| Nelle numerosissime assemblee che si stanno svolgendo in questi giorni
sullinceneritore che la Provincia vuole localizzare a Caronno Corbellaro, colpisce
moltissimo tutti i presenti la strana strategia del silenzio adottata in Provincia.
Viviamo in un paese che da tempo immemorabile si nutre di polemica
politica. Listituzione che viene criticata per un suo progetto normalmente ribatte,
controargomenta, si lancia nel dibattito pubblico.
In questo caso cè stato nellopinione pubblica una vera e
propria valanga di assemblee, manifestazioni, prese di posizione, comunicati, articoli e
lettere che hanno violentemente e motivatamente obiettato al progetto della Provincia.
Da questultima, invece, un silenzio irreale, una totale assenza
di difese e spiegazioni, che fa presagire non un ripensamento, ma una sovrana
insensibilità verso lopinione pubblica, dietro la trincea di prerogative
istituzionali del tutto indifferente alle ragioni del consenso democratico, oltre che del
buon senso. Non è solo una questione di ricerca democratica del
consenso, di costante rilegittimazione a governare.
Un recente seminario seguito a Milano mi ha dato lo spunto a
confrontare quanto avviene nella nostra provincia per i rifiuti con le pratiche e gli
orientamenti che si vanno affermando in paesi più evoluti del nostro in tema di politiche
ambientali.
Fino a pochi fa politica ambientale significava sostanzialmente
regolamentazione : limiti alle emissioni, livelli di attenzione e pericolo, norme
tecniche, procedimenti autorizzativi. Le politiche chiamate "command and
control" : stabilisci norme e verifica che vengano applicate.
Negli anni più recenti si è aggiunta una vasta gamma di strumenti di
ispirazione diversa : valutazioni ambientali (non solo la nota Valutazione di impatto
ambientale, ma anche la Valutazione Ambientale Strategica, che si applica a piani,
progetti, programmi), accordi volontari, sistemi di gestione ambientali, marchi ed
etichettature ecologici, contabilità ambientale. Caratteristiche
comuni : essere strumenti di prevenzione del danno ambientale che si fonda sulla
responsabilità di chi ne è causa con ruoli diversi (produttori, consumatori,
amministratori pubblici), sulla condivisione di obiettivi di correzione e su impegni
assunti formalmente. Condizioni essenziali : partecipazione, che non esclude il conflitto,
e concertazione. La stessa nostra legge nazionale sui rifiuti
(il Decreto Ronchi) risente di questa influenza culturale abbracciando il principio della
"responsabilità condivisa".
A ben vedere non si sta parlando solo di questioni ambientali; il
concetto di sviluppo sostenibile, compatibile cioè con la preservazione del capitale
naturale, è sì sviluppo ambientale, ma anche economico, sociale e culturale. Basta scorrere lelaborazione più recente di organismi come le Nazioni
Unite, lOCSE, lUnione Europea, per vedere legati indissolubilmente questi
quattro aspetti. E ampiamente riconosciuto che la
competitività (e la qualità della vita) dei sistemi locali poggia su determinanti
intangibili come la cultura, la coesione sociale, il clima di fiducia, i comportamenti
cooperativi, la fitta trama dellassociazionismo. Ne è
traccia evidente la ricca strumentazione composta da patti territoriali, patti per lo
sviluppo, accordi di programma, strategie di concertazione.
Anche nella nostra provincia mi sembra diffusa la consapevolezza che le
sfide della globalizzazione non si vincono se non si è capaci di "fare
sistema". Questi processi richiedono nuove attitudini a
tutti gli attori: mettersi in gioco, confrontarsi con punti di vista diversi per trovare
terreni dintesa e di accordo, essere capaci di innovazione.
Anche lAmministrazione Pubblica è chiamata ad una rivoluzione
silenziosa, ma non meno radicale : diventare protagonista del sistema locale, essere
catalizzatore di processi di cooperazione e concertazione delle forze sociali, assumendo
un atteggiamento proattivo e riorganizzando la propria struttura, con la rilocalizzazione
dei poteri e la costante attenzione sulla responsabilità. E
la strada scelta da molti nostri partner europei, dove, ad esempio, sono diffusi in larga
misura strumenti come le Agende 21 locali e le certificazioni ambientali ISO ed EMAS.
Nel nostro piccolo esempio dei rifiuti abbiamo cercato di apprendere ed
applicare la lezione dellEuropa : tra le molte proposte che abbiamo avanzato, quella
di un "tavolo di concertazione" tra le espressioni associate delle imprese, dei
cittadini, e della Pubblica amministrazione, per giungere a definire obiettivi condivisi,
coordinare i comportamenti ed assumere impegni precisi.
Finora da Villa Recalcati, primo destinatario della proposta, solo
silenzio. Eppure siamo convinti che la straordinaria
mobilitazione di cittadini e Sindaci in assemblee ed incontri rappresenti un grande
patrimonio di sensibilità e consapevolezza, unopportunità da non perdere per
amministratori pubblici ed imprese. Sollecitiamo le istituzioni,
le forze politiche, le organizzazioni produttive e sindacali a cogliere in quanto avviene
in un segmento della nostra vita pubblica, un segnale importante di come si possono
affrontare le sfide di una società complessa. Ancora una volta
torniamo a dire: non è un problema di Caronno Corbellaro, è un problema di tutta la
provincia.
Dalla finestra di questo singolo problema possiamo
intravedere due strade per affrontare i problemi e le sfide della nostra epoca. Una è quella della decisione dautorità, forte delle prerogative
assegnate una volta ogni quattro/cinque anni, con la proclamazione dei risultati
elettorali. Laltra è quella del confronto continuo con le
forze vive della società, con le nuove possibilità e soluzioni che emergono : è la
strada che ci porta in Europa.
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