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Ore 16.24.29
Giorno
07/06/07
I troppi misteri della "Strage dei fornai"

"Matto e drogato, comunque non in grado di intendere e volere"

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Varese - Venerdì 1 dicembre si chiude il primo grande atto processuale sulla "Strage dei fornai"
A ore la sentenza del processo Del Grande

gabbia.jpg (8280 byte)Da giorni la Corte d'Assise con tutti i giudici popolari è riunita in una stanza del Tribunale per decidere la sentenza del processo Del Grande.
Ormai è solo questioni di ore e poi tutti potranno sapere il verdetto di uno dei processi più seguiti negli ultimi anni. "La strage dei fornai" che ha visto la morte dei coniugi Del Grande e del loro primogenito Enrico non è più un fatto privato. Non è solo una questione di giustizia per una famiglia distrutta. Del resto tutte le questioni di diritto penale diventano fatti pubblici. Ma nel caso di Elia (nella foto a destra un anno fa in Tribunale a Varese) tutto questo è stato ancora più eclatante.

I fatti sono ormai noti. La notte della Befana del 1998 fu fatale per tutta la famiglia Del Grande. Elia, il più giovane decide di farla finita con i suoi e in pochi minuti ammazza tutti, il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico. Una strage e subito un colpevole. Un paesino tranquillo, Cadrezzate,  che si risveglia stravolto. Lì, tra loro, viveva "un mostro" e nessuno se lo immaginava.

Ma davvero si tratta di un mostro? Davvero Elia uccide così a freddo i propri genitori e suo fratello e con una calma irreale poche ore dopo confessa la propria totale responsabilità?
Il processo ha nei fatti smontato la tesi del branco. Elia agì da solo. In casa sua entrò accompagnato solo da Savicevic, (Piero Cavallari) che per altro sembra che non sparò neppure un colpo.
Ora resta da sapere se la Corte ha ritenuto Elia capace di intendere e di volere nel momento del massacro. Questo il cuore della sentenza che il Presidente Polidori alle nove di venerdì pronuncerà di fronte agli avvocati, al pubblico e forse a qualche imputato minore. Elia non ci sarà. Saprà della sua sorte, "ammesso che capisca", come ci tiene a precisare l'avvocato Orelli, qualche ora dopo nel carcere di Pavia dove attualmente è recluso.
In meno di tre anni è stato sottoposto a cinque perizie psichiatriche ognuna delle quali dice una cosa diversa dall’altra con un unico comun denominatore: Elia non era un ragazzo tranquillo. E c’è da crederci.
Se la Corte deciderà seguendo la tesi dell'ultimo perito, Vittorino Andreoli, per il giovane di Cadrezzate si spalancheranno le porte del carcere dove resterà a vita. In caso contrario sarà il manicomio giudiziario a detenere l'omicida.

Ma la "strage dei fornai" non è stato un fatto solo giudiziario. Non è solo legato alla più o meno sanità mentale di Elia. E’ una tragedia che si consuma dentro a una comunità che non esiste più e che rinnova riti e tradizioni nella speranza di non far vedere questi drammatici cambiamenti. Soldi, droga, malattia mentale, razzismo, politica, maleaffari, turismo sessuale, solitudine, disgregazione familiare sono solo alcuni degli ingredienti di questa vita di provincia che dietro la sua parvenza di tranquillità nasconde fenomeni inquietanti e devastanti.
Venerdì sarà inutile aspettarsi risposte su questo fronte. Così come non si potrà sapere perché alcuni punti resteranno oscuri. Su tutti uno degli aspetti più inquietanti che potrebbero aver avuto ragione di armare la mano di un "povero drogatello" come non voleva sentirsi dire Elia. Che fine hanno fatto le proprietà dei Del Grande a Santo Domingo? A che punto è l'inchiesta segretata proprio sulle questioni finanziarie? Che ruole effittivo hanno quei testimoni che durante il processo se la sono cavata solo con una sudata a freddo?
Le domande sono tante e per ora ci si dovrà accontentare di un'unica risposta. Ma del resto è solo una prima tappa di una vicenda lunga e drammatica che ha scosso tanta gente e distrutto un'intera famiglia.

                                              Augusto Cesar

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