Come
si puo superare la contrapposizione tra scienza e cultura? Si puo' estendere la
democrazia alle scelte tecnologiche o l'uomo deve assistere inerme e passivo alla calata
del sapere applicato? Domande importanti, in tempi in cui si parla quasi esclusivamente di
nuove tecnologie e di nuove frontiere della scienza. Domande alle quali ha cercato di
rispondere il fisico Bernard Maitte dellUniversità di Lille, intervenuto come
relatore nel ciclo di conferenze organizzate nellambito della mostra
scientifica Il giardino delle scienze.
Bernard Maitte (nella foto sopra) è considerato uno dei
padri fondatori dei Centri per la cultura scientifica, tecnica industriale (CCSTI).
Lo scopo di questi Centri, sorti e sviluppatisi in Francia all'inizio degli anni ottanta,
non è solo quello di ridare importanza e centralità alla scienza, ma di farla interagire
e confrontare con gli altri ambiti dove si produce e sviluppa cultura. «Il divorzio tra
scienza e cultura è un divorzio recente - esordisce Maitte-, divorzio che è anche un
paradosso, in quanto le scienze con le loro applicazioni penetrano la nostra vita
quotidiana, provocando mutamenti sia sul piano sociale che culturale».
Una frattura molto recente, che risale alla seconda metà del ventesimo secolo. «Da
questo momento in poi- continua Maitte- si assiste ad una professionalizzazione
della ricerca, con unestrema specializzazione della stessa, fonte allo stesso tempo
di forza e di debolezza per la scienza. Con la nascita delle nuove tecnologie questa
frattura si accentua, perché queste sono introdotte dallalto, contrariamente alle
tecniche che sono invece legate allesperienza umana.»
Maitte pone un problema di democratizzazione della scienza e delle sue applicazioni,
discorso che coinvolge necessariamente chi lavora nel mondo della comunicazione. «Questo
è un punto delicato, perché anche la comunicazione tende a settorializzarsi. La
comunicazione scientifica serve agli scienziati, linsegnamento si riduce
allapprendimento delle regole attuali, la volgarizzazione rappresenta sì la
scienza, ma lo fa per metafore spesso inadatte e fallaci. Linformazione scientifica
mostra successi e sconfitte, è attuale, puntuale e senza coerenza. Ma il problema forse
non è nemmeno questo, piuttosto quello di sottoporre a critica la scienza e le sue
applicazioni, che è poi il ruolo che devono esercitare i CCSTI.»
I centri per la cultura scientifica, tecnica industriale sono dunque uno
strumento, non solo per ricomporre questa frattura, ma per formare un uomo nuovo, uomo che
Maitte definisce, senza enfasi e retorica, "onesto", perché fa della
libertà e della responsabilità del sapere i cardini della sua esistenza.
«Lobiettivo dei Centri è quello di informare, alimentare e sviluppare un dibattito
democratico. È chiaro che questo obiettivo diventa fondamentale per esercitare un
pensiero critico soprattutto sulle nuove tecnologie e per costruire la cultura
delluomo onesto.»
Nella visione di Bernard Maitte lidentificazione con il territorio non è
fondamentale per lo sviluppo dei Centri, che troverebbero invece nelle relazioni esterne
con altre strutture culturali, nella contaminazione e nella interdisciplinarietà, una
spinta nuova. Un tessuto di relazioni capaci di generare conoscenza critica, al punto che
cio' che è separato e conflittuale, ovvero cultura e scienza, sia invece caratterizzato
da una permeabilità biunivoca. «E' fondamentale sviluppare - conclude Maitte- sia le
motivazioni, sia lapprendimento alla sperimentazione. Pertanto diventano importanti
le relazioni con le scuole, con le organizzazioni di educazione popolare e il mondo
associativo, specialmente quello giovanile. Le scienze devono essere messe in relazione
con altri campi e ambiti culturali e i luoghi dove si svolgono. Pensiamo ai musei, ai
centri darte, ai teatri, alle imprese. La scienza deve entrare nella cultura del
nostro tempo, come la cultura deve entrare nella scienza»