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Ore 16.24.28
Giorno
07/06/07
Varese - Sindrome NIMBY o politiche ambientali?
Sull'inceneritore la questione non è nord contro sud

NIMBY è l’acronimo di "Not In My BackYard" – non nel mio giardino – e sta a significare la nota sindrome che coglie chi deve ospitare nel proprio territorio un impianto inquinante (diciamo un inceneritore) e ne invoca la localizzazione in un posto diverso.

Il termine è riecheggiato in questi ultimi giorni a proposito della localizzazione dell’inceneritore a Caronno Corbellaro. Da alcuni comitati, a Borsano e a Gorla, si è plaudito alla decisione della Giunta provinciale ed alcuni esponenti politici hanno a loro volta richiamato le ragioni del Sud della Provincia, penalizzato appunto dall’inceneritore di Borsano, contro il Nord, reo di rifiutarsi di ingoiare l’amaro calice e di "non fare la sua parte".

Chi ha ragione ?

Se parliamo di difesa del territorio hanno ragione tutti : i comitati di Borsano e di Gorla, che lamentano il danno causato dall’inceneritore e dalla discarica, e i comitati di Castiglione Olona e paesi vicini che vogliono scongiurare una minaccia simile.

Se si rimane su questo piano non se ne uscirà : sarà lotta di tutti contro tutti.

Per capirne di più occorre cambiare punto di vista, mettendosi dalla parte dell’interesse generale, avendo come punto di osservazione un’area più vasta.

Se guardiamo allo scenario della Regione Lombardia, dobbiamo richiamare l’attenzione sull’allarme da più parti sollevato circa l’eccedenza di capacità d’incenerimento rispetto ai rifiuti disponibili.

Già le associazioni ambientaliste hanno segnalato a più riprese che gli impianti attuali e quelli in fase di completamento sono largamente sovrabbondanti rispetto alle necessità.

Questo allarme è stato ripreso e fatto proprio da alcuni consiglieri regionali, in dibattiti e discussioni pubbliche: si attende che diventi anche riconosciuto in sede istituzionale.

Se è così, che senso ha programmare un nuovo inceneritore ? Aggiungere un’altra ferita all’ambiente e sperperare risorse pubbliche per avere l’ennesima cattedrale inutilizzata ?

Se il campo di osservazione è la provincia di varese le conclusioni non cambiano : fatti i conti dei rifiuti che residuano dalla raccolta differenziata prevedibile nei prossimi anni, si scopre che il secondo inceneriotre è del tutto inutile.

Perché allora tanta insistenza soprattutto di autorevoli rappresentanti istituzionali ?

Giova ricordare che in tutti i paesi sviluppati, ormai presi nella morsa del problema rifiuti, è stata adottata una gerarchia delle soluzioni, che mette al primo posto la riduzione della quantità di rifiuti prodotti, al secondo posto il riutilizzo, al terzo il riciclaggio e solo al quarto lo smaltimento con preferenza al cosiddetto recupero energetico (incenerimento) rispetto alle discariche.

Detto in altri termini la politica dovrebbe impegnarsi soprattutto sulle prime tre soluzioni (riduzione, riutilizzo, riciclaggio) e solo come ultima risorsa sullo smaltimento.

Chi ha partecipato da alcuni anni ai dibattiti sul tema, come chi scrive, può testimoviarvi quanto sia difficile per il mondo politico, anche quello più sensibile ai temi ambientali, essere all’altezza del compito.

Non sono da meno i media, salvo lodevoli eccezioni : parlare di rifiuti vuol dire parlare di metodi di smaltimento.

Così si spiegano le rappresentazioni caricaturali che sono state date di questo dibattito: se non va bene l’inceneritore, allora proviamo con le torce al plasma, o a portare i rifiuti da qualche altra parte (perché, dice qualcuno più fine, i rifiuti non possiamo mica mangiarceli).

Eppure in questi anni si sono moltiplicate esperienze di raccolta differenziata, riciclaggio, recupero di materiali da riempirneintere biblioteche. Basta, per citare un solo esempio, scorrere il programma degli incontri organizzati in occasione della fiera "Ricicla".

Oppure prestare attenzione alle molte proposte che noi stessi abbiamo fatto in convegni, incontri pubblici, documenti, articoli.

Una tale quantità di esperienze e proposte non ha avuto dalla politica e dall’informazione un decimo dell’attenzione dedicata, ad esempio, alla tecnologia delle torce al plasma.

Sulla stessa falsariga sembrano muoversi anche i comitati di Borsano e Gorla : non una parola spesa su tutto questo, non un richiamo alla politica che ci può salvare dai rifiuti, unica preoccupazione fare il secondo inceneritore.

Sarà colpa nostra, non sappiamo spiegarci bene.

Ma, a rischio di parlare vanamente un’altra volta, vogliamo ripetere che non vogliamo scongiurare il secondo inceneritore e lasciare immutato tutto il resto.

Vogliamo una politica che dia corpo alle tre prime soluzioni, recupero, riutilizzo, riciclaggio.

Non abbiamo fatto ideologia, abbiamo indicato proposte, esperienze concrete, progetti.

Vale la pena sottolineare altre valenze più nascoste di questa politica.

Già oggi l’industria italiana si mostra capace di riutilizzare ampiamente scarti di lavorazioni al posto di materie prime, con notevole risparmio di costi (un documento del Conai stimava che l’impiego di cosiddette materie seconde sia dell’ordine del 50%).

Gli imballi sono ornai fatti quasi completamente con carta recuperata, il vetro e l’alluminio raccolti sono diventati una preziosa risorsa, lo stesso si può dire di molti altri materiali.

Come non vedere allora lo spazio per una politica industriale che incoraggi l’innovazione, diffonda tecnologie di riciclo, favorisca l’incontro di domanda e offerta di rifiuti recuperati o riciclati ? La provincia di Varese ha la struttura industriale e le competenze per cogliere questa opportunità, traducendola in fattore competitivo.

Dietro ad una corretta politica dei rifiuti possiamo allora vedere non solo maggiore tutela dell’ambiente e della salute, ma anche lavoro, innovazione, competitività, sviluppo di nuovi settori industriali.

Come si è sviluppato il "distretto del piacere", secondo una fortunata espressione di A.Bonomi, potrebbe svilupparsi il "distretto del rifiuto".

Ci vuole dunque coraggio, da tutti, e soprattutto la capacità di uscire da vecchi schemi.

Dobbiamo abbandonare la "comoda" politica dello smaltimento, che delegava la soluzione ad un impianto, scaricandone i danni su una piccola porzione di popolazione (a Gorla, a Borsano, magari a Caronno Corbellaro).

Dobbiamo invece passare ad una politica diffusa, basata su un tessuto di piccole imprese di raccolta, trasporto, selezione, riutilizzo, riciclaggio e distribuzione, sull’intelligenza e la competenza, sulla capacità di fare sistema.

Una politica, tra l’altro, che ci connette all’Europa, aprendo canali di comunicazione con le sue realtà più vive ed innovatrici.

Se torniamo dunque alla domanda di partenza - chi ha ragione – penso non dobbiamo più avere dubbi : schierarsi contro il secondo inceneritore e per una nuova politica di gestione die rifiuti non vuol dire scegliere gli abitanti di Caronno Corbellaro a danno di quelli di Borsano o Gorla, ma scegliere a beneficio di tutti.

E’ una di quelle scelte che hanno il raro pregio di essere, come si dice, "win-win", cioè in cui vincono tutti.

Anche gli abitanti di Borsano e Gorla : avviare questa politica ci può portare a chiudere finalmente la discarica di Gorla in pochi anni e, successivamente, a cominciare a spegnere a poco a poco anche l’inceneritore di Borsano.

Diversamente, con la politica del "tutto smaltimento", trasformeremmo la provincia in importatrice di rifiuti, condannandoci per 20-30 anni a non avere alcuna alternativa a discariche ed inceneritori.

In definitiva cercando fuori dai campanilismi si trova la soluzione che accontenta anche il campanile.

                     Fulvio Fagiani
Coordinamento varesino per la gestione dei rifiuti

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