| La fiera di Saronno ricomincia
da zero dopo vent'anni di assenza. Oltre centoquaranta standisti, quasi tutti commercianti
e artigiani della zona, hanno portato i loro prodotti e servizi nella grande
vetrina di via Primo Maggio. Promossa dalla delegazione di Saronno dell'Associazione
artigiani e dall'Associazione commercianti, la fiera ha come suo primo obiettivo proprio
quello di mettere in mostra il territorio e le sue aziende. E così è, perché
aggirandosi tra gli stand si può trovare di tutto: dalle salamelle, alla biancheria da
corredo, dai climatizzatori, ai caminetti. Insomma un bel bazar, ricco e colorato.
Tra questi ci sono anche i provider e le società che forniscono servizi in internet, non
molte in verità, ma abbastanza per dare la sensazione di una società in
cambiamento. Si coglie però una contraddizione
nelle affermazioni dei promotori che, se da una parte ribadiscono l'importanza della
presenza delle professioni generate dalla new economy e dalle nuove tecnologie,
dall'altra affermano che la fiera è una "vetrina reale e non virtuale, attraverso la
quale tutti potranno rendersi conto di come Saronno sia una città viva, fiorente".
In questa affermazione si coglie tutto lo scetticismo nei confronti della Rete e di
Internet, come se il reale e il virtuale fossero antitetici e in conflitto, come se il
vero dualismo fosse tra reale e virtuale. Non si coglie invece il fatto che se in questa
fiera c'è un pizzico di Know how, questo è portato proprio dalle società che hanno
investito nella Rete e sulle sue potenzialità. L'ulteriore contraddizione è il fatto che
il comune di Saronno, patrocinatore della kermesse, ha presentato proprio in questi giorni
il suo nuovo sito, anzi portale, vista la dimensione
dell'opera. Interattivo al punto che avrà senz'altro una pesante e positiva
ricaduta sulla vita reale e non virtuale dei cittadini, che decideranno di avvicinarsi a
Internet.
Il doppio messaggio sulla Rete, che spesso proprio le associazioni
di categoria rimandano all'esterno, è il segno dell'impreparazione a cogliere la vera
sfida dei nuovi tempi. Non si tratta solo di una questione psicologica, di resistenza al
cambiamento, ma di una presa di posizione voluta, che ha a che fare con il potere. Le
nuove tecnologie mettono in discussione ciò che noi sappiamo, ci costringono ad uno
scarto culturale che non solo costa fatica, ma che ci obbliga a ridefinire il nostro
spazio di azione. Se la preoccupazione è quella di perdere delle posizioni ormai
consolidate, sia economiche che politiche, la diffidenza verso il web e questa ambiguità
non preserveranno nessuno, anzi accelereranno - com'è già avvenuto in passato con
l'avvento di nuovi media - ancor più il processo di distacco e di perdita.
Il vero dualismo non è dunque tra virtuale e reale, ma tra chi vuole realmente il
cambiamento e chi fa finta di volerlo.
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