Ormai è guerra.
Il consiglio camerale di oggi ha definitivamente sancito la spaccatura tra il suo
presidente e diciassette consiglieri espressione dell'Associazione industriali,
commercianti e artigiani. Gli altri nove consiglieri hanno di fatto difeso la posizione di
Guidali che ribadisce la disponibilità alle dimissioni previa motivazione da parte di chi
non lo sostiene più.
La cronaca delle giornata è semplice. Alle 15 i ventisette consiglieri si ritrovano nella
sala a piano terra di Villa Andrea. L'aria è di quelle tese tanto che ne fa subito le
spese il fotografo della Prealpina a cui non viene dato il permesso di fotografare
nessuno. Guidali si scuserà più tardi con il collega Colombo per la scelta del
consiglio.
Enrico Colombo, dell'associazione artigiani legge un comunicato in cui i diciassette
prendono posizioni e ribadiscono la sfiducia al presidente, ma non chiedono l'applicazione
dell'art.17, vogliono le sue dimissioni e basta.
Intervengono alcuni consiglieri non firmatari, ma la situazione non cambia di un
millimetro, anzi. Colombo riprende la parola rilegge il comunicato e insieme agli altri
lascia l'aula. Sono le 16 e in meno di un'ora si consuma lo strappo più lacerante che si
sia mai visto in Camera di Commercio dalla sua nascita ai giorni nostri. "Non c'è stato alcun dibattito da parte dei diciassette, - afferma
Dario Guidali, - a questo punto se vogliono presentino la mozione di sfiducia oppure mi
portino delle motivazioni alle loro richieste. Altrimenti io non me ne vado, le dimissioni
così non le do. Se ci saranno sviluppi potrei cambiare idea, ma devono spiegarmi perché
me ne devo andare. È ormai chiaro a tutti che la crisi è nata fuori dal consiglio
camerale.Oggi ho avuto chiara la sensazione che l'espulsione dall'associazione è stata
una mossa strumentale per arrivare alla Camera di commercio".
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