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Ore 16.26.07
Giorno
07/06/07
Lasciamo fuori i politici

Le precisazioni dei vertici dell'Associazione artigiani

"Guidali risponde a un comitato d'affari"

"Sono due orfani di Ceacescu"

Espulsione e contestazione affidate alle raccomandate

Le sorti di Guidali, presidente di Cciaa, sono appese a un filo

Varese –  Il Presidente Guidali si dice sereno circa il suo operato e attacca il segretario dell'Associazione artigiani 
"Ho querelato Marino Bergamaschi"

"Adesso almeno so a chi devo far pagare i guai arrecati alla mia immagine. E non finirà certo a costo zero. Ho dato mandato al mio legale  per una querela con più ampia facoltà di prova".
Il giorno dopo la tempesta suscitata dall'uscita di Bergamaschi, Dario Guidali attacca a tutto campo. "Bergamaschi è stato quanto meno imprudente perché le accuse nei miei confronti le doveva far fare al suo presidente Merletti. E comunque resto della mia idea che questo è un sistema bulgaro!"

Dario Guidali si dice sereno. Fa nomi e cognomi e ricorda date, fatti e situazioni precisi. "Io ho sempre avuto fiducia nella struttura della Camera. E questo non vale solo per me, ma almeno per tutta la giunta. Ogni decisione è sempre stata presa all'unanimità dei presenti. Avere un segretario efficiente come Temperelli e un legale di fiducia come Sergio Salvatore mi faceva lavorare tranquillo". Il presidente avanza quindi una domanda inquietante: "Ma perché chiedono solo le mie dimissioni e non quelle di tutta la giunta? Se c'è qualcosa che non va almeno loro dovrebbero andare a casa". 
Ovvio che al centro delle riflessioni di Guidali c'è l'ormai noto polo fieristico di Busto. 
"Ho letto quello che avete scritto riguardo il collaudatore. Il nome di De Wolf me lo ha fatto qualcuno della struttura, io nemmeno sapevo chi fosse. Quel posto doveva essere dell'ingegner Perucchetti, tecnico di fiducia della Camera. Lui rinunciò perché aveva diretto il collaudo dell'Esselunga di Induno costruita dalla Cic, la stessa impresa che sta lavorando per noi a Busto. Così dopo il suo no abbiamo cercato altri ed è uscito il nome di De Wolf. A questo riguardo capii solo alcuni mesi dopo, a causa di diversi sorrisini che alcuni mi facevano, che la scelta poteva esser valutata come una divisione di favori, Busto leghista metteva il terreno e per far contenta Forza Italia era stato nominato il vice di Buscemi. Io sono sempre andato oltre queste chiacchiere anche perché,  ripeto mi fidavo della mia struttura ed ero sicuro che la scelta fosse giusta".

L'amarezza di Guidali è mista ad una sua forte caparbietà: "Sono determinato e non mi fermo, non mi prendo colpe, se ce ne dovessero essere, che non ho. Ci sono rancori personali che non accetto".

E torna anche sul famoso premio di accelerazione. "Grazie al mio impegno e in fase di stipula del contratto,  gestita dal segretario Temperelli,  siamo riusciti a farci scontare 150 milioni. Non potevamo ottenere oltre. La Regione e il piano d'area di Malpensa hanno rallentato tutto l'iter e solo il 7 dicembre del '99 abbiamo posato la prima pietra. La Cic ha accettato di eseguire i lavori in 852 giorni, quindi non sarebbero stati terminati entro il 31.12.2001 e per non perdere i finanziamenti dell'Ue siamo stati costretti a scegliere la formula dell'accelerazione , ma anche su questo c'è una delibera all'unanimità, perché qualcuno si sveglia solo ora? E poi, il parere di Temperelli e del nostro legale d fiducia non contano niente? No, non sono queste le ragioni dell'attacco nei miei confrontti: c'è una voglia di vendetta personale contro di me".

E così la vicenda di Dario Guidali esce dalle stanze di via Milano, sede dell'Associazione artigiani e con forza arriva in piazza Monte Grappa nella sede della Camera di commercio.
Guidali si dice pronto a dimettersi se è vero che sono state raccolte 21 firme, ma darà battaglia ai suoi ex amici e questa sarà legale, ma c'è da credere che la sua azione non si fermerà solo alla fase giudiziaria. 
Un'altra tappa di una querelle che vede questo territorio mai tranquillo e mai gestito all'altezza dei meriti che ha. 

                                     M.G.

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