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07/06/07

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Basket -Nel giorno di Andrea Meneghin, galletti bravi a metà. Poi la Paf dilaga. 62- 80
Fallisce l’attacco dei Roosters alla corazzata di Bologna

l luogo dell’emozione; dell’esaltazione, della delusione. Nel giro di poche decine di minuti, il Palaignis ha vissuto un trascorrere di stati emotivi febbrili e unici come lo possono essere quelli legati alle gesta sportive, e non solo. Stasera è stato anche il luogo in cui si è svolto una sorta di cerimoniale che probabilmente resterà nel ricordo come duraturi sono gli stendardi e gli scudetti appesi sotto la sua volta. Il momento atteso del ritorno di Andrea Meneghin, del figliol quasi prodigo, scuote un pubblico fin lì quasi muto, come incerto sul da farsi. Andrea viene presentato per ultimo, anche dopo l’allenatore, a dispetto del suo numero 11. E’ l’ovazione, la standing ovation attesa, e il riabbraccio caloroso e sentito della sua curva e della città tutta. Il capitano si commuove, come gran parte di noi, gli viene regalata la maglia della stella, e tutte le maglie della sua folgorante carriera targate Varese o Azzurra. La cerimonia potrebbe avere un effetto destabilizzante sulla concentrazione. Ma il Menego dimostrerà di essere tornato ai suoi livelli, fuori dalle secche di Sidney; la partita dei ricordi la vince lui, con una prestazione non super ma di grande impatto e sostanza. La partita vera la vince Bologna, come era quasi ovvio. Vincitore è in parte il pubblico che riserva le solite scemenze razziste ma anche tanto affetto ai giocatori, e una stoccata non da poco a Bulgheroni e al passaggio ingente di talenti transitati da Varese a Bologna, sponda Fortitudo, un argomento "storico" ma pur sempre di attualità. .

Dopo l’emozione, comunque, l’agonismo, si diceva. La squadra di Danna, al debutto più difficile, conferma di essere ancora un’incognita per metà compiuta e metà no. Pure, l’abbrivio è di quelli che ti riconciliano con la tradizione a dispetto di tutto. Partenza a mille, subito supportata da un pubblico che non dimentica il passato ma vuole credere nel presente. Ed è un 11-0 secco e bruciante quello con cui i galetti spiazzano tutti: Jones subito da tre, poi Pozzecco, che non tralascia di salutare uno per uno gli ex compagni avversari e di voler dimostrare a tutti di essere l’ultima bandiera. E’ una partita nella partita, tra i due amiconi: chi è più emozionato epperò non vuol cedere emotivamente. Alla fine saranno venti punti a testa, ma alla lunga il Poz si è perso nei soliti meandri, Andrea più regolare lungo tutto il corso della partita. E’ pur vero che Recalcati sceglie una formazione insolita. Assente Myers, rinuncia a Zukauskas, puntando su Galanda e Pilutti. Vescovi è costretto a vedersela con Fucka, a dire tutta l’inadeguatezza dell’organico di Varese contro la corazzata bolognese. Pure, Cecco fa straordinari e per almeno metà tempo l’airone non vede palla. Tutta Bologna appare in bambola ed è subito time-out, dopo l’inizio di campionato più folgorante e insperato. Frutto di un a difesa organizzata e a tenuta stagna.

Pilutti rompe il ghiaccio da tre, poi finalmente Andrea per l’11-5, e la sua bomba immediatamente dopo 11-8. Altro time-out questa volta per Danna. Ancora Poz da tre, mentre Zukauskas all’ingresso, commette due infrazioni di passi consecutive, peraltro dopo una stoppata di Burditt. Fuori Jones per Cazzaniga che si mette sulle piste di Galanda, Autry, appena entrato impatta. Stessa la grinta di Cazzaniga che segna subito in faccia a Jack. Danna chiama fuori Gianmarco per Davolio. E’ la bomba di Pilutti a spingere Bolgna avanti all’ultimo minuto del quarto, 20-21 alla sirena. Al rientro c’è anche Wucherer per Vescovi. Varese ritorna in campo, meno devastante in attacco ma capace di produrre una difesa arcigna e operaia. Con Jones di agilità i Roosters tornano a + 7 dopo una magia di Poz, mentre Bologna non riesce a segnare dalla ripresa del gioco e il danno maggiore è il lungo Zukauskas. Si sblocca anche Dennis per il + 9. Potrebbe essere il momento della svolta. Bologna non segna per otto minuti di fila; ma neanche Varese, debole al solito dal perimetro e in difficoltà sotto le plance riesce a sfondare. Nella fiammata finale, Fucka prima, e la bomba di Basile che sfrutta un’ingenuità grossolana di Burditt riporta sotto la Fortitudo lasciando evidentemente in brutto segno sul morale dei Roosters, al riposo sul 32-29.

La ripresa delle ostilità è il punto di non ritorno. Ed è anche l’altra faccia di una partita bifronte, giocata dai Roosters a tratti con autorevolezza e caparbietà poi sempre più con affannosa approssimazione. Nel contempo la Paf sale in cattedra, inizia a mulinare l’intelligenza rara e la classe di Fucka e Galanda, un binomio di lunghi atipici da ammazzare qualsiasi equilibrio in campo. D’altra parte, il fuoco di Varese è spuntato e bagnato, ad uno ad uno i galletti si spengono e si eclissano. Il solo Pozzecco tenta la sorte, ma il più delle volte gli dice male, in attacco sperperando energie in folli azioni solitarie, in difesa lasciando campo aperto alle fucilate di Basile. E’ il segno che la tranquillità e la forza fisica sono venuti a mancare. Solo i nervi rimangono a posto, la presenza di Andrea, anche dall’altra parte, è benefica e in campo si vedono più abbracci e boccacce che falli, ma il pallino è ormai inesorabilmente passato sull’altra sponda. Bologna trova le triple a ripetizione, Varese improvvisamente si fa sconessa, incapace di trovare anche il filo in una difesa distratta e che inizia a sentire la maggior prestanza fisica dei bolognesi. Con un parziale di 29 a 11, Bologna chiude il quarto e di fatto il match, sul 43-58.

All’ultimo giro di cronometro, Varese prova il riavvicinamento: sia arriva al –10, ma Recalcati ha sempre pronto in panchina l’uomo fresco che entra e incide; è il caso per esempio di Autry, buon giocatore che in questa Paf sembra solo un modesto comprimario, ma che appena entrato infila la bomba della tranquillità. L’uomo che manca a Varese che dalla panchina fa uscire i soliti noti, stanchi e sfiduciati. Le pile sono scariche e le idee annebbiate contro la sicurezza dei forti. Quarto tempo inutile, se non per le statistiche. Finisce, male, 62-80, tra gli applausi finali per Andrea e qualche fischio, in parte motivato per il crollo verticale dei Roosters. Archiviata, questa partita sui generis, da domenica inizia il campionato vero.

                                              Jeva  

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