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Ore 16.26.28
Giorno
07/06/07
Il consiglio

Art 17 statuto

Varese – Parlano i nove consiglieri rimasti a discutere in un consiglio senza maggioranza
"Questa è una crisi costruita fuori dalla Camera di Commercio"

"Adesso devono trovare un modo dignitoso per farci uscire da questa crisi". Sono nove i consiglieri che non hanno lasciato Villa Andrea e che non riescono a capire le ragioni di questo stato di cose.
Vito Tioli, presidente della Cna, la seconda associazione degli artigiani presente nel consiglio, non gira intorno alla questione. "La loro è una posizione costruita fuori dalla Camera. Ci spieghino perché fino a pochi giorni fa Guidali andava bene e ora no. In cosa hanno perso la fiducia? La verità è che oggi invece di un chiarimento è stato preferito fare muro contro muro e questo, dei 17 consiglieri usciti, è un atteggiamento poco costruttivo e poco rispettoso della legge di riforma dell’ente camerale. L’utilizzo di un malessere interno ad una delle associazioni non può condizionare così l’attività della Camera e a questo punto le decisioni vanno prese nelle sedi formali e non fuori da queste".

Giuseppe Premoli, rappresentante delle cooperative si dice allibito. "In 40 anni di attività politica non mi era mai capitato di assistere ad uno spettacolo come oggi. Che senso ha che una maggioranza abbandoni l’aula. Non è vero che fosse esaurito l’ordine del giorno, perché la cosa più importante che volevamo che si chiarisse, era se esista ancora lo spirito della legge di riforma. Se così non è, c’è da preoccuparsi e bene farebbero gli organismi nazionali a richiamare all’ordine le proprie associazioni locali. Per uscire da questa crisi occorre un dialogo. Cosa che loro non vogliono. E per fortuna che non hanno chiesto la sfiducia perché questo si che sarebbe un atto lesivo dell’immagine della Camera di Commercio".

Costantino Colombo, della Confartigianato, rimasto fedele al presidente Guidali, si è indignato "perché per fare questa brutta figura hanno usato un artigiano. Noi nove non ci eravamo preparati per una linea comune. La cosa che ci lega è la voglia di chiarezza. Loro invece di darci le motivazioni di questa sfiducia verso il presidente, hanno alzato un muro di gomma".

Alberto Spotorno, rappresentante dell'Api, piccole industrie, , ha affermato che quanto successo oggi "è sconcertante, sconfortante e controproducente. Questi 17 consiglieri oggi hanno messo su un processo sommario al presidente dove loro si sono assunti non solo a pubblica accusa, ma anche a giudici. Quando hanno visto che questo non era ammissibile non hanno cercato il confronto, ma se ne sono andati. Una parata degna dei tempi di Kruscev. Ci hanno trattato come marionette".

Marco Molteni, rappresentante del sindacato, ci tiene a chiarire il suo ruolo. "Noi non siamo di parte non sposiamo la tesi di nessuna associazione. Il nostro impegno è quello di far funzionare al meglio l’Ente camerale. Perciò sentiamo l’esigenza di mettere in rilievo tre questioni cruciali. Per prima cosa occorre stemperare questo clima di contrapposizione evidente che si è vissuto oggi, ma anche nei giorni passati. Tre anni fa ci fu chiesto un impegno comune su un determinato programma. Su quello occorre lavorare. La seconda questione è che se venissimo a conoscenza di fatti e comportamenti non onesti da parte del presidente, la nostra sarebbe subito la diciottesima firma. E’ nostro impegno comune tutelare la moralità e l’immagine della Camera. Da ultimo però diciamo che se niente di tutto questo è vero allora si scoprano le vere motivazioni che a nostro modo di vedere possono essere di due tipi. Qualcuno ha deciso di cambiare programma e che per far questo Guidali non va più bene. Lo dicano apertamente e noi crediamo che così ognuno può riposizionarsi all’interno del consiglio. Oppure, come in parte emerso, la sfiducia è politica e visto che non c’è più la maggioranza a sorreggere il presidente, questi deve andarsene. Anche in questo caso comunque va fatta chiarezza, perché vuol dire che si chiede un cambiamento di rotta. Siamo preoccupati di questa situazione perché di mezzo non c’è solo la sorte di qualche associazione, ma anche di diversi soldi pubblici".

La posizione dei nove consiglieri è ora di attesa. Aspettano di sapere dalla maggioranza quali saranno i prossimi passi. Se nonè stato aperto il dialogo oggi sarà difficile che questo accada nei prossimi giorni. Rimangono così aperte tre vie. La prima, molto improbabile vista la piega delle cose presa oggi, è che il presidente non si presti al braccio di ferro e ceda rassegnando le dimissioni. La seconda è che almeno sette consiglieri chiedano un consiglio in base all’art. 17 dello statuto per approvare una mozione di sfiducia. In questo caso i consiglieri dovrebbero diventare almeno 18. Terzo scenario è quello di un totale empasse che porterebbe dritti al commissariamento.

Chissà mai quando Varese ritroverà la forza di avere una propria classe dirigente?

                           

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