«Il peggio è passato». Lo dice con un comprensibile sospiro di sollievo,
il sindaco Giovanni Canziani. Che, dopo tre giorni di lotta con la piena del Ticino, oggi
ha visto finalmente calare l'acqua. Rispetto a ieri, infatti, il livello del fiume è
sceso di oltre 70 centimetri. Un miglioramento notevole, che permetterebbe di riaprire
subito il ponte di Oleggio, chiuso da domenica sera. Ma, in questo caso, il condizionale
è d'obbligo. Perché, come sottolinea il primo cittadino lonatese, questa decisione
spetta all'Anas. Ente che, finora, non accenna però a dare il via libera all'importante
collegamento tra Lombardia e Piemonte. «Non voglio
polemizzare troppo - premette Canziani - Ma domenica ci sono volute tre ore e mezza per
capire chi contattare all'Anas per chiudere il ponte. E ora sta succedendo la stessa cosa
per riaprirlo». Ecco perché, nonostante il Comune speri che la struttura ritorni
transitabile per questa sera, con ogni probabilità l'ok slitterà a domani mattina.
«L'Anas deve rendere al più presto percorribile il collegamento, perché ci sono
moltissime persone che vivono su una sponda del fiume e lavorano dall'altra - incalza il
sindaco - Il ponte, del resto, non ha alcun problema. Se non quelli che si trascina da
quarant'anni». E qui si tocca un altro tasto dolente. «Esiste una bozza di un progetto
che prevede la realizzazione di un nuovo ponte, visto che quello attuale ormai è
insufficiente - incalza il primo cittadino - Però, per il bene dei cittadini, Piemonte e
Lombardia devono smetterla di assumere posizioni disinteressate o contrastanti». A quanto
pare, insomma, il problema è che le due Regioni non trovano un accordo per sistemare la
questione.
Al momento, comunque, le questioni più urgenti sono altre. Per venerdì e
sabato, infatti, è previsto il ritorno della pioggia. Maltempo che, nei giorni scorsi, ha
fatto tracimare il Ticino all'altezza di via Alzaia. Costringendo una dozzina di famiglie
a sgomberare le cantine e i piani inferiori delle proprie abitazioni, per rifugiarsi in
quelli superiori. Proprio per arginare la furia del fiume, da domenica sul posto sono
accorse decine di soccorritori, che hanno costruito una diga con 3.000 sacchi di sabbia,
oltre ad attivare una pompa idrovora e altre misure precauzionali. «Per il momento -
conclude il sindaco - abbiamo lasciato tutto lì». Speriamo però che nei prossimi giorni
non succedda alcunché. Un conto, infatti, è un'esondazione ogni sette anni. Un altro una
ogni sette giorni.»
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