L'indagine presentata oggi alla Liuc parla chiaro: uno dei nemici più grandi
della campagna di sensibilizzazione in tema di fumo passivo è proprio la
"passività" dei non fumatori. Da intendersi come indifferenza verso un problema
verso cui molti sono critici solo a parole. E, purtroppo, una riprova evidente di questo
atteggiamento si è avuta giusto questo pomeriggio, in occasione della presentazione dello
studio sui comportamenti degli studenti in merito al tabacco. Poche, troppo poche le sedie occupate dagli oltre settecento giovani
dell'università Cattaneo. Che, tra l'altro, in aprile sono stati tutti coinvolti in prima
persona, tramite la compilazione di un questionario di 77 domande. Eppure, oggi, anche
l'arrivo dei soliti ritardatari non è bastato a riempire una platea desolatamente
semivuota. Il tutto a fronte di relatori di richiamo (nella
foto): dal rettore Francesco Silva al sociologo
Bruno Guglielminotti, dal responsabile dell'Osservatorio sul Tabacco Carlomaria Cis al
responsabile dell'Osservatorio dell'Istituto superiore di Sanità Piergiorgio Zuccaro.
Oltre, naturalmente, a Matteo Conti, rappresentante degli studenti nel consiglio
d'amministrazione della Liuc, nonché autore dell'indagine.
Una ricerca preziosa, che ha avuto come spunto uno studio
sociologico condotto in un liceo di Biella e che è stata realizzata grazie alla
collaborazione dell'Università e dell'Osservatorio sul tabacco. A cui si sono aggiunti i
patrocini delle sezioni di Milano e Varese della Lega italiana per la lotta contro i
tumori e del Gruppo giovani imprenditori della Provincia di Varese. Proprio Vittorio
Colombo, funzionario dell'Univa che ha seguito la vicenda per il Gruppo giovani, spiega
che «questa pubblicazione verrà ora diffusa, oltre che all'interno della Liuc, in
occasione dell'Orientagiovani che si terrà a novembre a Ville Ponti di Varese». Senza
contare le copie che verranno date al Provveditorato agli Studi, con lo scopo di essere
distribuite nelle scuole superiori della provincia.
«La nostra iniziativa - spiega Conti - si è mossa
dall'assunto che le regole esistenti spesso vengono disattese perché non condivise.
Perciò l'idea è stata quella di provare a creare, attraverso la parola e il
coinvolgimento, quel consenso indispensabile per ottenere qualsiasi risultato». Puritana
volontà repressiva o desiderio di scatenare una guerra ideologica tra fumatori e non
fumatori? «Assolutamente no - risponde il promotore dell'iniziativa - La ragione è molto
più importante: aiutare certi nostri colleghi che a causa di alcune patologie
all'apparato respiratorio soffrono fortemente il fumo passivo».
Una bacchettata che colpisce nel vivo anche i professori.
«Abbiamo amaramente rilevato - conclude infatti Conti nella sua relazione - che la
stragrande maggioranza dei docenti che fuma assume un comportamento alquanto scorretto
rispetto sia al ruolo sia al contesto. Una scorrettezza che arriva in taluni casi a
livelli per cui molti di loro fumano indisturbati nelle aule durante le lezioni e le
sessioni d'esame».
Attenzione, però. Guai a pensare che quella della Liuc sia
una popolazione di accaniti fumatori. A sottolinearlo ci pensa il rettore Silva. Il quale
spiega come, nella sua Università, la percentuale di chi consuma sigarette rispecchi
assolutamente la media nazionale. Allo stesso modo in cui l'assenza in massa da parte
degli studenti all'incontro odierno non sarebbe da considerare un'eccezione. «Oggi i
ragazzi sono concentrati sullo studio, sugli esami - conclude - E' un problema di
orizzonti temporali. Alla salute credono di poterci pensare un domani». Una lezione,
questa, che evidentemente devono ancora imparare.
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