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Ore 16.26.17
Giorno
07/06/07
Scheda/Cos'é oggi Malpensa
Malpensa - L'aeroporto compie due anni ma l'apertura dell'hub é passata alla storia per il suo carico di disagi e tensioni. Ecco il racconto di un responsabile del servizio bagagli
Quel 25 ottobre 1998, nella pancia dell'aeroporto

"Ha da passà ‘a nuttata" diceva Edoardo De Filippo. Oggi per l’aeroporto di Malpensa è mattina. Servizi che cominciano a girare a regime e transiti in continuo aumento. Ma la notte ha fatto paura, e ancora impresse nella carne sono le stigmate di chi, in quei terribili primi giorni, ha lavorato sommerso da bagagli orfani di padre, sotto il fuoco incrociato delle proteste (giustificate) di mezzo mondo e dei riflettori delle televisioni venute a constatare il flop italiota.

panoramica.jpg (27906 byte)Il 25 ottobre 1998 per il grande Hub è stato il giorno più lungo. Una vera Caporetto. "Avevamo preparato il debutto basandoci sulla nostra esperienza di Linate – racconta Calogero "Maurizio" Camilleri, responsabile in turno del servizio bagagli -, ma non ci rendevamo conto di cosa significasse essere un Hub. Arrivò il primo aereo intercontinentale, con 6 bidoni di bagagli da smistare per altre destinazioni. Ci mettemmo a lavorare con foga, e già quel carico ci sembrava alto. Poco dopo arrivò l’intercontinentale da Sydney. Apriti cielo. 12 bidoni di bagagli. Nel giro di qualche ora fummo sommersi. Un disastro".

Quello che successe dopo se lo ricordano tutti. Gli aerei che partono senza i bagagli. Il mondo che si prende gioco dell’Italia. Sea che rifiuta di chiudere l’aeroporto. Ma c’è un altro aspetto di quella vicenda meno conosciuto. Una sorta di epopea del lavoro che farebbe ridere un ingegnere americano e incazzare un businessman tedesco, ma che alla fine ha dato i suoi risultati. "Siamo diventati un Hub in due giorni – dice Camilleri -, correggendo tutto in corsa, con l’affanno di recuperare il tempo perduto. Questi altoparlanti li feci mettere la sera del 24, quando mi resi conto che dovevamo poter comunicare a distanza. Poi c’era il problema di far capire agli operai cosa fare. Ce n’erano di tutte le nazionalità, una babele di lingue. Mi ricordo poi un ragazzo con il muletto che continuava a girare avanti e indietro chiedendo se Catania era nell’area di Schengen o no". E alla fine ne sono venuti fuori. Veri italiani, che danno il meglio di se’ quando sono messi con le spalle al muro.

malpensa21.jpg (15642 byte)L’androne dello smistamento bagagli è lungo 800 metri e ospita 77 moli per il trasporto delle valigie (a Roma li chiamano baie), che dai piani superiori scendono fino all’altezza delle piste. Davanti all’uscita di ogni molo c’è un visual led elettronico. Indica a quale volo è destinato il bagaglio, e, in colori diversi, anche le prossime destinazioni dei carichi che scenderanno dal rullo. I moli sono lo sbocco di una nervatura fondamentale, per qualsiasi aeroporto. L’estetica del luogo ricorda il magazzino di una fabbrica, con i muletti che si muovono veloci e gli operai in tuta arancione sparsi nel perimetro. In giro si vedono alcune biciclette. Necessarie per non macinare chilometri a piedi ogni giorno. Due centrali operative sovrintendono alle due aree in cui è diviso il servizio: una per l’Alitalia e una per le compagnie straniere.

Questo sistema ha una capacità di 14.800 bagagli l’ora. Lavora a pieno regime tra le 7 e le 10 e 30 di mattina, quando arriva l’intercontinentale da Johannesburg e quello da Bangkok (che porta 340 bagagli per 38 destinazioni diverse). La perla del servizio è lo screening totale dei bagagli. Per ora viene effettuato solo per le compagnie americane e per quelle a rischio, ma l’obiettivo sarà quello di estenderlo a tutte in futuro. Le macchine radiogene monitorano il bagaglio. Sullo schermo appare l’oggetto in rosso se è un metallo e verde se è una sostanza organica. Le apparecchiature le produce una ditta italiana: la Gilardoni.

Se il fattore sicurezza non ha mai dato problemi, quello velocità, come abbiamo visto, è stato la croce dell’Hub. Per questo Sea ha apportato alcuni cambiamenti importanti, tenuto conto del fatto che ormai il 60% dei bagagli sono solo di passaggio da Malpensa. Il primo passo è stato capire che c’era bisogno di un magazzino più vicino alle piste. Gli aerei che hanno la coincidenza sotto l’ora di attesa, infatti, non fanno a tempo ad immettere il bagaglio nel sistema, rischiando di perdere il carico. Per questo è stato costruito un magazzino di 2800 metri quadri vicino alla torre di controllo. Ci lavorano gli "shortisti", squadre da 50 persone che lavorano sempre sotto bordo, facendo la spola tra la pancia di un aereo e l’altra.

I bagagli senza patria invece finiscono in un’area in fondo all’androne dello smistamento. Non sono molti. Lì ci possono essere anche quelli rifiutati dal comandante di un aereo. Su un carrello c’è un pacco di cartone legato alla vattelappesca. È un carico di fagioli che il comandante di un aereo tunisino ha   rifiutato di imbarcare. "Sì, sono pochi i bagagli che perdiamo – annota con soddisfazione Camilleri -. Ci hanno dato addosso tutti, ma in realtà, dopo le prime difficoltà, siamo diventati davvero bravi, tra i migliori direi".

Roberto Rotondo

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