NIMBY è lacronimo di "Not In My BackYard" non nel
mio giardino e sta a significare la nota sindrome che coglie chi deve ospitare nel
proprio territorio un impianto inquinante (diciamo un inceneritore) e ne invoca la
localizzazione in un posto diverso.
Il termine è riecheggiato in questi ultimi giorni a proposito della
localizzazione dellinceneritore a Caronno Corbellaro. Da alcuni comitati, a Borsano
e a Gorla, si è plaudito alla decisione della Giunta provinciale ed alcuni esponenti
politici hanno a loro volta richiamato le ragioni del Sud della Provincia, penalizzato
appunto dallinceneritore di Borsano, contro il Nord, reo di rifiutarsi di ingoiare
lamaro calice e di "non fare la sua parte".
Chi ha ragione ?
Se parliamo di difesa del territorio hanno ragione tutti : i comitati
di Borsano e di Gorla, che lamentano il danno causato dallinceneritore e dalla
discarica, e i comitati di Castiglione Olona e paesi vicini che vogliono scongiurare una
minaccia simile.
Se si rimane su questo piano non se ne uscirà : sarà lotta di tutti
contro tutti.
Per capirne di più occorre cambiare punto di vista, mettendosi dalla
parte dellinteresse generale, avendo come punto di osservazione unarea più
vasta.
Se guardiamo allo scenario della Regione Lombardia, dobbiamo richiamare
lattenzione sullallarme da più parti sollevato circa leccedenza di
capacità dincenerimento rispetto ai rifiuti disponibili.
Già le associazioni ambientaliste hanno segnalato a più riprese che
gli impianti attuali e quelli in fase di completamento sono largamente sovrabbondanti
rispetto alle necessità.
Questo allarme è stato ripreso e fatto proprio da alcuni consiglieri
regionali, in dibattiti e discussioni pubbliche: si attende che diventi anche riconosciuto
in sede istituzionale.
Se è così, che senso ha programmare un nuovo inceneritore ?
Aggiungere unaltra ferita allambiente e sperperare risorse pubbliche per avere
lennesima cattedrale inutilizzata ?
Se il campo di osservazione è la provincia di varese le conclusioni
non cambiano : fatti i conti dei rifiuti che residuano dalla raccolta differenziata
prevedibile nei prossimi anni, si scopre che il secondo inceneriotre è del tutto inutile.
Perché allora tanta insistenza soprattutto di autorevoli
rappresentanti istituzionali ?
Giova ricordare che in tutti i paesi sviluppati, ormai presi nella
morsa del problema rifiuti, è stata adottata una gerarchia delle soluzioni, che mette al
primo posto la riduzione della quantità di rifiuti prodotti, al secondo posto il
riutilizzo, al terzo il riciclaggio e solo al quarto lo smaltimento con preferenza al
cosiddetto recupero energetico (incenerimento) rispetto alle discariche.
Detto in altri termini la politica dovrebbe impegnarsi soprattutto
sulle prime tre soluzioni (riduzione, riutilizzo, riciclaggio) e solo come ultima risorsa
sullo smaltimento.
Chi ha partecipato da alcuni anni ai dibattiti sul tema, come chi
scrive, può testimoviarvi quanto sia difficile per il mondo politico, anche quello più
sensibile ai temi ambientali, essere allaltezza del compito.
Non sono da meno i media, salvo lodevoli eccezioni : parlare di rifiuti
vuol dire parlare di metodi di smaltimento.
Così si spiegano le rappresentazioni caricaturali che sono state date
di questo dibattito: se non va bene linceneritore, allora proviamo con le torce al
plasma, o a portare i rifiuti da qualche altra parte (perché, dice qualcuno più fine, i
rifiuti non possiamo mica mangiarceli).
Eppure in questi anni si sono moltiplicate esperienze di raccolta
differenziata, riciclaggio, recupero di materiali da riempirneintere biblioteche. Basta,
per citare un solo esempio, scorrere il programma degli incontri organizzati in occasione
della fiera "Ricicla".
Oppure prestare attenzione alle molte proposte che noi stessi abbiamo
fatto in convegni, incontri pubblici, documenti, articoli.
Una tale quantità di esperienze e proposte non ha avuto dalla politica
e dallinformazione un decimo dellattenzione dedicata, ad esempio, alla
tecnologia delle torce al plasma.
Sulla stessa falsariga sembrano muoversi anche i comitati di Borsano e
Gorla : non una parola spesa su tutto questo, non un richiamo alla politica che ci può
salvare dai rifiuti, unica preoccupazione fare il secondo inceneritore.
Sarà colpa nostra, non sappiamo spiegarci bene.
Ma, a rischio di parlare vanamente unaltra volta, vogliamo
ripetere che non vogliamo scongiurare il secondo inceneritore e lasciare immutato tutto il
resto.
Vogliamo una politica che dia corpo alle tre prime soluzioni, recupero,
riutilizzo, riciclaggio.
Non abbiamo fatto ideologia, abbiamo indicato proposte, esperienze
concrete, progetti.
Vale la pena sottolineare altre valenze più nascoste di questa
politica.
Già oggi lindustria italiana si mostra capace di riutilizzare
ampiamente scarti di lavorazioni al posto di materie prime, con notevole risparmio di
costi (un documento del Conai stimava che limpiego di cosiddette materie seconde sia
dellordine del 50%).
Gli imballi sono ornai fatti quasi completamente con carta recuperata,
il vetro e lalluminio raccolti sono diventati una preziosa risorsa, lo stesso si
può dire di molti altri materiali.
Come non vedere allora lo spazio per una politica industriale che
incoraggi linnovazione, diffonda tecnologie di riciclo, favorisca lincontro di
domanda e offerta di rifiuti recuperati o riciclati ? La provincia di Varese ha la
struttura industriale e le competenze per cogliere questa opportunità, traducendola in
fattore competitivo.
Dietro ad una corretta politica dei rifiuti possiamo allora vedere non
solo maggiore tutela dellambiente e della salute, ma anche lavoro, innovazione,
competitività, sviluppo di nuovi settori industriali.
Come si è sviluppato il "distretto del piacere", secondo una
fortunata espressione di A.Bonomi, potrebbe svilupparsi il "distretto del
rifiuto".
Ci vuole dunque coraggio, da tutti, e soprattutto la capacità di
uscire da vecchi schemi.
Dobbiamo abbandonare la "comoda" politica dello smaltimento,
che delegava la soluzione ad un impianto, scaricandone i danni su una piccola porzione di
popolazione (a Gorla, a Borsano, magari a Caronno Corbellaro).
Dobbiamo invece passare ad una politica diffusa, basata su un tessuto
di piccole imprese di raccolta, trasporto, selezione, riutilizzo, riciclaggio e
distribuzione, sullintelligenza e la competenza, sulla capacità di fare sistema.
Una politica, tra laltro, che ci connette allEuropa,
aprendo canali di comunicazione con le sue realtà più vive ed innovatrici.
Se torniamo dunque alla domanda di partenza - chi ha ragione
penso non dobbiamo più avere dubbi : schierarsi contro il secondo inceneritore e per una
nuova politica di gestione die rifiuti non vuol dire scegliere gli abitanti di Caronno
Corbellaro a danno di quelli di Borsano o Gorla, ma scegliere a beneficio di tutti.
E una di quelle scelte che hanno il raro pregio di essere, come
si dice, "win-win", cioè in cui vincono tutti.
Anche gli abitanti di Borsano e Gorla : avviare questa politica ci può
portare a chiudere finalmente la discarica di Gorla in pochi anni e, successivamente, a
cominciare a spegnere a poco a poco anche linceneritore di Borsano.
Diversamente, con la politica del "tutto smaltimento",
trasformeremmo la provincia in importatrice di rifiuti, condannandoci per 20-30 anni a non
avere alcuna alternativa a discariche ed inceneritori.
In definitiva cercando fuori dai campanilismi si trova la soluzione che
accontenta anche il campanile.