"Non è un film TV"
tiene a precisare lautore "è un film vero". Vero perché riprende
temi dellattualità e unisce quello che è una rappresentazione quasi
documentaristica a quelle che sono tecniche molto vicine a quelle cinematografiche, più
che televisive.
Questo real-movie in particolare, racconta la storia di Samantha, 17enne con un figlio
di due anni che scappa di casa e si ritrova a dover affrontare quello che è il continente
sommerso dellhinterland milanese: giovani disadattati, prostituzione, droga, o
semplice disagio giovanile. Sullo sfondo di questo viaggio, vi sono quelle che una volta
erano le vecchie e silenziose campagne milanesi, oggi ricoperte di tangenziali e centri
commerciali pieni di pubblicità. Pubblicità che mostra una vita che non è.
Ultima delle 180 ragazze provinate, la
protagonista Ilenia Lazzarin (Samantha), anche lei nuova nella
recitazione, dimostra tatto e sensibilità verso un personaggio non facile, un personaggio
che cerca di reagire nellunico modo a disposizione per evitare lomologazione a
cui la sua generazione è sottoposta: facendo delle scelte. "Nel film," ci
dice il regista "questa ragazza fa delle cose anche sgradevoli, non è un personaggio
seduttivo, non è Madre Teresa di Calcutta, è una persona che fa delle scelte, e che è
capace di dire di no a quella omologazione a cui lei e suoi coetanei sono soggetti".
"Laver scelto di usare quasi tutti attori non professionisti come Ilenia"
prosegue il regista "costituisce uno degli elementi che differenziano questo
prodotto dalla fiction televisiva normale che è basata sui grossi nomi e, molte volte, è
costruita anche su una certa esibizione un po ostentata e narcisisticamente
esibizionista."
Autore sia del soggetto che della sceneggiatura,
nonché regista, alla domanda se questo prodotto si pone lobiettivo di denuncia Gilberto
Squizzato risponde che "di denuncia viviamo ormai da decenni in questo
paese, ma mi basterebbe proporre qualche piccolo frammento di uno specchio, perché si
possa così riflettere su alcuni aspetti della realtà. In questo caso ho voluto
rappresentare questa Atlantide sommersa, questo mondo degli adolescenti e dei giovani che
ha ricevuto molto, è vero, ma che è stato, ed è, molto violentato. È una violenza
subdola e sistematica che viene inflitta costantemente ai giovani dal mondo cinico degli
adulti, fatto dai media, dalla pubblicità. Credo che questa generazione viva un profondo
senso di inadeguatezza. Questa è una delle linee che percorre questo racconto. Se sia
denuncia, non lo so, ma è unoccasione per riflettere.
Ma in questo real-movie vi è anche molta
poesia: come dimostra il sorriso di Samantha in un cimitero di fronte a un angelo di
pietra, lunico che la ascolti. Alla base di questo angelo, e in un pezzo di torta,
la ragazza scoprirà una parte di se stessa.