| Riceviamo e pubblichiamo Il Governo
ha recentemente approvato dei provvedimenti che riordinano le carriere dei dirigenti e
degli ufficiali delle forze di polizia, per un impegno finanziario di diversi miliardi.
Tali provvedimenti essendo basati su criteri cattedratici, hanno mortificato e represso le
aspettative di progressione degli operatori di base, cioè di quelli che giorno e notte
lottano sulle strade contrapponendosi alla criminalità, e che si aspettavano invece un
concreto riconoscimento della professionalità acquisita nel tempo.
Oggi il discorso si è spostato. Le commissioni
parlamentari - di cui fanno parte tutte le forze politiche - stanno lavorando su ipotesi
di riordino delle carriere di quel personale a cui tutti i giorni i cittadini si
rivolgono, cioè degli appartenenti ai ruoli non direttivi. Quel che pare scandaloso è
che dopo averne mortificato le aspettative di progressione, fin dal principio si sia
previsto che tutte le ipotesi debbano essere accomunate da un denominatore comune, e cioè
essere "senza oneri a carico del bilancio dello Stato".
Il malessere e la demotivazione sono alle stelle, la
tensione al limite, poiché traspare evidente la volontà politica di portare a termine un
riordino privo di contenuti e di reali benefici, per quel personale al quale, invece, ogni
giorno si ha il coraggio di richiedere maggior esposizione al rischio, impegno e
sacrificio. Il confronto con quanto concesso a dirigenti e ufficiali è stridente.
Se questa è l'irritante risposta del
governo alle aspettative di chi si trova in prima linea nell'impegno per
l'aumentata richiesta di sicurezza che viene dalla società, si passa addirittura
allo sgomento per il contenuto delle "ricette" che vengono dal versante politico
opposto:
* Come si può contrastare un crimine che è sempre più
ramificato, interconnesso, "globalizzato", proponendo, in controtendenza, la
regionalizzazione della polizia di Stato?
* Se ogni giorno si registrano difficoltà di coordinamento fra i vari settori delle forze
di polizia, come si può credibilmente sostenere l'utilità della frammentazione di
una istituzione di riferimento per i cittadini, con lo scopo della creazione di una serie
di apparati regionali?
* Se già oggi la maggior parte del personale delle forze di polizia dipende da reparti
territoriali interconnessi ed interagenti - come ad esempio le varie questure - che
bisogno c'è di compartimentarli su scala regionale?
* Se è una costante delle grosse organizzazioni criminali di attingere manovalanza dalla
cosiddetta microcriminalità, come si può pensare di fornire un buon servizio alla
collettività attraverso la creazione di una forza di polizia a competenza limitata?
Simili contraddizioni fanno apparire certe posizioni come
il frutto di appetiti locali miranti alle istituzioni ed indifferenti al dato
dell'altissima mobilità criminale e dei mutamenti sociali in atto. Diversamente queste
stesse forze politiche avrebbero potuto investire maggiori risorse nella polizia
municipale e provinciale - che già dipendono dagli amministratori locali - anche
attraverso un trattamento economico più adeguato ed incentivante, migliorandone il
coordinamento con le forze di polizia nazionali, e sanando le carenze di organico. Forse
solo qualche dirigente in cerca di collocazione o di affermazione può trovare allettanti
le prospettive di regionalizzazione. La base ella polizia di Stato che ogni giorno rende
il proprio servizio in mezzo alla gente, invece avverte chiaramente come
ogni proposta credibile debba necessariamente poggiarsi sul riconoscimento concreto della
competenza, della professionalità e delle conoscenze tecniche maturate attraverso
l'esperienza, che costituiscono un patrimonio prezioso. vogliamo continuare a pensare ad
una polizia efficiente e motivata: ci mobilitiamo a per denunciare il profondo malessere
di coloro che costituiscono la base della Polizia di Stato, proprio dove
normalmente si trovano impegnati: nelle strade, a contatto diretto con in cittadini e con
le istituzioni, per cui ogni giorno mettono a disposizione il proprio patrimonio di
esperienza, di professionalità e di serietà
La segreteria provinciale
del S.I.A.P.
Sindacato Italiano Appartenenti Polizia
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