"Chi
la fa, l'aspetti" avrà pensato qualche navigatore. I megamanifesti elettorali con la
faccia di Silvio Berlusconi, che, con i loro slogan, campeggiano in ogni angolo d'Italia,
hanno generato i loro figli sul web. Tutto deve essere partito come un gioco: un ritocco
al manifesto originale e via nella Rete. Una e-mail tira l'altra e ben presto le immagini
ritoccate della campagna elettorale del Cavaliere di Arcore sono diventate la più
importante e spontanea controffensiva elettorale al Polo delle libertà. Costo
dell'operazione: poco o nulla, quanto puo' costare una manciata di bit. Sono figli un po' irrispettosi, ironici e taglienti, che
imperversano nelle mailing list e fanno il verso agli slogan del Cavaliere. "Meno
tasse per tutti" si trasforma in "meno tasse per Titti" o "per
Totti" a seconda che il cyberautore abbia la passione per i cartoons o
per la maggica di Fabio Capello. Stessa sorte per "Città più sicure",
con Berlusconi dietro le sbarre, con tanto di ombra sinistra sul viso. E chissà cosa
avrà pensato Cesare Ragazzi, il mago del bulbo pilifero e nemico giurato della pelata
riflettente, quando ha visto che tra gli impegni del presidente di Forza Italia, truccato
con barba e zazzera fluente, c'era quello di farlo ministro. "Più capelli per
tutti" fanno dire al sorridente Cavaliere. Per non parlare poi dei futuri elettori,
perché tra gli impegni contraffatti di Berlusconi ce n'è uno preciso rivolto alla classe
dirigente del futuro: "Pokemon in prima serata".
Ci sono poi quelli più spinti, che oltre al "Pane per tutti",
promettono anche la dolce compagnia del gentil sesso, indicando con precisione la parte
anatomica oggetto della promessa. Si sa poi che con l'avvicinarsi dell'inverno arrivano influenza e raffreddore e allora perché non
somministrare un rassicurante "Meno tosse per tutti", con la precisazione
"sugli starnuti non garantisco". Ma forse quello più gettonato e famoso è
proprio l'autoslogan: "La forza di un sogno: levarcelo di torno".
Non poteva infine mancare il contributo del formato Mp3. Un abile audio
montaggio, un taglia e cuci dei discorsi del Cavaliere, annunciato da una voce fuori
campo, modello speaker Cremlino, che grave e solenne proclama "quest'uomo è
cambiato". Subito dopo parte il collage Berlusconiano, la cui sintesi è
"Il comunismo è il paradiso in terra". Un discorso che nemmeno Fausto
Bertinotti e ancor meno Armando Cossutta si sognerebbero mai di fare. "Il
comunismo è il paradiso in terra. È una società senza ingiustizie, senza differenze di
classe, senza poveri e senza ricchi. La prima mossa che dobbiamo fare è eliminare la
fonte di ogni male: la proprietà privata. La proprietà deve passare nelle mani dello
Stato a partire dai mezzi di produzione, dalle imprese. La borghesia è pericolosa per il
nostro benessere e per la nostra libertà. Bisogna essere inflessibili".
Ogni giorno ce n'è una nuova e ogni giorno i destinatari dei messaggi si moltiplicano. Un
processo inarrestabile e incontrollabile paragonato ad un fiume in piena. Sul web gli
affluenti sono molti e la piena non si sa mai da dove arriva.
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