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Ore 12.27.17
Giorno
07/06/07
Varese - Il responsabile del Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti interviene sulla "strategia del silenzio" dell'ente provinciale

Una provincia europea


Nelle numerosissime assemblee che si stanno svolgendo in questi giorni sull’inceneritore che la Provincia vuole localizzare a Caronno Corbellaro, colpisce moltissimo tutti i presenti la strana strategia del silenzio adottata in Provincia.

Viviamo in un paese che da tempo immemorabile si nutre di polemica politica. L’istituzione che viene criticata per un suo progetto normalmente ribatte, controargomenta, si lancia nel dibattito pubblico.

In questo caso c’è stato nell’opinione pubblica una vera e propria valanga di assemblee, manifestazioni, prese di posizione, comunicati, articoli e lettere che hanno violentemente e motivatamente obiettato al progetto della Provincia.

Da quest’ultima, invece, un silenzio irreale, una totale assenza di difese e spiegazioni, che fa presagire non un ripensamento, ma una sovrana insensibilità verso l’opinione pubblica, dietro la trincea di prerogative istituzionali del tutto indifferente alle ragioni del consenso democratico, oltre che del buon senso. Non è solo una questione di ricerca democratica del consenso, di costante rilegittimazione a governare.

Un recente seminario seguito a Milano mi ha dato lo spunto a confrontare quanto avviene nella nostra provincia per i rifiuti con le pratiche e gli orientamenti che si vanno affermando in paesi più evoluti del nostro in tema di politiche ambientali.

Fino a pochi fa politica ambientale significava sostanzialmente regolamentazione : limiti alle emissioni, livelli di attenzione e pericolo, norme tecniche, procedimenti autorizzativi. Le politiche chiamate "command and control" : stabilisci norme e verifica che vengano applicate.

Negli anni più recenti si è aggiunta una vasta gamma di strumenti di ispirazione diversa : valutazioni ambientali (non solo la nota Valutazione di impatto ambientale, ma anche la Valutazione Ambientale Strategica, che si applica a piani, progetti, programmi), accordi volontari, sistemi di gestione ambientali, marchi ed etichettature ecologici, contabilità ambientale. Caratteristiche comuni : essere strumenti di prevenzione del danno ambientale che si fonda sulla responsabilità di chi ne è causa con ruoli diversi (produttori, consumatori, amministratori pubblici), sulla condivisione di obiettivi di correzione e su impegni assunti formalmente. Condizioni essenziali : partecipazione, che non esclude il conflitto, e concertazione. La stessa nostra legge nazionale sui rifiuti (il Decreto Ronchi) risente di questa influenza culturale abbracciando il principio della "responsabilità condivisa".

A ben vedere non si sta parlando solo di questioni ambientali; il concetto di sviluppo sostenibile, compatibile cioè con la preservazione del capitale naturale, è sì sviluppo ambientale, ma anche economico, sociale e culturale. Basta scorrere l’elaborazione più recente di organismi come le Nazioni Unite, l’OCSE, l’Unione Europea, per vedere legati indissolubilmente questi quattro aspetti. E’ ampiamente riconosciuto che la competitività (e la qualità della vita) dei sistemi locali poggia su determinanti intangibili come la cultura, la coesione sociale, il clima di fiducia, i comportamenti cooperativi, la fitta trama dell’associazionismo. Ne è traccia evidente la ricca strumentazione composta da patti territoriali, patti per lo sviluppo, accordi di programma, strategie di concertazione.

Anche nella nostra provincia mi sembra diffusa la consapevolezza che le sfide della globalizzazione non si vincono se non si è capaci di "fare sistema". Questi processi richiedono nuove attitudini a tutti gli attori: mettersi in gioco, confrontarsi con punti di vista diversi per trovare terreni d’intesa e di accordo, essere capaci di innovazione.

Anche l‘Amministrazione Pubblica è chiamata ad una rivoluzione silenziosa, ma non meno radicale : diventare protagonista del sistema locale, essere catalizzatore di processi di cooperazione e concertazione delle forze sociali, assumendo un atteggiamento proattivo e riorganizzando la propria struttura, con la rilocalizzazione dei poteri e la costante attenzione sulla responsabilità. E’ la strada scelta da molti nostri partner europei, dove, ad esempio, sono diffusi in larga misura strumenti come le Agende 21 locali e le certificazioni ambientali ISO ed EMAS.

Nel nostro piccolo esempio dei rifiuti abbiamo cercato di apprendere ed applicare la lezione dell’Europa : tra le molte proposte che abbiamo avanzato, quella di un "tavolo di concertazione" tra le espressioni associate delle imprese, dei cittadini, e della Pubblica amministrazione, per giungere a definire obiettivi condivisi, coordinare i comportamenti ed assumere impegni precisi.

Finora da Villa Recalcati, primo destinatario della proposta, solo silenzio. Eppure siamo convinti che la straordinaria mobilitazione di cittadini e Sindaci in assemblee ed incontri rappresenti un grande patrimonio di sensibilità e consapevolezza, un’opportunità da non perdere per amministratori pubblici ed imprese. Sollecitiamo le istituzioni, le forze politiche, le organizzazioni produttive e sindacali a cogliere in quanto avviene in un segmento della nostra vita pubblica, un segnale importante di come si possono affrontare le sfide di una società complessa. Ancora una volta torniamo a dire: non è un problema di Caronno Corbellaro, è un problema di tutta la provincia. 

Dalla finestra di questo singolo problema possiamo intravedere due strade per affrontare i problemi e le sfide della nostra epoca. Una è quella della decisione d’autorità, forte delle prerogative assegnate una volta ogni quattro/cinque anni, con la proclamazione dei risultati elettorali. L’altra è quella del confronto continuo con le forze vive della società, con le nuove possibilità e soluzioni che emergono : è la strada che ci porta in Europa.

Fulvio Fagiani
Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti

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