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Ore 16.24.28
Giorno
07/06/07
Varese - Intervista a Fabio Banfi, direttore sanitario dell'ospedale di Circolo
Il pronto soccorso è un vanto o una croce? 

Investendo in uomini, mezzi, strutture, l’azienda ospedaliera in meno di un anno ha già fatto del Pronto Soccorso un dipartimento d’emergenza che in termini di servizio ai cittadini offre qualità e completezza. Tutto bene allora? Ma nemmeno per sogno: con sconcertante regolarità vediamo il reparto nel mirino della cronaca. Dove è il problema? Lo chiediamo al dottor Fabio Banfi, Direttore Sanitario dell’azienda ospedaliera.

«Rispetto al passato abbiamo fatto molto, dal mese scorso è anche attivata una guardia radiologica dalle 8 alle 20 ed è stata potenziata la reperibilità notturna di medici e tecnici; a breve ci doteremo di uno strumento che renderà possibile ottenere i risultati degli esami di laboratorio in tempi più rapidi, in particolare durante il giorno quando le urgenze interferiscono con l’attività normale del laboratorio di analisi chimico-cliniche, inoltre gli organici sono in via di adeguamento. L’ammodernamento e il forte potenziamento della struttura si coniugano con la presenza in ambito ospedaliero di funzioni specialistiche di elevata qualificazione come neurochirurgia, cardiochirurgia, terapia intensiva neonatale che hanno consentito l’istituzione e l’accreditamento di un dipartimento di emergenza, urgenza e accettazione di alta specialità (EAS). Oggi riceviamo critiche a causa di situazioni organizzative e di relazione con il pubblico da affinare o reimpostare».

Ne parli, è molto importante
«Organizzazione del lavoro: abbiamo rivisitato il modello organizzativo ed è emersa con immediatezza la necessità di dotarci di una équipe di medici appositamente formati, dedicata all’emergenza. Sempre in tema di organizzazione c’è pure da rendere più fluidi i rapporti con gli altri reparti e l’area dei servizi. Stiamo perfezionando anche il triage, ovvero una corretta classificazione dei pazienti secondo l’intensità di cura necessaria. E’ una fase di accoglienza delicata e non a caso prevediamo anche la presenza di un medico per garantire la massima affidabilità alla procedura, si tratta di un passaggio decisivo a causa della massa critica di persone che ogni giorno si presentano e chiedono di essere assistite subito anche quando in realtà manifestano patologie il cui trattamento può essere differito».

Siamo allora a un problema di rapporti, non di qualità del servizio.
«Ho prima inquadrato la situazione generale perché partendo da motivate proteste dei cittadini non si coinvolgesse tutto e tutti indiscriminatamente. Oggi abbiamo un Pronto Soccorso, il secondo in Lombardia per numero di accessi, con standard operativi più che accettabili e se dai 167 mila "passaggi" del 1998 si è arrivati ai 211 mila dello scorso anno è segno che il passaparola per la qualità del servizio medico è stato significativo e che i cittadini non si sono fatti scoraggiare dal problema delle lunghe attese. Tuttavia la massa critica di chi si presenta con problemi di modesta rilevanza clinica è notevole. Che fare? Sicuramente non installare "cavalli di frisia" o introdurre artificiosamente elementi di frattura con la comunità».

Sì, ma si devono registrare meno proteste.
«Se ignoriamo la portata della comunicazione proprio quando essa è un cardine della società, avremo sempre maggiori criticità. Ai cittadini che chiaramente manifestano patologie non da "codice rosso", ma da "codice bianco", dopo il triage i medici, cioè le figure più autorevoli, devono spiegare con chiarezza che la risoluzione della loro problematica può essere differita, cioè potranno essere rivalutati clinicamente dopo una attesa anche di ore, oppure indirizzati in un ambulatorio specialistico o sarà detto loro che potranno tranquillamente rivolgersi al proprio medico curante. Questo fondamentale tipo di comunicazione dovrà essere assunto come regola interna e rappresenta un aspetto non più rinviabile. Se emergeranno ulteriori problemi organizzativi vedremo di risolverli, resta il fatto che a questa insufficienza di comunicazione, in qualche misura fisiologica in una struttura dedicata all’emergenza, si rimedierà in tempi brevi».

A proposito di medici: quelli di base possono avere un ruolo per una migliore soluzione in ambito territoriale dei problemi connessi all’emergenza?
«Sicuramente, si dovrà aprire una concertazione anche con l’ASL per vagliare la possibilità di decentrare sul territorio punti di primo soccorso, sfruttando la rete d’offerta del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica), in sinergia con i medici di medicina generale che, peraltro, hanno da tempo avviato in provincia di Varese efficaci sperimentazioni in tema di associazionismo e medicina di gruppo."

Che cosa la soddisfa di più del rilancio del Pronto Soccorso?
«La qualità delle prestazioni erogate, raggiunta anche attraverso l’integrazione con le altre articolazioni ospedaliere, e l’impegno delle persone che vi lavorano: hanno assunto piena consapevolezza del ruolo strategico che il Pronto Soccorso riveste per l’Azienda e la comunità».

Un Pronto Soccorso aperto a tutti...
«Il Direttore Generale, dottor Lucchina, ha legittimamente fatto un doveroso richiamo a un corretto uso delle strutture ospedaliere: lo condivido dal momento che è la premessa perché si possa garantire equità all’accesso alle stesse. L’Azienda da parte sua ha peraltro il preciso dovere istituzionale di garantire a tutti assistenza, un dovere che supera qualsiasi considerazione sulle modalità di accesso, non possiamo certo classificare i pazienti secondo categorie dello spirito».

Pier Fausto Vedani

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