In base alla autorizzazione
della Giunta Regionale e a norme stabilite dalla legge Ronchi, la ditta che produce
cemento, a Ternate comincerà ad utilizzare combustibile alternativo in una percentuale
del 10/15% rispetto al fabbisogno complessivo di energia termica. Combustibile che
utilizzerà per alimentare il suo processo produttivo che rimane identico.
"La cementeria non sarà un inceneritore - dichiara Francesco Dal
Fara responsabile della comunicazione - il nostro business è fare il cemento e le nostre
concorrenti sono le aziende che svolgono questa stessa attività, occorre fare chiarezza
sulla questione e sgombrare il campo da ogni ambiguità che fa del cementificio il luogo
dove si può bruciare di tutto: cementeria ed inceneritore sono due ambiti assolutamente
diversi".
La convenienza di potere utilizzare altri combustibili, come quelli derivanti dai
rifiuti è quindi un altro discorso. Avversata in principal modo dagli ecologisti, con
questa scelta la Merone non ha aperto nessuna strada. Si tratta infatti di una politica
adottata da molte cementerie in italia e all'estero, che secondo gli addetti ai lavori,
permetterebbe anche un risparmio di risorse non rinnovabili, con un impatto energetico ed
ambientale positivo ed anche con un vantaggio economico.
Ma quale è il combustibile alternativo che la Merone comincerà ad
utilizzare a Ternate nei prossimi mesi? Sarà costituito da miscele di solventi
provenienti da varie attività industriali, es. industrie alimentari, cosmetiche. Inoltre,
a Ternate, si stà già utilizzando il CDR, combustibile derivato dai rifiuti, ottenuto
dalla componente secca, carta e plastica principalmente dei rifiuti urbani, dopo un
opportuno processo di separazione e purificazione da altri materiali, quali vetro e
metalli.
Per legge dunque è consentito utilizzare alcuni prodotti derivanti da
altri cicli industriali. Si tratta di scarti, opportunamente trattati. Un esempio sono i
solventi. Lo scarto del processo produttivo viene in questo caso trattato e valorizzato.
Il risultato di questa trasformazione è un prodotto nuovo, appunto il combustibile
alternativo.
"Per legge noi possiamo utilizzare questi solventi nella
produzione del cemento - afferma dal Fara ma non possiamo invece usare quelli con
alto contenuto di cloro, che possono favorire le formazioni di diossine, ed anche per
ragioni legate al processo produttivo del cemento: il forno avrebbe in problemi di
esercizio ed il prodotto derivante, il clinker, risulterebbe di qualità fuori norma (non
adatto quindi alla produzioe di cementi)".
Il CDR è invece una miscela al 50% derivante dalla raccolta
differenziata della frazione secca dei rifiuti, carta e plastiche, opportunamente trattate
e separate da altri materiali come metalli e vetro e, per laltro 50% derivante da
plastiche o gomme triturate di provenineza industriale.
Da dove arrivano questi combustibili? Ci sono delle società di servizi
ecologici che si occupano proprio di questo. Di raccolta, smaltimento e valorizzazione dei
rifiuti, che con le dovute autorizzazioni di legge, -come costantemente sottolinea il
responsabile della comunicazione - trasformano i rifiuti e li immettono sul libero
mercato.
Fra queste è appunto la Eurofuels, società per azioni partecipata al 51% da Merone,
cui è stata rilasciata lautorizzazione per la costruzione e la gestione
dellimpianto che riceverà i solventi a Ternate. Questa azienda raccoglie e tratta i
solventi che, attraverso specifici processi di lavorazione, vengono valorizzati e
diventano combustibili alternativi.
Quali le conseguenze sulle emissioni? Già dal 1992 la Merone compie
per lo stabilimento di Ternate un monitoraggio continuo, ventiquattro ore su ventiquattro,
monitoraggio che dal 1999 è stato ulteriormente potenziato. I dati sulle emissioni sono a
disposizione della ASL competente e di tutti gli altri Enti preposti ai controlli dalla
legge, senza contare che lARPA, agenzia Regionale per lAmbiente ex PMIP, può
svolgere interventi di controllo in qualsiasi momento. Oltre a queste rilevazioni imposte
per legge, la Merone ne commissiona altre a società esterne. "Io come azienda non mi
sento di commentare affermazioni fatte da chicchessia ove non vi sia un fondamento,
Chiunque faccia affermazioni è responsabile di ciò che dice. Per quanto ci riguarda,
chiunque può venire a controllare le emissioni e in qualunque momento - questa la
risposta riguardo la parzialità dei controlli - è molto scorretto da parte di chiunque
fare affermazioni non suffragate dai fatti".
Il dottor Dal Fara ridimensiona anche i vari immaginari creatisi
attorno al nuovo impianto. "Noi realizzeremo un deposito costituito da 2 serbatoi,
dove i camion andranno a scaricare il combustibile; questi serbatoi costituiscono
limpianto includendo i dispositivi di sicurezza di cui è dotato. Fra i dispositivi
di sicurezza, che hanno ottenuto il parere positivo dei Vigili del Fuoco riguardo la
conformità, ci sono il sistema di rilevazione delle temperature e delle eventuali fughe
di gas e il sistema di inertizzazione, in pratica un sistema antincendio. Limpianto
in oggetto non ha inoltre nessun collegamento con la rete fognaria e precisa Dal Fara
"non c'è possibilità che il combustibile si disperda nella rete fognaria". Fra
i serbatoi e il forno sono poste delle condutture specifiche attraverso cui passa il
combustibile e, per l'impianto di produzione non cambia nulla. Oltre ai pareri dei VVFF,
all'avvio del progetto interverranno altri enti competenti dell'amministrazione
provinciale, per controllarne la sicurezza e regolarità.