| C'è chi per salutare
definitivamente i suoi clienti ha scritto persino una poesia,
come i Monti di via Avegno: è un modo simpatico e allegro per mascherare una malinconica
tendenza varesina all'estinzione, quella delle mercerie. Una tendenza lenta ma inesorabile
che sta accentuandosi sempre di più. A Varese, poi, è una tendenza che si è sentita
parecchio in questi ultimi dodici mesi: è dell'estate scorsa infatti la chiusura di
"Passera" il più centrale dei negozi - stava in corso Matteotti - tra quelli
che vendevano nastri, bottoni, cerniere lampo e fazzoletti.
I tempi sono cambiati: piccole riparazioni e
lavori di sartoria non sono più all'ordine del giorno, i vestiti più che ripararli è
meglio comprarli e le mamme non insegnano più alle figlie a rammendare. Morale: le
mercerie, almeno a Varese, stanno scomparendo.
"Più che le donne, cominciano a
scarseggiare i sarti" puntualizza il proprietario di Babilonia, il negozio di
merceria e abbigliamento che ora è in via Cavour ma ha in tutto 75 anni, ed ha avuto la
sua prima sede proprio vicino al Credito Varesino. Babilonia da sempre vende anche
abbigliamento, e di fronte alla domanda se esiste una variazione in negativo del mercato,
il proprietario risponde: "Tutto cambia, ma tutto si ripete. Si vendevano bottoni
prima e si vendono bottoni anche adesso. Cambiano i materiali, diventano più moderni, ma
è tutto ancora come prima. Spesso le decisioni di chiudere dipendono dal fatto che i
figli non raccolgono l'eredità, e perciò non si sa a chi andrà l'azienda".
"La crisi dei merciai è la crisi di
tutta la piccola distribuzione" precisa Gianfranco Brumana, proprietario di uno dei
più grandi negozi della città "In particolare, la grande distribuzione sta
disabituando i clienti a venire a comprare nel negozio piccolo". Un fenomeno diffuso
quindi, e soltanto acuito dal prodotto sartoriale che non ha più la presa di una
volta.
Fattostà che, a parte i casi fiorenti come i
fratelli Brumana appunto, la merceria sta pian piano morendo. E i merciai poeti, i Monti,
cosa fanno? "Il Poeta, mio fratello Paolo, va in pensione. Io rimpicciolisco
l'attività, e mi sposto dalle parti dell'ospedale del Ponte".
In via di estinzione quindi, ma non ancora
estinti.
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