| «Pur
non essendo materia di espressa competenza provinciale, abbiamo voluto organizzare questo
incontro per raggruppare attorno an un tavolo le diverse parti interessate alla questione
del ponte sul fiume Tresa». E' questo il senso del discorso introduttivo che il
presidente della Provincia di Varese Massimo Ferrario ha pronunciato in apertura
dell'incontro voluto dalla Lega Nord in occasione delle recenti polemiche in merito al
possibile abbattimento del ponte di Lavena, con relativo spostamento del valico in
località Madonnone, nel comune di Cadegliano Viconago. Diverse le autorità presenti nella palestra delle scuole di Lavena adibita per
l'occasione a sala riunioni: oltre a Ferrario sedevano tra i relatori i sindaci dei
quattro comuni interessati in qualche modo alla vicenda: le due Ponte Tresa, Cadegliano
Viconago e Groglio, oltre al presidente della Comunità Montana Valganna e Valmarchirolo
Paolo Sartorio.
Da parte svizzera sedevano due responsabili del Dipartimento del Territorio, l'avvocato
Malfanti e l'ingenier Gorla, oltre all'Onorevole Righinetti, deputato al parlamento
Ticinese.
Nel riassumere il quadro generale della serata è possibile
notare una sostanziale carenza da parte italiana di progetti e studi riferibili al
possibile impatto sul traffico che deriverebbe dallo spostamento per intero dell'asse
viabilistico presso il Madonnone. I tecnici elvetici presenti alla riunione hanno difatti
sottolineato la totale assenza di studi in tal senso mossi dalle autorità italiane, e
ritenuti opportune allo stato dei fatti solo se posti di fronte ad un'assenza di
veto a priori in merito al possibile abbattimento del viadotto.
Non sono mancati momenti di polemica quando il primo cittadino di Ponte Tresa svizzera
Grandi ha definito «scorretto» il comportamento del sindaco di Lavena Mina in merito
all'assenza di una precisa volontà di dar vita ad uno studio di fattibilità sulla
variante di valico (variante alla SS233 della Valganna necessaria qualora
l'apertura al Madonnone divenisse realtà ndr) del costo complessivo di 350.000
Fsw e già emersa nel corso del consiglio comunale di martedì scorso tra i banchi
dell'opposizione; l'ipotesi della variante è stata auspicata anche dal Presidente della
Comunità Montana Valganna e Valmarchirolo Sartorio che nel corso del suo intervento ha
profilato l'opportunità della ricostruzione del ponte mediante un'opera d'architettura in
modo tale da apportare un rilancio turistico della zona.
Nel corso della serata è intervenuto anche il deputato
ticinese Righinetti il quale, pur affermando di «non potersi schierare contro il PVL»
(piano viabilistico del Luganese) ha sottolineato l'importanza del parere popolare in
merito a opere di questo genere; questa posizione è stata salutata con approvazione anche
dall'intervento del Senatore di AN Pietro Pellicini.
Oltre all'osservazione di Luca Marsico - presidente della
Valceresio e seduto tra il pubblico - in merito alla contrarietà circa l'abbattimento del
ponte, anche diverse persone hanno detto la loro sulla questione dello spostamento del
valico; i presenti - più di un centinaio - hanno convenuto negli loro interventi la ferma
opposizione all'abbattimento del viadotto, mentre è stata accolta in modo positivo
l'ipotesi di sdoppiare il traffico commerciale al Madonnone, così da incanalare quello
turistico presso l'attuale valico.
Dopo lo spazio dedicato alle repliche ai quesiti del
pubblico, il presidente Ferrario ha concluso sottolineando le difficoltà a veder
costruite le opere viarie di cui si è accennato nel corso dell'incontro a causa della
costante mancanza di fondi da parte dell'ANAS e della Provincia, verso la quale diverse
sono le deleghe regionali in materia viabilistica alle quali l'ente dovrà in futuro far
fronte; un primo risultato di importanza fondamentale - secondo Ferrario - è stato
tuttavia nel corso della serata quello raggiunto dalle varie componenti della Regio
Insubrica che hanno cercato congiuntamente di dare soluzione ad un problema comune.
|