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rappresentanti di coloro che all'apicoltura si sono dedicati per hobby quello più famoso
e importante tra i varesini è sicuramente Aldo Fumagalli, sindaco di Varese e
preside dell'Istituto magistrale cittadino, apicoltore per hobby da una vita e anche ex
presidente di una associazione apistica.
Professor Fumagalli, lei è ancora apicoltore o gli impegni glielo
impediscono?
"Apicoltore lo si è per tutta la vita... Chi ha le api le tiene sempre. E' vero
però che ora se ne occupano principalmente mio padre e mia moglie"
E' una passione personale o famigliare?
"Famigliare: io mi ricordo di mio nonno ma probabilmente nella mia famiglia si risale
ancora a prima . Ma a me in particolare il testimone l'ha lasciato mio zio, che mi ha
letteralmente lasciato in eredità arnie e impegno a custodirle"
E' una passione nata subito o col tempo?
"Sono da sempre appassionato all'apicoltura: il mio vicino aveva le api ed io ero
affascinato da questi uomini mascherati al lavoro... Devo dire la verità che in generale
a me piacciono gli insetti, e le attività a loro connesse che fanno parte della cultura
contadina: è stata una bella esperienza per me allevare anche bachi da seta. Ora però,
ovviamente, non posso più. Allevare le api, invece, è già più facile"
Quante arnie ha?
"Sono arrivato ad averne anche 350, quando curavo i miei alveari con un amico in
maniera semiprofessionale. Ora ne ho giusto una ventina".
Degli allevatori si conosce la passione per le api, ma non della
loro passione per il miele. Lei si diverte solo a produrlo o anche a mangiarlo?
"Anche a mangiarlo! sono un mangiatore di miele, e sono anche un assaggiatore, con
regolare brevetto. Essere assaggiatori significa essere dei veri e propri "sommelier
di miele" e il corso per arrivare al brevetto è di livello nazionale e
difficilissimo. Per passarlo bisogna non solo riconoscere tutti i tipi di miele italiano,
che sono più di quaranta, ma anche le miscele di
miele, che non sono mica facili da distinguere! io comunque ora sono "Cucchiaino
d'argento", il riconoscimento che si dà a chi ha ottenuto il brevetto nazionale. E
poi sono io ad aver inventato, o meglio recuperato da testi antichi, il
"composto", una miscela di miele, polline e pappa reale che in Bulgaria viene
mescolato allo yogurt: per loro è un alimento completo, e io lo mangio quasi tutti i
giorni".
Mi dica il suo più vivo ricordo legato alla sua attività di
apicoltore.
"Non è facile, sono tanti... Una cosa che ricordo perfettamente è stata l'emozione
che ho provato la prima volta che ho prodotto un'ape regina. Le api regine non nascono
spontaneamente: all'inizio sono api come le altre, diventano regine soprattutto con
l'alimentazione, poiché sono le uniche uova a essere nutrite con pappa reale: Quando la
regina è volata in alto con i fuchi ed è tornata fecondata è stata una gran
soddisfazione. Succedeva circa venti anni fa".
Mi dia della apicoltura varesina una descrizione più sociale, più
da sindaco e da ex presidente di una associazione apistica che da apicoltore per hobby
"Quella di Varese è senz'altro la provincia più importante d'Italia per
l'apicoltura, e una volta tra i nostri produttori c'era l'apicoltore più importante
d'Europa: Porrini, che però ora purtroppo è morto e la cui eredità non è stata
raccolta. Siamo stati sempre all'avanguardia nella produzione e qua c'è la produzione del
miele d'acacia (il più venduto in Italia n.d.r.). Nel periodo della fioritura della
robinia qui ci sono 10.000 alveari in più del dato stanziale, perché i produttori
nomadi, che si spostano a seconda delle fioriture, hanno qui un punto di riferimento. Non
potrei dire di più"
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