| Gli stranieri
hanno da sempre messo su casa a Varese: vuoi perché c'è la struttura del CCR, vuoi
perché la zona dei laghi ha sempre attirato turisti da tutt'Europa, una certa
percentuale di bimbi stranieri ha sempre circolato dalle nostre parti. Si trattava però
in generale di bimbi fortunati, che vivevano in belle case e frequentavano la scuola
europea. Dagli anni 90 in poi gli stranieri qui sono
aumentati di molto: non sono più però figli di ricercatori o turisti di lusso, ma bimbi
extracomunitari, figli dell'immigrazione di quest'ultimo decennio. Una popolazione in
continuo aumento con cui la scuola fa i conti ogni giorno, per la ricchezza e le
difficoltà che questi bimbi rappresentano per le strutture scolastiche. Per cominciare a
delineare le caratteristiche di questo fenomeno l'osservatorio provinciale
sull'immigrazione, costituito dall'assessorato alle politiche sociali della provincia di
Varese e dal Cised, ha reso pubblici nel pomeriggio dell'8 novembre i dati raccolti a
livello provinciale dall'osservatorio. Questi dati saranno destinati a confluire in una
indagine a livello lombardo realizzata dalla fondazione Cariplo, e quelli presentati nel
pomeriggio dell'otto sono stati un'anticipazione locale del report definitivo, che sarà
reso noto entro la fine dell'anno.
Un rapporto che ha un campo di indagine allargato a tutti gli
stranieri (che sono attualmente 5312), ma che offre i più interessanti risultati in
quella parte degli studenti stranieri non provenienti dalla comunità europea o dai paesi
sviluppati, o che sono nomadi: in tutto 3103 in provincia, il 58% del totale degli
stranieri, il 2,5% della popolazione scolastica provinciale nel suo complesso.
Degli alunni di origine extracomunitaria, il 68% è integralmente
straniero, cioè nato all'estero o di genitori stranieri entrambi: un dato che la dice
lunga su quanto giovane sia il fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria, avvenuto in
massima parte dopo il 1995, un dato confermato anche dal fatto che la popolazione
scolastica straniera si concentra nelle classi elementari e nella materna. Solo il 3% è
invece costituito da bimbi nomadi, che sono nati però nella maggior parte dei casi
(l'89%) in Italia.
Tra gli alunni stranieri, il paese maggiormente rappresentato è il
Marocco: un dato perfettamente in linea con la composizione dell'intera popolazione
immigrata di Varese.La principale comunità straniera in provincia è infatti costituita
da questi abitanti del nordafrica, e così avviene anche per i loro figli, che
rappresentano da soli il 21,42% degli alunni extracomunitari. Un dato ugualmente omogeneo
è dato dai rappresentanti della comunità albanese, secondi tra le comunità presenti e
secondi anche tra gli alunni stranieri frequentanti.
Casi "fuori dall'ordinario" sono invece rappresentati
dagli abitanti del Brasile, i cui studenti sono al quarto posto di questa particolare
classifica, mentre nel complesso della popolazione straniera residente la loro comunità
non si assesta sopra il 14esimo posto. Ancora più emblematico è il caso della Tunisia: i
bambini tunisini nelle scuole varesine sono solo 27, nonostante gli immigrati di origine
tunisina siano al terzo posto della graduatoria degli stranieri residenti in provincia: un
segno evidente che gli immigrati da quel paese lasciano la famiglia a casa, e non si
ricostruiscono qui una vita che non sia quella del lavoro.
Uno spaccato del nuovo mondo della scuola varesina, quello
tratteggiato dall'indagine, che però non aiuterà i dirigenti scolastici perchè
non porta con sè effetti concreti per aiutare l'integrazione nelle classi. La Provincia
è infatti in grado di finanziare progetti con questo tipo di obiettivo solo se questi
sono presentati dai comuni, e sono parecchi i comuni della nostra provincia di cui
rappresentanti del mondo della scuola hanno lamentato la scarsa sensibilità
sull'argomento.
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