La tristezza di
domenica sera, a distanza di alcune ore, deve lasciare il posto ad analisi più fredde e
serene. La terza sconfitta dei Roosters apre una crisi reale. La squadra non sta bene.
Molti giocatori sono ancora ben al di sotto delle loro potenzialità. Qualcuno vive strane
paure, e da leoni in allenamento, si trasformano in timorosi ragazzoni di fronte a un
canestro. Certo che non si può arrivare lontano solo con la passione di Vescovi,
lestro di Pozzecco o la grinta di Jones. Ma occorre anche dire delle parole precise
nel bene e nel male.
Chi da mesi continua a sparare contro la società per una campagna acquisti sbagliata su
tutti i fronti potrà avere le sue ragioni, ma queste, ammesso che siano giuste, non
cambiano le cose. Questa squadra ha unetà media bassa. Così come bassa è
lesperienza. Se si fa eccezione per i "vecchi" galletti e per Di
Giuliomaria, gli altri non hanno mai giocato in A1. E non è poco. Inoltre, Varese ha
cambiato allenatore e oltre metà organico. In passato veniva fornito un supporto
psicologico anche perché una squadra di basket rimane sempre un gruppo e bene fa Danna a
battere sul concetto di lavoro collettivo. Allora se teniamo conto di questi dati le
critiche dovrebbero essere meno violente. Se poi si analizzano i risultati alcune sorprese
vanno guardate con maggiore attenzione. Avellino, dopo aver sfiorato la vittoria a Reggio
Calabria, ha battuto Varese e poi è andata a vincere a Trieste. Non è mica poca cosa per
una neopromossa. La seconda squadra è la Paf e non occorre commento. Certo con Imola non
si doveva perdere. E non ci si deve crogiolare sulle giustificazioni. Ma ci pensa già
molto bene Federico Danna a strigliare i suoi ragazzi. Bene ancora fa lallenatore a
parlare di duro lavoro e di gioco di squadra. Alcuni limiti sono oggettivi e sono emersi
con tutta forza, ma si possono superare. Continuare a sparare sui ragazzi non serve a
niente e fa solo danni. L'altra sera per poco non si rivedevano brutte scene di violenza.
Ma che senso ha tutto questo? E poi piantiamola di parlare di A2. Questa dallanno
prossimo non ci sarà più e il male è che non ci sarà che una squadra a piombare in B.
Perciò questo è un anno di vera transizione. Ciò fa venire però anche un
sospetto. Non è che questo sia stato tenuto troppo in conto dalla società varesina? Non
è che la mancata paura di una possibile retrocessione abbia lasciato troppo solo
lallenatore e i suoi ragazzi. Ognuno ha
il suo carattere, ma la giovane età di tutti i dirigenti al Campus, non fa trapelare un
gran entusiasmo. Certamente i ragazzi che guidano la Pallacanestro Varese sono in gamba e
preparati. Stanno facendo lavori innovativi che ancora una volta portano la nostra città
al top in Italia, ma a questo non corrisponde un clima sereno. Anche qui si deve fare
meglio squadra e non aver paura di sbagliare qualcosa. Fa parte del gioco e in fondo
gestiscono cinque simpatici ragazzoni che corrono in mutande dietro a una palla che deve
centrare un canestro. Il basket è anche cosa seria e lo sforzo che la società compie
coordinando oltre seicento ragazzini è davvero encomiabile. Ricominciamo a vederla da qui
e non solo dai centimetri di Burditt o dai tiri da tre di Gigena.
Quando siamo andati a Biella una dirigente ci ha accolti in
sala stampa con un sorriso disarmante. "Beati voi che avete Federico". Si
riferiva a Danna. "Lui in sei anni ci ha insegnato tutto". A Varese questo non
serve, vista la tradizione. Ma certamente serve ritrovare lo spirito che sembra smarrirsi
dietro ai primi punti persi. E questo dovrebbero capirlo anche i Boys più scatenati
perché se la squadra cresce e fa della simpatia la sua forza, forse anche una piccola
città come Varese potrà tornare a giocare da pari con i giganti. Altrimenti continuiamo
a lagnarci e a cercare "luomo nuovo" che riporterà i Roosters chissà
dove. E se i sogni non basteranno
sarà forse troppo tardi per capire che è meglio
divertirsi e veder crescere. Ognuno deve fare la sua parte e per primi sicuramente i
ragazzi della squadra. Quando questo non avviene bene si fa a strigliarli, ma solo dopo e
non subito ai primi errori.
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