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Ore 16.24.28
Giorno
07/06/07
Varese - Sdegnarsi per un albero abbattuto? Ci sono occasioni ben più serie
Guidali, Ferrario e lo 
psicodramma dell'araucaria

Abbiamo corso il rischio (e forse lo corriamo ancora) che la settimana alle spalle venga ricordata per lo psicodramma dell'araucaria e per la relativa baruffa politica. In realtà ci sono esplosi sotto il naso un paio di casi che forse è bene non consegnare tanto in fretta al dimenticatoio. Ma prima un passo indietro sull'araucaria a beneficio di chi si fosse perduto la vicenda. Durante i lavori di ristrutturazione di una villa in via Zara a Varese, cade sotto la scure di incauti giardinieri un raro esemplare di albero, l'araucaria, appunto; abbattimento, si scoprirà poi, autorizzato da funzionari del Comune. Volano subito gli stracci, il cuore di Vittorio Maroni, assessore al verde pubblico nonché botanico, sanguina: presenta immediata lettera di dimissioni, poi rientrata dopo 48 ore, vengono posti i sigilli al cantiere, parte la caccia al colpevole. Contemporaneamente sul colle di Villa Ponti si compie la sorte di Dario Guidali, presidente della Camera di Commercio. Per 45 giorni Guidali ha resistito a una congiura di palazzo tesa da alcune associazioni (industriali, artigiani, commercianti) che ne chiedevano la testa, tenendo tuttavia pervicacemente nascostre la ragioni di questo attegiamento. "Spiegatemi perché e un minuto dopo mi dimetto" ha ripetuto per 45 giorni il presidente. Finchè nel chiuso di Villa Ponti il consiglio dell'ente si riunisce e piega la resistenza di Guidali. Come mai? <Nel documento finale c'è scritto che il mio comportamento non ha mai violato la legge>. Tutto qui: il perché delle dimissioni resterà un mistero. Lo stesso giorno si apre a palazzo di giustizia il processo a carico di Massimo Ferrario presidente della Provincia. E' stato rinviato a giudizio per una assunzione che si sospetta "di comodo" presso l'azienda della moglie. Assunzione grazie alla quale la Provincia gli avrebbe versato sostanziosi contributi previdenziali. Ferrario si difende più o meno così: <La legge me lo consente>. Insoma, ammette la "furbata" ma dice che non è reato. Cosa hanno in comune - di preoccupante - la vicenda Guidali e il caso Ferrario? L'assoluta opacità di comportamento da parte della classe dirigente di questa provincia. La Camera di Commercio (o meglio le associazioni in essa rappresentate) si è comportata come se l'ente fosse una proprietà privata, governato da un consiglio d'amministrazione, dimenticando che esso gestisce soldi e servizi pubblici: nessun rispetto viene invece riservato alla pubblica opinione, i processi decisionali restano chiusi nelle segrete stanze del potere. Stesso discorso per Ferrario: l'unico limite al suo comportamento è la legge. La nostra confusa memoria di liceali ci impedisce di ricordare chi pronunciò la frase "Non tutto ciò che è lecito è anche morale" ma ci sembra vada a pennello per questa situazione. Speravamo che il tramonto della prima repubblica portasse via con sé - assieme a tante eredità scomode - anche questa concezione del potere che risponde solo a se stesso, senza trarre forza dal consenso o dalla critica ma solo da una posizione di privilegio. Non ci pare che quanto raccontato finora vada in questa direzione. La nuova etica delle classi dirigenti tarda a manifestarsi. Troppo facile, allora, sdegnarsi per l'araucaria, per un povero albero maldesatramente segato; si riservino indignazioni, dimissioni e sanzioni a più nobili cause. Per il bene di tutti.

Claudio Del Frate

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