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Ore 16.26.22
Giorno
07/06/07
Marco Buticchi, il Ken Follet italiano

E' tempo di letture parte la fiera del libro

 

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Gallarate - S'intitola "Le pietre della Luna", un libro uscito nel 1997. La storia che l'autore narra è molto simile a quella portata sul set cinematografico da Ridley Scott tre anni dopo
Le vite parallele di Giunio della città di Luna e del gladiatore Massimo l'Ispanico

Il nome non dice nulla e in un certo senso trae inganno. Addirittura qualcuno l’ha recensito e catalogato come libro di fantascienza. "Le Pietre della Luna" di Marco Buticchi è innanzitutto un libro storico, d 'avventura sì, ma storico. 
Un bel tomo di oltre 400 pagine, che si fa leggere con golosità, vuoi per il ritmo incalzante, vuoi per le vicende che racconta. Ma chissà quanti saranno saltati sulla sedia, dopo aver letto le prime duecento pagine. Forse non tutti, ma certamente  a chi ha visto il film "Il gladiatore", campione d'incassi al botteghino, il dubbio sarà sorto. Infatti la storia del Tribuno Giunio, raccontata da Marco Buttichi, è molto simile  a quella raccontata magistralmente da Ridley Scott nella fortunata  pellicola che ha lanciato nell’olimpo della celluloide l’attore australiano Russel Crowe e segnato il ritorno del cinema al kolossal storico. 
Il particolare non indifferrente pero’ è che il libro "Le pietre della Luna" è uscito nel 1997, mentre il film in questione è uscito tre anni dopo. Certo, qualche differenza c’è tra le due storie, ma sono solo sfumature. L’impianto è quasi lo stesso  e le vicende di Massimo l’ispanico, raccontate dal grande regista americano, assomigliano a quelle del Tribuno Giunio della città di Luna, raccontate dallo scrittore spezzino.

Buticchi come si spiega l’incredibile somiglianza tra il suo libro e il kolossal americano "Il gladiatore"?
«Effettivamente la cosa mi è stata fatta notare. Una spiegazione potrebbe essere nelle fonti usate da me e quelle usate dallo sceneggiatore del film, che potrebbero essere le stesse. Parlo di Aulo ellio, Le Erodiadi di Ovidio, Svetonio e Plutarco e tanti altri autori del tempo. Puo’ essere, è nel campo delle possibilità, che abbiano letto anche il mio libro.»

Nessuno le ha mai chiesto una riduzione cinematografica dei suoi romanzi?
«Questo è un aspetto che abbiamo preventivamente trattato con la casa editrice ed è già stato previsto. Per il momento ancora nulla.»

Perché lei viene presentato come un caso editoriale?
«Perché gli italiani hanno una resistenza a leggere gli autori italiani, specialmente in questo genere di romanzi, dove gli autori stranieri la fanno da padrone.»

Qual è la sua maggiore fonte di ispirazione?
«Il mare e la storia. Io ho viaggiato molto per lavoro e la mia indole curiosa mi ha fatto conoscere molte cose.  Però è quando sono nella mia Lerici e davanti al mare che mi rilasso e riesco ad immaginare.»

Le pietre della luna, 1997, Longanesi, La Gaja scienza, p. 432, lire 32.000 

Michele Mancino.

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