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Ore 16.24.32
Giorno
07/06/07
Sesto Calende - Battarino, Bonomi e Pellicini: il magistrato, l'avvocato e il legislatore parlano di giustizia. Molte le ombre delineate nel confronto sulle tematiche attuali e gli spiragli di luce solo nelle proposte
Quali proposte per le migliaia di pratiche sul tavolo del pm

I cittadini italiani sono forse più litigiosi di altri. Le autorità intermedie tendono a demandare, più a che prevenire. E sulla scrivania del magistrato si accumulano 4200 casi di vita, delle più svariate specie. Il tempo totale che il pubblico ministero può dedicare a ciascuna di esse è di ventiquattro minuti.

Metti un avvocato, un magistrato e un legislatore attorno ad un tavolo e il confronto sulla giustizia può far giungere a questa sintesi. A discutere di questa materia e a delinearne luci e ombre, sono stati ieri sera l'avvocato Giuseppe Bonomi, il pubblico ministero Giuseppe Battarino e l'onorevole Piero Pellicini di Alleanza nazionale. L'incontro, svoltosi presso la sala conferenze del municipio, è stato organizzato dal Polo civico per Sesto Calende, che ha posto il tema della giustizia nel programma delle sue attività, per la cui promozione è attiva anche l'associazone culturale "Leonardo da Vinci".

E se i poli della discussione dovevavno essere le luci e le ombre della giustizia, di certo molto spazio è stato dato a queste ultime. Di eufemismo, addirittura, ha parlato Bonomi. "Più che di ombre infatti, bisognerebbe parlare di buio". Queste le battute. Ma nella delineazione delle problematiche più attuali, uno spazio meno dichiarato per le proposte c'è stato. E anche una conclusione, che ha ricevuto il consenso unanime dei tre relatori. 

"Certe centralità nell'amministrazione della giustizia andrebbero riviste". Questa la dichiarazione finale del pm. Al di là delle sfumature, questa è anche la conclusione che ha trovato concordi Pellicini e Bonomi. 

Le riforme e il processo penale. Non potevano non essere centrali. Quali i limiti individuati da Bonomi. Le carenze strutturali, l'assenza di una programmazione, la schizofrenia del legislatore, che ne vanifica e ne svilisce la portata e infine la carenza delle risorse economiche. "La sete di giustizia - ha spiegato l'avvocato - non è soddisfatta se ci si limita a riformare solo i procedimenti processulai. Manca l'analisi del diritto sostanziale". 

Adeguamento dei reati alla realtà attuale, certezza della pena, estensione della depenalizzazione, e ancora la definizione di termini perentori per il dissequestro, per le indagini preliminari. Se si rovesciano quelle che l'avvocato Bonomi ha definito come ombre, il risultato è l'imput per una abbondante serie di proposte pratiche, fra cui anche la necessità di informatizzare archivi e rendere depositabili le pratcihe elettronicamente.

"La riforma del processo penale - ha detto Bonomi - ha dato al pm la possibilità di indagare, ma non gli strumenti". Da qui un uso eccessivo della confessione e l'abuso della custodia cautelare nei reati commessi nella pubblica amministrazione. 

Secco, volutamente provocatorio nei confronti dei realtori e del pubblico - "la colpa è vostra se sulla mia scrivania ci sono quattromiladuecento casi"-, è il pm della procura di Busto Arsizio, Giuseppe Battarino. "Se in quattro ore, terrorizzando magari il violentatore di un bambino di dieci anni, sono riuscito a farlo confessare. Bene c'è pure qualcosa che non va. Io non mi pento".

C'è, e l'intervento del pm lo ha fatto intuire, un ambito in cui agire. Poco generalizzabile, e poco definibile dalle leggi. E c'è anche la deontologia, che in alcuni casi può sostituire le incertezze della legge? Diversi gli spunti messi sul tavolo della discussione. Più immediato Battarino quando parla di organico e di formazione degli enti intermedi. 

"Vogliamo occuparci solo delle cose gravi - ha detto - i magistrati devono essere il contrario di quello che auspicava il ministro Mancuso. Non devono essere eleganti scrittori di sentenze, ma efficaci risolutori di conflitti". E per arrivare a questo non sarebbe male riformare gli accessi alla magistratura e istituire organi appropriati per la soluzione dei diversi conflitti. Nonché istruire una polizia giudiziaria e tutti gli organi che possono filtrare le pratiche che arrivano in procura.

Le carenze sono chiare anche al legislatore. "Devo però dare atto al centrosinistra di avere impostato una problematica - ha detto nel suo intervento il senatore Pellicini, capogruppo nella Commissione difesa - quella di riformare in termini concreti i vari codici". In pratica il tentativo di razionalizzare la giustizia in questi cinque anni c'è stato. E' vero poi che la politica, i climi elettoralistici portano alle strumentalizzazione e a correre dietro ai temi "che un tempo, attribuiti a noi erano definiti forcaioli". "Non si può vivere continuamente nell'emergenza, quello che noi legislatori ci auguriamo è di avere una giustizia certa". 

Catia Spagnolo

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