Provocatoria. Fin dal titolo e per stessa ammissione del sindaco Gianfranco
Tosi. Che, parlando della tavola rotonda di ieri sera al Museo del Tessile (nella
foto), ha commentato: «E' la prima volta che, a proposito di Busto,
viene sancita in modo ufficiale la definizione di "area metropolitana"». E
difatti il nome dato all'incontro, organizzato dall'assessorato alle Relazioni in
collaborazione con l'Ordine degli architetti di Varese, è stato proprio "Prospettive
per l'area metropolitana a Sud della provincia di Varese". «L'auspicio di tale
titolo è che s'incominci finalmente a considerare una realtà di fatto finora trascurata
- ha spiegato Tosi - Ossia, l'assoluta omogeneità socio-economica di questa zona, che ora
potremmo definire area di Malpensa, superando le tradizionali etichettature di
Altomilanese, Basso Varesotto o Seprio». Un discorso, quello
del sindaco, che ha spezzato una bella lancia a favore della provincia bustocca. E che ha
trovato riscontro anche nelle parole dell'assessore alle Relazioni, Luciana Ruffinelli,
sulla necessità di trovare risposte adeguate a temi «irrinunciabili e ormai non più
procrastinabili».
Punti illustrati a una platea di una settantina di persone dal
moderatore Stefano Castiglioni, presidente dell'Ordine degli architetti della provincia di
Varese, e dagli altri tre relatori della serata. «Sull'onda di Malpensa 2000 (nella
foto sotto, una panoramica), Busto si trova e si troverà sempre più
nella posizione di crocevia della rete stradale regionale e dell'alta velocità
ferroviaria - ha spiegato Castiglioni - Il tutto in un'ottica non solo nazionale, ma anche
e soprattutto europea».
E
proprio sulla scorta di queste premesse, il presidente della commissione Territorio
dell'Ordine degli architetti di Varese ha sottolineato l'importanza di inziare a costruire
«una cultura di collaborazione strategica, che tenga conto sia della vocazione
infrastrutturale sia dei rapporti economici di produzione che legano le città intorno
all'hub della brughiera». Intervento concluso con un monito ben preciso. «Bisogna
svegliarsi, affinché tutte le condizioni positive di partenza non cedano dal punto di
vista della capacità progettuale».
Un invito al gioco di squadra è arrivato anche da Luciano Minotti,
direttore del Centro piano intercomunale milanese. Il quale, pur non nascondendo che
Malpensa 2000 è ancora un «problema aperto con molte luci e altrettante ombre», ha
ricordato la posizione strategica di città come Busto: «Abbastanza vicine per cogliere i
benefici portati dall'aeroporto, abbastanza lontane per non subirne direttamente le
ripercussioni ambientali». Il tutto senza perdere di vista due problematiche
fondamentali: l'ambiente e le infrastrutture. Secondo Minotti, infatti, il primo punto va
salvaguardato ricordandosi che «lo sviluppo si gioca sul ridisegno della città che c'è
e non sacrificando altre aree verdi». Mentre, per quanto concerne le infrastrutture, la
partita è duplice. Da un lato il trasporto ferroviario, per il quale l'architetto
consiglia di tenere sotto controllo soprattutto le scelte inerenti la nuova linea
Lugano-Milano del Gottardo. Dall'altro le strade, «delle quali ne abbiamo ancora bisogno,
eccome, per un sistema di trasferimenti che non graviti solo su Milano e per creare
un'accessibilità all'aeroporto anche da Sud».
L'intervento conclusivo è spettato poi a Massimo Giuliani,
presidente della sezione lombarda dell'Istituto nazionale di Urbanistica. A lui il compito
di sottolineare l'inadeguatezza degli attuali strumenti di pianificazione dello sviluppo
urbano. «L'impostazione garantista legata ai piani regolatori ci ha fatto finire in un
reticolo di difficoltà e lungaggini». Mentre, secondo Giuliani, la pianificazione
dovrebbe essere impostata come elemento di integrazione tra le diverse politiche urbane.
|