Giuseppe Premoli, rappresentante delle cooperative si dice
allibito. "In 40 anni di attività politica non mi era mai capitato di assistere ad
uno spettacolo come oggi. Che senso ha che una maggioranza abbandoni laula. Non è
vero che fosse esaurito lordine del giorno, perché la cosa più importante che
volevamo che si chiarisse, era se esista ancora lo spirito della legge di riforma. Se
così non è, cè da preoccuparsi e bene farebbero gli organismi nazionali a
richiamare allordine le proprie associazioni locali. Per uscire da questa crisi
occorre un dialogo. Cosa che loro non vogliono. E per fortuna che non hanno chiesto la
sfiducia perché questo si che sarebbe un atto lesivo dellimmagine della Camera di
Commercio".
Costantino Colombo, della Confartigianato, rimasto
fedele al presidente Guidali, si è indignato "perché per fare questa brutta figura
hanno usato un artigiano. Noi nove non ci eravamo preparati per una linea comune. La cosa
che ci lega è la voglia di chiarezza. Loro invece di darci le motivazioni di questa
sfiducia verso il presidente, hanno alzato un muro di gomma".
Alberto Spotorno, rappresentante dell'Api, piccole
industrie, , ha affermato che quanto successo oggi "è sconcertante, sconfortante e
controproducente. Questi 17 consiglieri oggi hanno messo su un processo sommario al
presidente dove loro si sono assunti non solo a pubblica accusa, ma anche a giudici.
Quando hanno visto che questo non era ammissibile non hanno cercato il confronto, ma se ne
sono andati. Una parata degna dei tempi di Kruscev. Ci hanno trattato come
marionette".
Marco Molteni, rappresentante del sindacato, ci
tiene a chiarire il suo ruolo. "Noi non siamo di parte non sposiamo la tesi di
nessuna associazione. Il nostro impegno è quello di far funzionare al meglio lEnte
camerale. Perciò sentiamo lesigenza di mettere in rilievo tre questioni cruciali.
Per prima cosa occorre stemperare questo clima di contrapposizione evidente che si è
vissuto oggi, ma anche nei giorni passati. Tre anni fa ci fu chiesto un impegno comune su
un determinato programma. Su quello occorre lavorare. La seconda questione è che se
venissimo a conoscenza di fatti e comportamenti non onesti da parte del presidente, la
nostra sarebbe subito la diciottesima firma. E nostro impegno comune tutelare la
moralità e limmagine della Camera. Da ultimo però diciamo che se niente di tutto
questo è vero allora si scoprano le vere motivazioni che a nostro modo di vedere possono
essere di due tipi. Qualcuno ha deciso di cambiare programma e che per far questo Guidali
non va più bene. Lo dicano apertamente e noi crediamo che così ognuno può
riposizionarsi allinterno del consiglio. Oppure, come in parte emerso, la sfiducia
è politica e visto che non cè più la maggioranza a sorreggere il presidente,
questi deve andarsene. Anche in questo caso comunque va fatta chiarezza, perché vuol dire
che si chiede un cambiamento di rotta. Siamo preoccupati di questa situazione perché di
mezzo non cè solo la sorte di qualche associazione, ma anche di diversi soldi
pubblici".
La posizione dei nove consiglieri è ora di attesa. Aspettano di
sapere dalla maggioranza quali saranno i prossimi passi. Se nonè stato aperto il dialogo
oggi sarà difficile che questo accada nei prossimi giorni. Rimangono così aperte tre
vie. La prima, molto improbabile vista la piega delle cose presa oggi, è che il
presidente non si presti al braccio di ferro e ceda rassegnando le dimissioni. La seconda
è che almeno sette consiglieri chiedano un consiglio in base allart. 17 dello
statuto per approvare una mozione di sfiducia. In questo caso i consiglieri dovrebbero
diventare almeno 18. Terzo scenario è quello di un totale empasse che porterebbe dritti
al commissariamento.
Chissà mai quando Varese ritroverà la forza di avere una propria
classe dirigente?