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07/06/07

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Basket - La crisi dei Roosters è sotto gli occhi di tutti, tifosi e non. Occorre lavorare sodo per ritrovare calma e serenità 
Fermiamo per un po' le polemiche e basta parlare di A2

La tristezza di domenica sera, a distanza di alcune ore, deve lasciare il posto ad analisi più fredde e serene. La terza sconfitta dei Roosters apre una crisi reale. La squadra non sta bene. Molti giocatori sono ancora ben al di sotto delle loro potenzialità. Qualcuno vive strane paure, e da leoni in allenamento, si trasformano in timorosi ragazzoni di fronte a un canestro. Certo che  non si può arrivare lontano solo con la passione di Vescovi, l’estro di Pozzecco o la grinta di Jones. Ma occorre anche dire delle parole precise nel bene e nel male. 
Chi da mesi continua a sparare contro la società per una campagna acquisti sbagliata su tutti i fronti potrà avere le sue ragioni, ma queste, ammesso che siano giuste, non cambiano le cose. Questa squadra ha un’età media bassa. Così come bassa è l’esperienza. Se si fa eccezione per i "vecchi" galletti e per Di Giuliomaria, gli altri non hanno mai giocato in A1. E non è poco. Inoltre, Varese ha cambiato allenatore e oltre metà organico. In passato veniva fornito un supporto psicologico anche perché una squadra di basket rimane sempre un gruppo e bene fa Danna a battere sul concetto di lavoro collettivo. Allora se teniamo conto di questi dati le critiche dovrebbero essere meno violente. Se poi si analizzano i risultati alcune sorprese vanno guardate con maggiore attenzione. Avellino, dopo aver sfiorato la vittoria a Reggio Calabria, ha battuto Varese e poi è andata a vincere a Trieste. Non è mica poca cosa per una neopromossa. La seconda squadra è la Paf e non occorre commento. Certo con Imola non si doveva perdere. E non ci si deve crogiolare sulle giustificazioni. Ma ci pensa già molto bene Federico Danna a strigliare i suoi ragazzi. Bene ancora fa l’allenatore a parlare di duro lavoro e di gioco di squadra. Alcuni limiti sono oggettivi e sono emersi con tutta forza, ma si possono superare. Continuare a sparare sui ragazzi non serve a niente e fa solo danni. L'altra sera per poco non si rivedevano brutte scene di violenza. Ma che senso ha tutto questo? E poi piantiamola di parlare di A2. Questa dall’anno prossimo non ci sarà più e il male è che non ci sarà che una squadra a piombare in B. Perciò questo è un anno di vera transizione. Ciò  fa venire però anche un sospetto. Non è che questo sia stato tenuto troppo in conto dalla società varesina? Non è che la mancata paura di una possibile retrocessione abbia lasciato troppo solo l’allenatore e i suoi ragazzi. 

Ognuno ha il suo carattere, ma la giovane età di tutti i dirigenti al Campus, non fa trapelare un gran entusiasmo. Certamente i ragazzi che guidano la Pallacanestro Varese sono in gamba e preparati. Stanno facendo lavori innovativi che ancora una volta portano la nostra città al top in Italia, ma a questo non corrisponde un clima sereno. Anche qui si deve fare meglio squadra e non aver paura di sbagliare qualcosa. Fa parte del gioco e in fondo gestiscono cinque simpatici ragazzoni che corrono in mutande dietro a una palla che deve centrare un canestro. Il basket è anche cosa seria e lo sforzo che la società compie coordinando oltre seicento ragazzini è davvero encomiabile. Ricominciamo a vederla da qui e non solo dai centimetri di Burditt o dai tiri da tre di Gigena.

Quando siamo andati a Biella una dirigente ci ha accolti in sala stampa con un sorriso disarmante. "Beati voi che avete Federico". Si riferiva a Danna. "Lui in sei anni ci ha insegnato tutto". A Varese questo non serve, vista la tradizione. Ma certamente serve ritrovare lo spirito che sembra smarrirsi dietro ai primi punti persi. E questo dovrebbero capirlo anche i Boys più scatenati perché se la squadra cresce e fa della simpatia la sua forza, forse anche una piccola città come Varese potrà tornare a giocare da pari con i giganti. Altrimenti continuiamo a lagnarci e a cercare "l’uomo nuovo" che riporterà i Roosters chissà dove. E se i sogni non basteranno … sarà forse troppo tardi per capire che è meglio divertirsi e veder crescere. Ognuno deve fare la sua parte e per primi sicuramente i ragazzi della squadra. Quando questo non avviene bene si fa a strigliarli, ma solo dopo e non subito ai primi errori.

 

                                                Marco Giovannelli

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