Investendo in uomini, mezzi, strutture,
lazienda ospedaliera in meno di un anno ha già fatto del Pronto Soccorso un
dipartimento demergenza che in termini di servizio ai cittadini offre qualità e
completezza. Tutto bene allora? Ma nemmeno per sogno: con sconcertante regolarità vediamo
il reparto nel mirino della cronaca. Dove è il problema? Lo chiediamo al dottor Fabio
Banfi, Direttore Sanitario dellazienda ospedaliera.
«Rispetto al passato abbiamo fatto molto,
dal mese scorso è anche attivata una guardia radiologica dalle 8 alle 20 ed è stata
potenziata la reperibilità notturna di medici e tecnici; a breve ci doteremo di uno
strumento che renderà possibile ottenere i risultati degli esami di laboratorio in tempi
più rapidi, in particolare durante il giorno quando le urgenze interferiscono con
lattività normale del laboratorio di analisi chimico-cliniche, inoltre gli organici
sono in via di adeguamento. Lammodernamento e il forte potenziamento della struttura
si coniugano con la presenza in ambito ospedaliero di funzioni specialistiche di elevata
qualificazione come neurochirurgia, cardiochirurgia, terapia intensiva neonatale che hanno consentito
listituzione e laccreditamento di un dipartimento di emergenza, urgenza e
accettazione di alta specialità (EAS). Oggi riceviamo critiche a causa di situazioni
organizzative e di relazione con il pubblico da affinare o reimpostare».
Ne parli, è molto importante
«Organizzazione del lavoro: abbiamo rivisitato il modello organizzativo ed è emersa
con immediatezza la necessità di dotarci di una équipe di medici appositamente formati,
dedicata allemergenza. Sempre in tema di organizzazione cè pure da rendere
più fluidi i rapporti con gli altri reparti e larea dei servizi. Stiamo
perfezionando anche il triage, ovvero una corretta classificazione dei pazienti secondo
lintensità di cura necessaria. E una fase di accoglienza delicata e non a
caso prevediamo anche la presenza di un medico per garantire la massima affidabilità alla
procedura, si tratta di un passaggio decisivo a causa della massa critica di persone che
ogni giorno si presentano e chiedono di essere assistite subito anche quando in realtà
manifestano patologie il cui trattamento può essere differito».
Siamo allora a un problema di rapporti,
non di qualità del servizio.
«Ho prima inquadrato la situazione generale
perché partendo da motivate proteste dei cittadini non si coinvolgesse tutto e tutti
indiscriminatamente. Oggi abbiamo un Pronto Soccorso, il secondo in Lombardia per numero
di accessi, con standard operativi più che accettabili e se dai 167 mila
"passaggi" del 1998 si è arrivati ai 211 mila dello scorso anno è segno che il
passaparola per la qualità del servizio medico è stato significativo e che i cittadini
non si sono fatti scoraggiare dal problema delle lunghe attese. Tuttavia la massa critica
di chi si presenta con problemi di modesta rilevanza clinica è notevole. Che fare?
Sicuramente non installare "cavalli di frisia" o introdurre artificiosamente
elementi di frattura con la comunità».
Sì, ma si devono registrare meno
proteste.
«Se ignoriamo la portata della comunicazione
proprio quando essa è un cardine della società, avremo sempre maggiori criticità. Ai
cittadini che chiaramente manifestano patologie non da "codice rosso", ma da
"codice bianco", dopo il triage i medici, cioè le figure più autorevoli,
devono spiegare con chiarezza che la risoluzione della loro problematica può essere
differita, cioè potranno essere rivalutati clinicamente dopo una attesa anche di ore,
oppure indirizzati in un ambulatorio specialistico o sarà detto loro che potranno
tranquillamente rivolgersi al proprio medico curante. Questo fondamentale tipo di
comunicazione dovrà essere assunto come regola interna e rappresenta un aspetto non più
rinviabile. Se emergeranno ulteriori problemi organizzativi vedremo di risolverli, resta
il fatto che a questa insufficienza di comunicazione, in qualche misura fisiologica in una struttura dedicata
allemergenza, si rimedierà in tempi brevi».
A proposito di medici: quelli di base
possono avere un ruolo per una migliore soluzione in ambito territoriale dei problemi
connessi allemergenza?
«Sicuramente, si dovrà aprire una concertazione anche con lASL per vagliare la
possibilità di decentrare sul territorio punti di primo soccorso, sfruttando la rete
dofferta del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica), in sinergia
con i medici di medicina generale che, peraltro, hanno da tempo avviato in provincia di
Varese efficaci sperimentazioni in tema di associazionismo e medicina di gruppo."
Che cosa la soddisfa di più del
rilancio del Pronto Soccorso?
«La qualità delle prestazioni erogate, raggiunta anche attraverso
lintegrazione con le altre articolazioni ospedaliere, e limpegno delle persone
che vi lavorano: hanno assunto piena consapevolezza del ruolo strategico che il Pronto
Soccorso riveste per lAzienda e la comunità».
Un Pronto Soccorso aperto a tutti...
«Il Direttore Generale, dottor Lucchina, ha
legittimamente fatto un doveroso richiamo a un corretto uso delle strutture ospedaliere:
lo condivido dal momento che è la premessa perché si possa garantire equità
allaccesso alle stesse. LAzienda da parte sua ha peraltro il preciso dovere
istituzionale di garantire a tutti assistenza, un dovere che supera qualsiasi
considerazione sulle modalità di accesso, non possiamo certo classificare i pazienti
secondo categorie dello spirito».
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