Si
è tenuta nella mattinata di sabato presso la sede varesina di Rifondazione Comunista una
conferenza stampa per illustrare i provvedimenti che PRC presenterà in Provincia e in
Regione sulla questione dello smaltimento dei rifiuti. I punti del progetto di Rifondazione - che si innesta con l'attuale polemica
sull'inceneritore di Corbellaro - sono stati esposti da Giovanni Martina, Cesare Revelli e
Carlo Scardeoni, rispettivamente consigliere regionale, provinciale e comunale, a Varese.
L'oggetto della mozione presentata in data 3 novembre da
Revelli ha lo scopo di sottoporre nelle sedi istituzionali - la Provincia, in questo caso
- il problema della gestione dello smaltimento dei rifiuti e di identificarne la soluzione
mediante pratiche alternative a quelle della termodistruzione. Dati alla mano,
l'Osservatorio provinciale registra incrementi percentuali assai rilevanti in termini di
rifiuti: si parla di un 7.97% in più, nel 99', rispetto all'anno precedente, quando la
media prevista dal piano di smaltimento è del 3%.
«Ma c'è di più - afferma Revelli - dato che la raccolta
differenziata, sicuro beneficio alla politica di recupero dei rifiuti, viene effettuata
nei comuni più densamente popolati in misura assolutamente minore rispetto ai centri più
piccoli, così da produrre un aumento di rifiuti non differenziati: solo Busto presenta
una percentuale accettabile di rifiuti differenziati pari al 46% del totale. Varese si
pone al 111° posto nella graduatoria con una percentuale del 28.94% , per non parlare di
Saronno (31.07%) e Gallarate addirittura al 17.4 % dei rifiuti differenziati. E' per
questo motivo che appellandoci all'art.3 del D.l. 22/97 chiederemo una più incisiva
attenzione all'organizzazione delle attività di raccolta differenziata da parte dei
comuni.»
Una seconda mozione verrà presentata anche in Regione dove Martina promette di
«lottare per adeguare le norme regionali in materia - risalenti ai primi anni 90' e
facenti capo alla L.R. 21/93 - al più recente "Decreto Ronchi" (che risale al
97' ndr), dove tra l'altro sono comprese soluzioni alla termodistruzione quali il
riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e gli impianti di
compostaggio che rappresentano una vera alternativa alla termodistruzione. Quest'ultima
ipotesi, come risulta da studi di settore fatti negli Stati uniti, rappresenterebbe
l'alternativa più penalizzante anche in termini di occupazione: per lo smaltimento di un
milione di tonnellate di rifiuti, gli operatori di un termodistruttore sarebbero 80 mentre
quelli necessari al funzionamento di impianti che utilizzano tecnologie differenti - vedi
compostaggio - sarebbero all'incirca 1600.
Certo sappiamo bene - continua il Consigliere Regionele - che non tutte le tipologie
di materiali possono venir smaltite negli impianti di compostaggio, dedicati all'umido,
ma è pur vero che con la combinazione della raccolta differenziata e il riciclaggio dei
materiali la percentuale di rifiuti eventualmente destinata alla termodistruzione si
abbasserebbe dell'80%. E' inoltre opportuno tener conto che il costo per un
termosdistruttore si aggira attorno ai 300 miliardi ed ha una durata di 15 anni: sarebbe
meglio investire questi soldi in campagne che favoriscano la raccolta differenziata sia
nelle famiglie che tra gli operatori economici privati».
Sul piano cittadino, il consigliere comunale di Varese
Scardeoni parla di «proporre un incontro tra i sindaci che si oppongono al
termodistrutore di Corbellaro, al fine di chiedere al sindaco di Varese Fumagalli un atto
di coerenza col documento che proprio un anno fa sottoscrisse per opporsi all'impianto in
questione».
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