"Ha da
passà a nuttata" diceva Edoardo De Filippo. Oggi per laeroporto di
Malpensa è mattina. Servizi che cominciano a girare a regime e transiti in continuo
aumento. Ma la notte ha fatto paura, e ancora impresse nella carne sono le stigmate di
chi, in quei terribili primi giorni, ha lavorato sommerso da bagagli orfani di padre,
sotto il fuoco incrociato delle proteste (giustificate) di mezzo mondo e dei riflettori
delle televisioni venute a constatare il flop italiota.
Il 25 ottobre 1998
per il grande Hub è stato il giorno più lungo. Una vera Caporetto. "Avevamo
preparato il debutto basandoci sulla nostra esperienza di Linate racconta Calogero
"Maurizio" Camilleri, responsabile in turno del servizio bagagli -, ma non ci
rendevamo conto di cosa significasse essere un Hub. Arrivò il primo aereo
intercontinentale, con 6 bidoni di bagagli da smistare per altre destinazioni. Ci mettemmo
a lavorare con foga, e già quel carico ci sembrava alto. Poco dopo arrivò
lintercontinentale da Sydney. Apriti cielo. 12 bidoni di bagagli. Nel giro di
qualche ora fummo sommersi. Un disastro".
Quello che successe dopo se lo ricordano tutti. Gli aerei che partono
senza i bagagli. Il mondo che si prende gioco dellItalia. Sea che rifiuta di
chiudere laeroporto. Ma cè un altro aspetto di quella vicenda meno
conosciuto. Una sorta di epopea del lavoro che farebbe ridere un ingegnere americano e
incazzare un businessman tedesco, ma che alla fine ha dato i suoi risultati. "Siamo
diventati un Hub in due giorni dice Camilleri -, correggendo tutto in corsa, con
laffanno di recuperare il tempo perduto. Questi altoparlanti li feci mettere la sera
del 24, quando mi resi conto che dovevamo poter comunicare a distanza. Poi cera il
problema di far capire agli operai cosa fare. Ce nerano di tutte le nazionalità,
una babele di lingue. Mi ricordo poi un ragazzo con il muletto che continuava a girare
avanti e indietro chiedendo se Catania era nellarea di Schengen o no". E
alla fine ne sono venuti fuori. Veri italiani, che danno il meglio di se quando
sono messi con le spalle al muro.
Landrone
dello smistamento bagagli è lungo 800 metri e ospita 77 moli per il trasporto
delle valigie (a Roma li chiamano baie), che dai piani superiori scendono fino
allaltezza delle piste. Davanti alluscita di ogni molo cè un visual
led elettronico. Indica a quale volo è destinato il bagaglio, e, in colori diversi,
anche le prossime destinazioni dei carichi che scenderanno dal rullo. I moli sono lo
sbocco di una nervatura fondamentale, per qualsiasi aeroporto. Lestetica del luogo
ricorda il magazzino di una fabbrica, con i muletti che si muovono veloci e gli operai in
tuta arancione sparsi nel perimetro. In giro si vedono alcune biciclette. Necessarie per
non macinare chilometri a piedi ogni giorno. Due centrali operative sovrintendono alle due
aree in cui è diviso il servizio: una per lAlitalia e una per le compagnie
straniere.
Questo sistema ha una capacità di 14.800 bagagli lora. Lavora a
pieno regime tra le 7 e le 10 e 30 di mattina, quando arriva lintercontinentale da
Johannesburg e quello da Bangkok (che porta 340 bagagli per 38 destinazioni diverse). La
perla del servizio è lo screening totale dei bagagli. Per ora viene effettuato solo per
le compagnie americane e per quelle a rischio, ma lobiettivo sarà quello di
estenderlo a tutte in futuro. Le macchine radiogene monitorano il bagaglio. Sullo schermo
appare loggetto in rosso se è un metallo e verde se è una sostanza organica. Le
apparecchiature le produce una ditta italiana: la Gilardoni.
Se il fattore sicurezza non ha mai dato problemi, quello velocità,
come abbiamo visto, è stato la croce dellHub. Per questo Sea ha apportato alcuni
cambiamenti importanti, tenuto conto del fatto che ormai il 60% dei bagagli sono solo di
passaggio da Malpensa. Il primo passo è stato capire che cera bisogno di un
magazzino più vicino alle piste. Gli aerei che hanno la coincidenza sotto lora di
attesa, infatti, non fanno a tempo ad immettere il bagaglio nel sistema, rischiando di
perdere il carico. Per questo è stato costruito un magazzino di 2800 metri quadri vicino
alla torre di controllo. Ci lavorano gli "shortisti", squadre da 50 persone che
lavorano sempre sotto bordo, facendo la spola tra la pancia di un aereo e laltra.
I bagagli senza patria invece finiscono in unarea in fondo
allandrone dello smistamento. Non sono molti. Lì ci possono essere anche quelli
rifiutati dal comandante di un aereo. Su un carrello cè un pacco di cartone legato
alla vattelappesca. È un carico di fagioli che il comandante di un aereo tunisino ha
rifiutato di imbarcare. "Sì, sono pochi i bagagli che perdiamo annota
con soddisfazione Camilleri -. Ci hanno dato addosso tutti, ma in realtà, dopo le prime
difficoltà, siamo diventati davvero bravi, tra i migliori direi".