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| Varese Insieme
a monsignor Bettazzi seicento lavoratori |
| Solidarietà
e pace le parole d'ordine del Giubileo dei lavoratori |
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Erano più di
seicento i lavoratori che martedì sera, 10 ottobre, hanno formato il corteo silenzioso
che ha percorso la salita verso il santuario del Sacro Monte di Varese per il giubileo dei
lavoratori. Provenienti da diverse parti del varesotto, Appiano Gentile, Gallarate, Luino
oltre che da Varese, hanno formato un corteo atipico, per chi è abituato alle
manifestazioni dei lavoratori, senza slogan urlati, ma silenzioso, lasciandosi guidare
solo dalle parole di mons. Luigi Bettazzi. "Un Vescovo - ha detto mons. Marco
Ferrari, Vicario Episcopale di Varese, nel suo saluto- al quale possiamo attribuire il
titolo di "testimone" per il suo impegno per la giustizia e per la pace, per le
cause che stanno a cuore a tutti noi".
Un momento religioso di riflessione dal quale sono partiti messaggi forti.
Il messaggio della solidarietà, questa è stata la parola più volte ripetuta da mons.
Bettazzi nelle riflessioni che hanno segnato le tappe del cammino e durante l'omelia della
Messa, l'impegno per la solidarietà con tutti gli altri e per riversare nel mondo la
pace.
Solidarietà e pace sono state le parole al centro del messaggio rivolto ai lavoratori del
varesotto.
Solidarietà che ha la sua radice nell'unione al sacrificio della croce di Cristo, ha
ricordato il Vescovo, che voleva portare l'amore sfondando il muro dell'egoismo,
dell'indifferenza, dell'individualismo. Muri che vanno sfondati anche oggi, anche nel
mondo del lavoro per ritrovare quella speranza che è un grande dono che facciamo a noi
stessi e agli altri.
Una solidarietà che non conosce confini. Citando un altro dei vescovi a cui possiamo
attribuire il titolo di testimone, mons. Tonino Bello che diceva: "la pace è la
convivialità delle differenze" , mons. Bettazzi che con Tonino Bello ha condiviso
l'impegno in Pax Christi, ha invitato a non far diventare le differenze una ragione di
divisione, di guerra. Al contrario le differenze, anche quelle che caratterizzano il mondo
del lavoro, devono incontrarsi nella convivialità per riversare nel mondo la pace.
Non sono mancati i richiami al tema del Giubileo. Nell'omelia mons. Bettazzi ha invitato a
mettersi in ascolto della Parola di Dio, una parola che apre agli altri, che sfonda il
muro delle chiusure e a vivere la messa come il segno di quella comunione che spinge alla
solidarietà con tutti, anche con quelli che sono al di fuori.
Ma un richiamo forte al giubileo lo ha fatto anche don Raffaelo Ciccone, responsabile
diocesano della pastorale del lavoro, che insieme a don Cesare Villa e don Giorgio Maspero
che del mondo del lavoro si occupano nella Zona pastorale di Varese, ha voluto questo
incontro. Richiamando la tradizione biblica del libro del Levitico ha parlato di
liberazione. "Bisogna amare la libertà - ha detto don Ciccone - e il giubileo era
l'impegno a ridare libertà agli schiavi, a liberare dai debiti, a liberare dalla
incapacità a progettare il proprio futuro". Il mondo del lavoro deve compiere questo
cammino di liberazione se vuole celebrare il suo giubileo.
Oggi c'è un problema di rapporti nel mondo del lavoro, di instabilità, di
disoccupazione, di flessibilità che rendono questa esperienza faticosa. Il credente deve
riflettere sul suo lavoro, sulla sua responsabilità per creare rapporti più sereni, più
solidali, più capaci di dare a chi vive il dramma della disoccupazione una prospettiva
per poter fare progetti sulla propria esistenza.
Il dramma della disoccupazione è stato richiamato dalle sentite parole di una lavoratrice
e di un lavoratore straniero coinvolti nella vicenda della Carabelli di Solbiate. I loro
interventi non hanno testimoniato solo la drammatica esperienza della disoccupazione, ma,
anche facendo eco alle parole di mons. Bettazzi che invitava a ritrovare la forza della
speranza, sono state parole che hanno testimoniato prospettive di riscatto.
Un ultimo messaggio forte è stato quello relativo al giorno del riposo, alla domenica,
diritto e dono a cui non bisogna rinunciare per non perdere il senso della dignità, per
saper dare la lavoro il giusto posto liberandosi anche dall'ossessione del lavoro.
Ad ascoltare queste parole c'erano anche diversi sacerdoti, tra gli altri il prevosto di
Varese mons. Maffi, di Gallarate mons. Piantanida che hanno concelebrato la messa con
mons. Ferrari e mons. Bettazzi, sono loro che ora devono raccogliere questi messaggi
forti, non urlati, ma ribaditi con fermezza, traducendoli nell'impegno della chiesa di
Varese per la difesa della dignità dei lavoratori, per ribadire il tema della
solidarietà in un contesto socio economico che sembra sempre più indirizzato verso
chiusure e individualismi, per colmare quel solco che ancora troppe volte separa il mondo
del lavoro da quello ecclesiastico. |
| Andrea
Meregalli
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