| Il clima è di quelli
che possono determinare l'esito di una partita incerta. Pala Del Mauro di Avellino
gremito, all'appuntamento con la storia nel debutto nella serie maggiore dopo una
entusiasmante gavetta nelle serie minori. Varese è la storia del basket, ma la storia di
oggi non racconta di imprese epiche, né di eroismi agonistici. La Varese della
rifondazione, mostra anche davanti ad un pubblico a digiuno di grande basket, tutti i suoi
attuali limiti: di amalgama, di personalità, di tecnica con troppi suoi uomini
evidentemente limitati e impacciati e senza che mai la luce di Pozzecco sia in grado di
irradiare segnali rassicuranti. Per contro Avellino è squadra robusta, vola per
entusiasmo, ma sopratutto dispone di giocatori che in rigorosa turnazione sanno imprimere
continuità all'azione offensiva: cosa di cui gli attuali galletti sono del tutto
sprovvisti. L'esito del match equilibrato per una quindicina di minuti, diventa scontato
quando alle folate e alle bombe degli irpini, Varese non sa più opporre il muro di un
Burditt gigantesco nel primo quarto, ma assolutamente inesistente in seguito, o la
lucidità rara di Pozzecco. Varese accusa uno svantaggio di una decina di punti che,
incredibilmente, non è più in grado di rintuzzare, dando mostra di enormi problemi di
convinzione e di tenuta mentale. Alla fine Varese esce pesantemente sconfitta, con un
passivo in tutto simile a quello subito dalla corazzata Paf. Qual'e la lezione?
Forse sarebbe meglio non trarne, per non sprofondare nelle evidenze più drammatiche; il
dato inconfutabile: il campionato, dopo l'alibi Paf, comincia nella maniera più
traumatica per Danna e compagnia. Per scompaginare i
piani di difesa di Dalmonte, Danna schiera un quintetto guardingo con Davolio in campo al
posto di Pozzecco, Wucherer, Burditt, Cazzaniga, e Vescovi. Match di rara intensità fin
dai primi minuti, segnati da una reciproca puntualità e precisione nei tiri. Il
centro varesino sprinta fin dall'inizio infilando 12 punti nel primo quarto mentre
Avellino risponde con una maggior edistribuzione dei punti tra i suoi stranieri
Erdmann e Johnson, in particolare dal perimetro. Avellino trova la bomba anche sul filo
della sirena che lancia Avellino sul + 5. La seconda frazione ricomincia sulla falsa riga
del primo ma i padroni di casa paiono spingere con una marcia in più. Continua il
martellamento dalla distanza dei "lupi", mentre Varese che schiera un
confusionario Gigena accusa battute a vuoto in attacco. Varese precipita a +9, 33-24. Ai
Roosters mancano i punti di Pozzecco che si sblocca solo a metà tempo, così come la
solita grinta di Cazzaniga. Ramos, Nolan e Erdmann sono bocche da fuoco che la difesa
varesina non riesce a contenere. Danna cerca la quadratura chiamando in campo Vescovi.
All'esperienza di Cecco, Dalmonte risponde inserendo l'altro vecchio Capone, 500 presenze
con la maglia irpina. Pozzecco con sette punti di fila tiene a galla i suoi, sopperendo
alla momentanea eclisse di Burditt, ma Avellino mantiene un margine rassicurante. I cinque
punti consecutivi di Jones dopo un minuto di follia di Gigena, e che Danna spazientito
toglie per Wucherer, riportano Varese sul -2. Capone ha tre liberi a disposizione pe ril
nuovo +5. Varese si scopre però troppo vulnerabile in difesa e in un amen due soluzioni
facili sotto canestro per la squadra di casa riporta Avellino sul + 10. Finale di quarto
da dimenticare, e parziale sul 45-38. E' Vescovi a rientrare più convinto per
Varese, 5 i suoi punti consecutivi, ma Avellino trova sempre buoni tiri dalla distanza e
in un amen I padroni ritrovao il margine in doppia cifra. Entra anche l'altra bandiera di
Avellino, Sergio Mastroianni, mentre dall'altra parte Pozzecco comincia a manifestare i
soliti segni di nervosismo. Per i Roosters è sempre solo Vescovi a caricarsi la squadra
sulle spalle. Mastroianni infila subito 5 punti di seguito; Varese no riesce a trovare il
bandolo per frenare l'attacco ricco di soluzioni della De Vizia e in attacco senza i punti
di Burditt la sfida sotto i canestri diventa impari con uno Zanus Fortes impacciato e
falloso. Erdmann, miglior marcatore, fa dilagare i suoi con una schiacciata spettacolare
per il +13. Varese è solo Vescovi, di cuore e grinta. Fuori uno Zanus Fortes disastroso
per Burditt, ma i problemi per Varese sono molti a cominciare dalla cronica mancanza di
pericolosità dal perimetro e dal buon ingabbiamento operato da Avellino sulle
penetrazioni di un poco incisivo Pozzecco e di un ancor meno insidioso Davolio. 68-56 alla
fine del terzo quarto. Poco alla volta, senza strappi, il vantaggio di Avellino cresce con
regolarità. Non c'è partita nell'ultima frazione; bisognerebbe fare piuttosto la
cronistoria di una serie di impacci, di errori, di frustrazioni manifeste e sfociate in
lacune difensive, disattenzioni in attacco, pessima precisione e incapacità di trovare
nelle gambe e nel cuore la chiave per ribaltare le sorti del match. Avellino dilaga, come
e meglio della Reggio Calabria che qualche mese fa seppellì i campioni d'Italia
escludendoli dai play-off. Mentre il tifo campano dà sfogo al più tipico dei suoi canti,
quello con cui si inneggiava a Maradona, per intenderci, i Roosters tornano
casa una volta di più tumefatti oltre ogni aspettiva.
|