'ha inventato che aveva 17 anni e ora, che ne ha diciannove, è a capo
della sua società»
Sembra un incitamento a non studiare e a cercare fortuna
altrove...
«Niente affatto: tant'è vero che il ragazzo di cui parlo nel frattempo ha continuato a
studiare. La verità è che per lavorare in Internet bisogna studiare, e tanto. Internet
non è affatto un ipermondo fantastico senza regole. Le regole le ha, eccome: tutte quelle
del mondo normale. Il mondo del lavoro legato alla rete ha magari qualche opportunità in
più, come un maggiore spazio per i giovani, la possibilità di fare carriera rapidamente,
un ambiente destrutturato. Ma ha anche delle difficoltà maggiori: è un mondo infatti che
cambia continuamente, per cui bisogna essere continuamente preparati. E' roba da
maratoneti, da gente che si sa mantenere concentrata sull'obiettivo di fronte a qualunque
ostacolo. Proprio per questo non si può prescindere da una robusta formazione scolastica
di tipo classico. Insomma bisogna imparare bene a leggere, a scrivere, a fare di conto,
per poter affrontare un mondo come quello di internet»
Sembrano banalità...
«E non lo sono. La mia principale lotta quotidiana è con i refusi e con gli errori di
grammatica. In internet non ci si può permettere di essere imprecisi, perché l'utente
legge ciò che hai scritto in qualunque momento, anche a distanza di mesi,
"becca" subito l'errore e giudica in base a quella sola pagina che ha trovato
nel corso della sua ricerca. E te lo fa notare».
Cosa serve per cominciare a lavorare in internet?
«Può sembrare un paradosso, ma ora non si può entrare nel mondo del lavoro senza prima
avere lavorato. Un lavoro qualunque: il cameriere, il facchino, qualunque cosa che si
possa fare senza impegno. Delle esperienze precedenti anche piccole e molto diverse da
quello che si vuole fare nella vita sono importantissime dal punto di vista relazionale.
Insegnano infatti a spiegarti con delle persone conosciute, ad avere a che fare con
persone che non ti conoscono, che non hanno nessun interesse a te o al contrario ne hanno
troppo, ti permettono insomma di imparare a far conoscere meglio le tue idee conoscendo le
persone a cui dovrai spiegarle»
Lei descrive il mondo di Internet al contrario di come lo
immagina la maggior parte della gente, che lo vede come luogo di isolamento dove si perde
il senso delle relazioni vere, e invece dalla sua descrizione sembra un mondo dove le
relazioni sono importantissime, persino vitali...
«Ma è così. Internet è una attività prevalentemente metropolitana, è un mondo aperto
che ha necessità di vivere di scambi: non si può vivere troppo nel particolare, bisogna
essere in grado di spaziare continuamente, di ritrovarsi in situazioni inaspettate. La
cosa peggiore, e la meno produttiva per la propria vita, è invece passare la propria
esistenza dentro ad un tunnel, dentro il quale anche Internet può rientrare, se lo si usa
come sostituto della vita reale. Ma che non è nello spirito di Internet».
Lei ha avuto un dialogo attivo con la sala. Qual è la
migliore domanda che ha sentito?
«Mi hanno detto: "lei ha insistito molto sull'importanza di essere
eccellenti: ma che cosa ne è degli altri?" La domanda è molto bella perché
permette di precisare un concetto: non è necessario essere eccellenti in generale per
avere buoni risultati nel lavoro, bisogna avere in testa il concetto dell'eccellenza, che
è un'altra cosa. Se io cucio un vestito con in testa l'idea di eccellenza, so che non
devo lasciare fili pendenti. Non ho bisogno di essere un fisico nucleare per farlo: ma se
sto cucendo un vestito, so che non devo lasciare fili pendenti. E' il contrario del
pressapochismo, un concetto che va abolito in lavori come questi».
Quali sono le figure professionali più richieste per internet?
«In generale, le figure di cui c'è più bisogno sono tecnici. Ma di quelli davvero
bravi, che sono merce rara. Poi in realtà c'è bisogno di tutto: redattori, grafici
e molto altro»
Non è che, per caso, tutti i ragazzi che ora stanno studiando
informatica, attirati anche dalle possibilità di lavorare nel settore, fra qualche hanno
si troveranno in mano una specializzazione che non serve più o che non ha più così
grandi potenzialità di assunzione come ora?
«No, soprattutto di tecnici ce ne sarà sempre bisogno, anche in futuro: piuttosto essi
hanno bisogno di continuo aggiornamento. Un consiglio per chi sta studiando è infatti
quello di specializzarsi comunque nel sistema operativo più in voga al momento:
costituisce comunque una buona base da cui partire per ogni ulteriore
evoluzione».
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