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Ore 10.25.48
Giorno
07/06/07
Cambio di vertici alla segreteria provinciale del PPI
Varese - Si è concluso con un risultato già ampiamente previsto il congresso provinciale del PPI che doveva eleggere il nuovo segretario 
Il congresso del PPI ratifica Paolo Rossi come nuovo segretario

Paolo Rossi, varesino, 42 anni, è il nuovo segretario del Partito Popolare: nel pomeriggio di domenica il congresso ha ratificato un risultato già ampiamente previsto, non foss’altro per il fatto che era l’unico candidato, ricevendo consensi dall’89% per cento dei votanti.

Rossi è attualmente consigliere comunale a Masciago Primo ed è stato negli anni ottanta consigliere di maggioranza al comune di Varese, dove è stato anche presidente della commissione cultura sotto la giunta Bronzi. "Però io ero pulito, sennò a quest'ora sarei ingabbiato" ci tiene spiritosamente a precisare, visto che molte persone dell'epoca sono state coinvolte nelle molte tangentopoli scoppiate. Allora lui era un ragazzo, segretario provinciale dei giovani DC: nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se l'impegno, magari in maniera più sotterranea, non è venuto meno. Nel frattempo Paolo Rossi ha lavorato oltre dieci anni all'associazione commercianti varesina di cui ora è funzionario, si è sposato e ha avuto un figlio che ora ha nove anni. E ora è segretario provinciale del partito in cui ha militato da sempre e succede, in perfetta armonia, a Luca Perfetti.

Quale saranno ora le sue prime mosse da neosegretario? «L’obiettivo emerso dal congresso è quello di creare un centro all’interno del centro sinistra. La coalizione non ha un centro forte, e quello che vogliamo fare è quindi lavorare, con lealtà, alla sua costruzione, attraverso il rafforzamento della Margherita anche in provincia. Un progetto che trova l’accordo anche dei Diessini, consci del fatto che nella coalizione di centro sinistra un centro debole indebolisce tutta la coalizione"

Come si svolgerà il vostro lavoro?
«Innanzitutto partendo da ciò che abbiamo: la nostra visibilità politica è quella che è, ma noi abbiamo in provincia 60 sezioni e circa mille iscritti, oltre a molti rappresentanti nelle amministrazioni. È chiaro che sarà prioritario per noi dialogare con il mondo che esprimono le 60.000 aziende iscritte in camera di commercio. Ma prestiamo attenzione anche alle sacche di povertà che in questa provincia esistono, e non perderemo di vista la questione Malpensa, la faccenda del termodistruttore e il problema della criminalità. Un problema quest’ultimo molto delicato: il partito popolare ha nel dna la cultura dell’accoglienza, ma questa non può sfociare nel buonismo a tutti i costi. Posto il fatto che la criminalità non è legata necessariamente all’immigrazione extracomunitaria, una maggiore regolamentazione dell’immigrazione può aiutare ad avere in provincia un minor numero di disperati che delinquono»

Cosa ne pensa della manovra di D’Antoni?
«Noi condividiamo molte delle cose che dice D’Antoni, e ne condividiamo molto spesso proprio i contenuti. Ma non condividiamo il modo con cui lui vuole mettere in pratica le cose che dice: non stando né a destra né a sinistra, si infila in un limbo pericoloso, dove perdipiù è molto grande la forza gravitazionale del polo delle libertà. Siamo comunque interessatissimi a dialogare con chi segue questo progetto»

Quali segnali ha ricevuto dal congresso che l’ha eletto segretario?
«Quello più forte è un invito a tornare a parlare con la periferia del partito. In questi ultimi tempi gli iscritti qualche volta si sono sentiti un po’ soli: così è mio impegno ricominciare a verificare con loro anche quelli che sembrano piccoli problemi, ma che  colpiscono più in particolare gli interessi della gente. Un altro segnale invece l'ho desunto guardando i partecipanti al congresso. Ci sono di nuovo molti giovani al lavoro in questo partito, e di valore: sono qualificati e spesso già impegnati nelle amministrazioni locali».

Stefania Radman

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