| Paolo Rossi, varesino, 42 anni, è il nuovo segretario del Partito Popolare:
nel pomeriggio di domenica il congresso ha ratificato
un risultato già ampiamente previsto, non fossaltro per il fatto che era
lunico candidato, ricevendo consensi dall89% per cento dei votanti.
Rossi è attualmente consigliere comunale a Masciago Primo ed è stato negli anni
ottanta consigliere di maggioranza al comune di Varese, dove è stato anche presidente
della commissione cultura sotto la giunta Bronzi. "Però io
ero pulito, sennò a quest'ora sarei ingabbiato" ci tiene spiritosamente a precisare,
visto che molte persone dell'epoca sono state coinvolte nelle molte tangentopoli
scoppiate. Allora lui era un ragazzo, segretario provinciale dei giovani DC: nel frattempo
ne è passata di acqua sotto i ponti, anche se l'impegno, magari in maniera più
sotterranea, non è venuto meno. Nel frattempo Paolo Rossi ha lavorato oltre dieci anni
all'associazione commercianti varesina di cui ora è funzionario, si è sposato e ha avuto
un figlio che ora ha nove anni. E ora è segretario provinciale del partito in cui ha
militato da sempre e succede, in perfetta armonia, a Luca Perfetti.
Quale saranno ora le sue prime mosse da neosegretario? «Lobiettivo emerso dal congresso è quello di creare un centro
allinterno del centro sinistra. La coalizione non ha un centro forte, e quello che
vogliamo fare è quindi lavorare, con lealtà, alla sua costruzione, attraverso il
rafforzamento della Margherita anche in provincia. Un progetto che trova laccordo
anche dei Diessini, consci del fatto che nella coalizione di centro sinistra un centro
debole indebolisce tutta la coalizione"
Come si svolgerà il vostro lavoro?
«Innanzitutto partendo da ciò che abbiamo: la nostra
visibilità politica è quella che è, ma noi abbiamo in provincia 60 sezioni e circa
mille iscritti, oltre a molti rappresentanti nelle amministrazioni. È chiaro che sarà
prioritario per noi dialogare con il mondo che esprimono le 60.000 aziende iscritte in
camera di commercio. Ma prestiamo attenzione anche alle sacche di povertà che in questa
provincia esistono, e non perderemo di vista la questione Malpensa, la faccenda del
termodistruttore e il problema della criminalità. Un problema questultimo molto
delicato: il partito popolare ha nel dna la cultura dellaccoglienza, ma questa non
può sfociare nel buonismo a tutti i costi. Posto il fatto che la criminalità non è
legata necessariamente allimmigrazione extracomunitaria, una maggiore
regolamentazione dellimmigrazione può aiutare ad avere in provincia un minor numero
di disperati che delinquono»
Cosa ne pensa della manovra di DAntoni?
«Noi condividiamo molte delle cose che dice DAntoni, e ne condividiamo molto spesso
proprio i contenuti. Ma non condividiamo il modo con cui lui vuole mettere in pratica le
cose che dice: non stando né a destra né a sinistra, si infila in un limbo pericoloso,
dove perdipiù è molto grande la forza gravitazionale del polo delle libertà. Siamo
comunque interessatissimi a dialogare con chi segue questo progetto»
Quali segnali ha ricevuto dal congresso che lha eletto segretario?
«Quello più forte è un invito a tornare a parlare con la periferia del partito. In
questi ultimi tempi gli iscritti qualche volta si sono sentiti un po soli: così è
mio impegno ricominciare a verificare con loro anche quelli che sembrano piccoli problemi,
ma che colpiscono più in particolare gli interessi della gente. Un altro segnale
invece l'ho desunto guardando i partecipanti al congresso. Ci sono di nuovo molti giovani
al lavoro in questo partito, e di valore: sono qualificati e spesso già impegnati nelle
amministrazioni locali».
|