| Abbiamo corso il rischio (e forse lo corriamo ancora) che la settimana alle
spalle venga ricordata per lo psicodramma dell'araucaria e per la relativa baruffa
politica. In realtà ci sono esplosi sotto il naso un paio di casi che forse è bene non
consegnare tanto in fretta al dimenticatoio. Ma prima un passo indietro sull'araucaria a
beneficio di chi si fosse perduto la vicenda. Durante i lavori di ristrutturazione di una
villa in via Zara a Varese, cade sotto la scure di incauti giardinieri un raro esemplare
di albero, l'araucaria, appunto; abbattimento, si scoprirà poi, autorizzato da funzionari
del Comune. Volano subito gli stracci, il cuore di Vittorio Maroni, assessore al verde
pubblico nonché botanico, sanguina: presenta immediata lettera di dimissioni, poi
rientrata dopo 48 ore, vengono posti i sigilli al cantiere, parte la caccia al colpevole.
Contemporaneamente sul colle di Villa Ponti si compie la sorte di Dario Guidali,
presidente della Camera di Commercio. Per 45 giorni Guidali ha resistito a una congiura di
palazzo tesa da alcune associazioni (industriali, artigiani, commercianti) che ne
chiedevano la testa, tenendo tuttavia pervicacemente nascostre la ragioni di questo
attegiamento. "Spiegatemi perché e un minuto dopo mi dimetto" ha ripetuto per
45 giorni il presidente. Finchè nel chiuso di Villa Ponti il consiglio dell'ente si
riunisce e piega la resistenza di Guidali. Come mai? <Nel documento finale c'è scritto
che il mio comportamento non ha mai violato la legge>. Tutto qui: il perché delle
dimissioni resterà un mistero. Lo stesso giorno si apre a palazzo di giustizia il
processo a carico di Massimo Ferrario presidente della Provincia. E' stato rinviato a
giudizio per una assunzione che si sospetta "di comodo" presso l'azienda della
moglie. Assunzione grazie alla quale la Provincia gli avrebbe versato sostanziosi
contributi previdenziali. Ferrario si difende più o meno così: <La legge me lo
consente>. Insoma, ammette la "furbata" ma dice che non è reato. Cosa hanno
in comune - di preoccupante - la vicenda Guidali e il caso Ferrario? L'assoluta opacità
di comportamento da parte della classe dirigente di questa provincia. La Camera di
Commercio (o meglio le associazioni in essa rappresentate) si è comportata come se l'ente
fosse una proprietà privata, governato da un consiglio d'amministrazione, dimenticando
che esso gestisce soldi e servizi pubblici: nessun rispetto viene invece riservato alla
pubblica opinione, i processi decisionali restano chiusi nelle segrete stanze del potere.
Stesso discorso per Ferrario: l'unico limite al suo comportamento è la legge. La nostra
confusa memoria di liceali ci impedisce di ricordare chi pronunciò la frase "Non
tutto ciò che è lecito è anche morale" ma ci sembra vada a pennello per questa
situazione. Speravamo che il tramonto della prima repubblica portasse via con sé -
assieme a tante eredità scomode - anche questa concezione del potere che risponde solo a
se stesso, senza trarre forza dal consenso o dalla critica ma solo da una posizione di
privilegio. Non ci pare che quanto raccontato finora vada in questa direzione. La nuova
etica delle classi dirigenti tarda a manifestarsi. Troppo facile, allora, sdegnarsi per
l'araucaria, per un povero albero maldesatramente segato; si riservino indignazioni,
dimissioni e sanzioni a più nobili cause. Per il bene di tutti.
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