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07/06/07

Le vite parallele di Giunio della città di Luna e del gladiatore Massimo l'Ispanico

E' tempo di letture parte la fiera del libro

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Marco Buticchi, il Ken Follet italiano

Lo hanno paragonato a Ken Follet e a Wilbur Smith, i mostri sacri dei libri avventura. A vederlo potrebbe interpretare benissimo la parte di James Bond. Un po' piacione: alto, occhi chiari, sguardo seducente, voce profonda. Veste all’inglese, sportivo, ma elegante. Nonostante l’apparenza è italianissimo, si chiama Marco Buticchi, 43anni, di La Spezia, la terra che non vede mai il tramonto. (nella foto in alto Marco Buticchi)

Un tempo andava in giro per il mondo a vendere petrolio, oggi è un affermato scrittore, anche se lui preferisce dire scherzosamente che fa il bagnino, visto che gestisce uno stabilimento balneare a Lerici.
Pubblica con Longanesi, nella serie "I Maestri dell’avventura", il massimo per chi ama il genere. Non è stato sempre così dice lui. «Ho sempre scritto fin da bambino. Poi nel 1989 il mio primo romanzo. L’ho fatto leggere ad un amico editore che mi ha sconsigliato di continuare.»

Buticchi è testardo, ne scrive un secondo "Il cuore del profeta". Questa volta pero’ non chiede pareri a nessuno. Lo fa stampare a sue spese, in mille copie, e con la moglie organizza la distribuzione . «Si girava per le librerie di La Spezia e se ne lasciavano due o tre per ciascuna.» Le copie vengono esaurite in breve tempo, il passaparola dei lettori lo premia. Ne fa stampare un altro, stessa sorte. Vince premi nazionali e internazionali, ma non è ancora il vero successo. 
La svolta arriva nel 1994 , perché la sua strada incrocia quella di un grande editore: Mario Spagnol, della Longanesi. Buticchi gli invia un manoscritto. «Un giorno arriva una telefonata. Dice 'sono Mario Spagnol'. Io ero abituato a scherzare su questa cosa. Ma quel giorno al telefono era proprio lui. Il mio sogno si era avverato, perché Spagnol aveva letto il mio manoscritto e aveva deciso di pubblicarlo.»

"Le pietre della luna" s’intitola il libro, la scritta Longanesi & C. brilla sulla copertina, è il 1997 e il libro vende 150mila copie. E’ il successo. E' l'unico libro a cui Buticchi non ha cambiato il titolo incorsa. Così era e così è rimasto fino all'uscita.  Lui non è Paganini e decide di concedere il bis con "Menorah", altro grande successo. Viene catapultato sulla scena, il suo nome compare nei convegni sui libri d’avventura accanto a quelli più importanti. «Facevo finta che fosse tutto normale per me, quando mi trovavo fianco a fianco di un Sepulveda o altri grossi nomi. Poi, appena finiva il convegno, esultavo come un bambino che ha visto i suoi campioni.»

Non è poi così convinto che in Italia non si legga , «un luogo comune», liquida perentorio. Dice che il piacere dello scrittore sta nell’essere letto e che bisogna sfatare molti luoghi comuni. «L’immagine dello scrittore un po’ sfigato, emaciato, incompreso da tutti va ribaltata. Lo scrittore italiano si è crogiolato per troppo tempo sugli allori, scrive per piacere a se stesso. A me scrivere scarica dalle tensioni e mi rilassa , non è sofferenza insomma. E poi se uno vende mille copie e un altro ne vende milioni ci sarà qualche motivo». 

I suoi libri sono una miscela ben calibrata di storia e fantasia, quasi sempre condita da elementi di cultura ebraica. Il tutto è confezionato dal ritmo incalzante  della sua scrittura. Buticchi gioca su più piani, collegando tra loro fatti storici lontani e apparentemente slegati, senza connessioni. E così il lettore è come se si trovasse sulla macchina del tempo con Buticchi alla guida che lo trasporta, con consumata abilità, dall’antica Roma, all’attuale sede del Mossad, da Robespierre a Saddam Hussein. «Ho sempre avuto passione per la storia. Ci sono degli episodi interessanti che solo apparentemente sembrano non collegati. Ci sono delle coincidenze strane di date, di fatti e di nomi che mi appassionano. I miei continui riferimenti all’ebraismo sono il risultato di una mia convinzione: io penso che veramente il popolo ebraico sia il popolo eletto, dopo tutto quello che hanno passato, hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.»

Nel suo ultimo libro "Profezia" Buticchi parte da un episodio accaduto il 13 ottobre del 1307 in Francia: il rastrellamento di circa 15mila templari incarcerati torturati e infine mandati al rogo. Da qui passa al mistero della fine della famiglia dello Zar Nicola II e si arriva all’attentato subìto dal Papa il 13 maggio 1981, per ripartire subito a bordo della Queen Of Atlantis, la più grossa nave da crociera, salpata nell’estate del 1999 da Venezia, sulla quale viaggia anche un illustre storico medievalista, che vanta illustri antenati tra i templari  insieme a lui anche il più potente mercante d’armi russo, tale Josif Drostin. È il cerchio che si chiude.
Buticchi non è proprio convinto che il terzo segreto di Fatima, quello dell’attentato al Papa, sia stato del tutto rivelato, o perlomeno ritiene che sia stato un po’ deludente. Forse qualcosa di più ce lo svelerà lui.

Marco Buticchi
Le pietre della luna, 1997, Longanesi, La Gaja scienza
p. 432, lire 32.000 

Menorah, Longanesi, 1998, Longanesi, La Gaja scienza
p. 396, lire 30.000 

Profezia, Longanesi, 2000, Longanesi, La Gaja scienza
pp. 444, lire 32.000

Michele Mancino.

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