"Adesso
almeno so a chi devo far pagare i guai arrecati alla mia immagine. E non finirà certo a
costo zero. Ho dato mandato al mio legale per una querela con più ampia facoltà di
prova".
Il giorno dopo la tempesta suscitata dall'uscita di Bergamaschi, Dario Guidali attacca a
tutto campo. "Bergamaschi è stato quanto meno imprudente perché le accuse nei miei
confronti le doveva far fare al suo presidente Merletti. E comunque resto della mia idea
che questo è un sistema bulgaro!" Dario Guidali si dice
sereno. Fa nomi e cognomi e ricorda date, fatti e situazioni precisi. "Io ho sempre
avuto fiducia nella struttura della Camera. E questo non vale solo per me, ma almeno per
tutta la giunta. Ogni decisione è sempre stata presa all'unanimità dei presenti. Avere
un segretario efficiente come Temperelli e un legale di fiducia come Sergio Salvatore mi
faceva lavorare tranquillo". Il presidente avanza quindi una domanda inquietante:
"Ma perché chiedono solo le mie dimissioni e non quelle di tutta la giunta? Se c'è
qualcosa che non va almeno loro dovrebbero andare a casa".
Ovvio che al centro delle riflessioni di Guidali c'è l'ormai noto polo fieristico di
Busto.
"Ho letto quello che avete scritto riguardo il collaudatore. Il nome di De Wolf me lo
ha fatto qualcuno della struttura, io nemmeno sapevo chi fosse. Quel posto doveva essere
dell'ingegner Perucchetti, tecnico di fiducia della Camera. Lui rinunciò perché aveva
diretto il collaudo dell'Esselunga di Induno costruita dalla Cic, la stessa impresa che
sta lavorando per noi a Busto. Così dopo il suo no abbiamo cercato altri ed è uscito il
nome di De Wolf. A questo riguardo capii solo alcuni mesi dopo, a causa di diversi
sorrisini che alcuni mi facevano, che la scelta poteva esser valutata come una divisione
di favori, Busto leghista metteva il terreno e per far contenta Forza Italia era stato
nominato il vice di Buscemi. Io sono sempre andato oltre queste chiacchiere anche
perché, ripeto mi fidavo della mia struttura ed ero sicuro che la scelta fosse
giusta".
L'amarezza di Guidali è mista ad una sua forte caparbietà:
"Sono determinato e non mi fermo, non mi prendo colpe, se ce ne dovessero essere, che
non ho. Ci sono rancori personali che non accetto".
E torna anche sul famoso premio di accelerazione. "Grazie al
mio impegno e in fase di stipula del contratto, gestita dal segretario
Temperelli, siamo riusciti a farci scontare 150 milioni. Non potevamo ottenere
oltre. La Regione e il piano d'area di Malpensa hanno rallentato tutto l'iter e solo il 7
dicembre del '99 abbiamo posato la prima pietra. La Cic ha accettato di eseguire i lavori
in 852 giorni, quindi non sarebbero stati terminati entro il 31.12.2001 e per non perdere
i finanziamenti dell'Ue siamo stati costretti a scegliere la formula dell'accelerazione ,
ma anche su questo c'è una delibera all'unanimità, perché qualcuno si sveglia solo ora?
E poi, il parere di Temperelli e del nostro legale d fiducia non contano niente? No, non
sono queste le ragioni dell'attacco nei miei confrontti: c'è una voglia di vendetta
personale contro di me".
E così la vicenda di Dario Guidali esce dalle stanze di via Milano,
sede dell'Associazione artigiani e con forza arriva in piazza Monte Grappa nella sede
della Camera di commercio.
Guidali si dice pronto a dimettersi se è vero che sono state raccolte 21 firme, ma darà
battaglia ai suoi ex amici e questa sarà legale, ma c'è da credere che la sua azione non
si fermerà solo alla fase giudiziaria.
Un'altra tappa di una querelle che vede questo territorio mai tranquillo e mai gestito
all'altezza dei meriti che ha.
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