Scientificamente il suo nome è Araucaria araucana, comunemente
conosciuto come Pino delle Ande o del Cile, specie piuttosto frequente nei giardini di
Varese. Quella di via Zara era un'araucaria, con oltre cento primavere sulla corteccia. Il
suo abbattimento era stato autorizzato insieme alla concessione edilizia per la
ristrutturazione e l'ampliamento di uno stabile che si trovava al numero tre di quella
via. Un provvedimento che aveva portato alle dimissioni, poi
rientrate, dell'assessore al verde pubblico Vittorio Maroni, perché non interpellato dai
dirigenti del suo Ufficio, che quell'abbattimento avevano autorizzato. Ora il colpo di scena. L'ufficio di controllo edilizio del Comune di
Varese ha sospeso i lavori dello stabile di via Zara, perché c'è una "palese
difformità in ordine alla rappresentazione dello stato dei luoghi peculiarmente in ordine
al posizionamento dell'araucaria ed alla sua distanza dal corpo di fabbrica e che tale
situazione potrebbe aver indotto la pubblica amministrazione in errore in sede di
emanazione delle autorizzazioni".
Tradotto questo significa che gli elaborati grafici, cioè
i disegni e i progetti che riproducevano i luoghi dove si dovevano svolgere i
lavori, presentati in agosto e in ottobre dalla proprietà, la società Tam
s.a.s. di Cunardo, all'attività Concessioni edilizie e all'attività Verde
pubblico, sarebbero diversi tra loro. Particolare che avrebbe potuto indurre in
errore e quindi creare una falsa rappresentazione della realtà nell'amministrazione, in
base alla quale la stessa avrebbe poi concesso l'autorizzazione all'abbattimento. Ad
escludere l'ipotesi del dolo, da parte della Tam s.a.s,. vi sarebbe il riconoscimento di
questa difformità da parte della proprietà, già nella richiesta di abbattimento
fatta in ottobre, all'attività io Verde pubblico. Ma se così fosse perché quest'ultimo
l'avrebbe concessa?
Il Comune ha dunque aperto un procedimento amministrativo
per fare chiarezza sull'accaduto e disposto l'immediata sospensione di ogni attività nel
cantiere di via Zara.
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