| La lettera di Aldo Morniroli
risponde a una richiesta di chiarimenti inoltrata pubblicamente dal presidente del
comitato Rifiutiamoci Ambrogio Filippini il 17 settembre. Nei link trovate tutti gli
ultimi documenti sulla questione, prodotti sia dal Comune che dal comitato. Riceviamo e pubblichiamo
Mi preme rispondere alla sua del 17 settembre 2000 soprattutto per
chiarirle ulteriormente alcuni suoi dubbi circa la corretta applicazione della tariffa, in
particolare quelli inerenti la parte finanziaria. Nonostante il colloquio verbale che il
sottoscritto ha avuto con lei, e con alcuni rappresentanti del comitato, noto delle sue
deficienze informative sulla materia e sul regolamento che la disciplina.
La tariffa rifiuti nasce con l'approvazione dell'apposito
regolamento, che si rende concreto in termini economici con il piano finanziario approvato
dal consiglio comunale il 29 febbraio 2000 con deliberazione numero 21.
Le entrate previste sono state stimate in lire 2.766.553.272. Da tale importo vengono
dedotti lire 31.000.000 e lire 128.000.000 derivanti da entrate per servizi vari e dalla
vendita dei prodotti raccolti in modo differenziato. L'importo rimanente risulta pertanto
essere di lire 2.607.553.272. Preso atto che la copertura del servizio è stata approvata
nella misura del 98,25%, si ottiene che le entrate provenienti dai contribuenti sono
determinate in lire 2.561.921.090. (Il 98,25% di lire 2.607.553.272).
Da tale importo è detratto quello previsto per lo smaltimento degli R.S.U. e degli
ingombranti previsti nel secondo semestre, rispettivamente lire 466.476.000 e lire
65.063.000. Rimane pertanto un importo di lire 2.030.382.090 sul quale viene calcolata la
parte fissa e, per i primi sei mesi dell'anno, la parte variabile. Questo importo viene
addebitato nella misura del 63% alle utenze domestiche e nel rimanente 37% alle utenze non
domestiche. Tali percentuali sono state desunte analizzando gli importi pagati dalle due
categorie con il vecchio sistema TARSU.
Per la parte variabile, utenze domestiche, sono stati utilizzati i
coefficienti minimi previsti dalla legge. Utilizzando i coefficienti massimi, come da lei
proposto, si otterrebbe una tariffa più alta del 9% per i nuclei composta da una persona
ed una più bassa di circa il 5% per quelli composti da 6 o più persone. Queste sono
scelte opinabili che però devono prendere in considerazione il fatto che i nuclei
familiari di una persona, quelli per i quali la Lega Nord ha sempre avuto un particolare
attenzione, sono il 20% del totale dei nuclei familiari mentre quelli di 6 o più persone
sono meno del 2%.
Questa è una semplice ma doverosa precisazione per una sua
ulteriore e più approfondita valutazione dei parametri richiesti per l'applicazione della
tariffa. Utilizzando i coefficienti da lei proposti, inoltre, si otterrebbe che anche i
nuclei familiari composti da 4 persone, circa il 21% del totale, pagherebbero più di
quanto è stato previsto dall'amministrazione comunale.
Da una lettura del regolamento approvato dal consiglio comunale, e
come già spiegatole nel corso dell'incontro già precedentemente menzionato, è
impossibile per l'Azienda Speciale Servizi Comunali (A.S.S.C.) introitare più soldi di
quanto costa il servizio. La sua domanda di come saranno utilizzati i soldi incassati con
la vendita in più dei sacchi, è completamente priva di fondamento e fuorviante di una
corretta informazione nei confronti degli appartenenti al comitato ma evidentemente anche
per tutti i contribuenti. Nell'articolo 4 e nell'articolo 5 del regolamento, infatti, è
ben chiaro che il costo dei sacchi deriva da un'operazione matematica e per la quale la
sua supposizione risulta totalmente priva di qualsiasi fondamento. Mi ripeto nella
spiegazione, con un concetto diverso ed il più semplice possibile, affinché possa meglio
comprendere il meccanismo contabile.
A) = Spese che il gestore del servizio (A.S.S.C.) sostiene per raccogliere, trasportare e
smaltire i rifiuti contenuti nei sacchi
B) = Sacchi distribuiti
Il costo del sacco deriva da tale operazione : A diviso B.
Considerato che A è di lire 466.476.000 ed ipotizzando che B sia di 125.000, si avrebbe
466.476.000 diviso 125.000, ovvero lire 3.731. Costo del singolo sacco.
Supponendo che i sacchi utilizzati, anziché essere 125.000, siano per esempio 160.000, si
avrebbe 466.476.000 diviso 160.000, ovvero lire 2.915. Costo del singolo sacco.
Ipotizzando che il costo del servizio sia di lire 350.000.000 ed il numero dei sacchi
distribuiti 125.000, si avrebbe 350.000.000 diviso 125.000 ovvero lire 2.800. Costo del
singolo sacco. Come può notare il costo del sacco non è fisso, varia in funzione dei due
fattori sopra riportati. Risulta pertanto evidente che non è possibile per l'A.S.S.C.
introitare più soldi di quelli che spende per effettuare il servizio.
Ritenendo di essere stato chiaro in tutte le sue osservazioni sulla
parte contabile della tariffa, mi auguro che lei, quale coordinatore, possa chiarire agli
aderenti del comitato tali meccanismi ed evitare di divulgare informazioni errate che
possano creare solo ed unicamente confusione nei confronti non solo degli aderenti al
comitato da lei rappresentato, ma della popolazione intera.
Aldo Morniroli
Capogruppo Lega nord
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