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07/06/07
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Il paradosso di Lazar: "la ricerca scientifica non è utile"

"Il giardino delle scienze" dice arrivederci

Scienza e Arte insieme al Castello di Masnago

Tre incontri sul tema della divulgazione della scienza

 

 
 
Varese - Il fisico Bernard Maitte dell'Università di Lille, uno dei padri fondatori dei Centri per la cultura scientifica, tecnica e industriale è intervenuto al Castello di Masnago, nel ciclo di conferenze organizzato in concomitanza con l'esposizione scientifica Il giardino delle scienze
Cultura e scienza, una frattura sanabile

Come si puo’ superare la contrapposizione tra scienza e cultura? Si puo' estendere la democrazia alle scelte tecnologiche o l'uomo deve assistere inerme e passivo alla calata del sapere applicato? Domande importanti, in tempi in cui si parla quasi esclusivamente di nuove tecnologie e di nuove frontiere della scienza. Domande alle quali ha cercato di rispondere il fisico Bernard Maitte dell’Università di Lille, intervenuto come relatore nel ciclo di conferenze organizzate nell’ambito della mostra scientifica  Il giardino delle scienze

Bernard Maitte (nella foto sopra) è considerato uno dei padri fondatori dei Centri per la cultura scientifica, tecnica industriale (CCSTI). Lo scopo di questi Centri, sorti e sviluppatisi in Francia all'inizio degli anni ottanta, non è solo quello di ridare importanza e centralità alla scienza, ma di farla interagire e confrontare con gli altri ambiti dove si produce e sviluppa cultura. «Il divorzio tra scienza e cultura è un divorzio recente - esordisce Maitte-, divorzio che è anche un paradosso, in quanto le scienze con le loro applicazioni penetrano la nostra vita quotidiana, provocando mutamenti sia sul piano sociale che culturale».

Una frattura molto recente, che risale alla seconda metà del ventesimo secolo. «Da questo momento in poi- continua Maitte-  si assiste ad una professionalizzazione della ricerca, con un’estrema specializzazione della stessa, fonte allo stesso tempo di forza e di debolezza per la scienza. Con la nascita delle nuove tecnologie questa frattura si accentua, perché queste sono introdotte dall’alto, contrariamente alle tecniche che sono invece legate all’esperienza umana.»

Maitte pone un problema di democratizzazione della scienza e delle sue applicazioni, discorso che coinvolge necessariamente chi lavora nel mondo della comunicazione. «Questo è un punto delicato, perché anche la comunicazione tende a settorializzarsi. La comunicazione scientifica serve agli scienziati, l’insegnamento si riduce all’apprendimento delle regole attuali, la volgarizzazione rappresenta sì la scienza, ma lo fa per metafore spesso inadatte e fallaci. L’informazione scientifica mostra successi e sconfitte, è attuale, puntuale e senza coerenza. Ma il problema forse non è nemmeno questo, piuttosto quello di sottoporre a critica la scienza e le sue applicazioni, che è poi il ruolo che devono esercitare i CCSTI.»

I centri per la cultura scientifica, tecnica industriale sono dunque uno strumento, non solo per ricomporre questa frattura, ma per formare un uomo nuovo, uomo che Maitte definisce, senza enfasi e retorica,  "onesto", perché fa della libertà e della responsabilità del sapere i cardini della sua esistenza. «L’obiettivo dei Centri è quello di informare, alimentare e sviluppare un dibattito democratico. È chiaro che questo obiettivo diventa fondamentale per esercitare un pensiero critico soprattutto sulle nuove tecnologie e per costruire la cultura dell’uomo onesto.»

Nella visione di Bernard  Maitte l’identificazione con il territorio non è fondamentale per lo sviluppo dei Centri, che troverebbero invece nelle relazioni esterne con altre strutture culturali, nella contaminazione e nella interdisciplinarietà, una spinta nuova. Un tessuto di relazioni capaci di generare conoscenza critica, al punto che cio' che è separato e conflittuale, ovvero cultura e scienza, sia invece caratterizzato da una permeabilità biunivoca. «E' fondamentale sviluppare - conclude Maitte- sia le motivazioni, sia l’apprendimento alla sperimentazione. Pertanto diventano importanti le relazioni con le scuole, con le organizzazioni di educazione popolare e il mondo associativo, specialmente quello giovanile. Le scienze devono essere messe in relazione con altri campi e ambiti culturali e i luoghi dove si svolgono. Pensiamo ai musei, ai centri d’arte, ai teatri, alle imprese. La scienza deve entrare nella cultura del nostro tempo, come la cultura deve entrare nella scienza»
I Centri per la cultura scientifica, tecnica industriale  con la loro capacità di sviluppare la motivazione, la gioia e il piacere di scoprire le scienze diventano essi stessi soggetto propositivo nel superamento della frattura. 

Michele Mancino.

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