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improvvisamente riaperta la questione del secondo inceneritore con la decisione della
giunta provinciale di localizzarlo a Caronno Corbellaro. I sostenitori (pochi per la
verità) dicono : "è inevitabile, i rifiuti da qualche parte bisogna metterli".
Ma è veramente necessario ? Anziché basarsi sulle impressioni basiamoci sui dati. I rifiuti in provincia di Varese - L'ultimo
osservatorio dei rifiuti, pubblicato dalla Provincia, si riferisce al 1999. La sua lettura
ci aiuta in questo breve viaggio. Dal 1994 ad oggi la raccolta differenziata dei rifiuti
(cioè la raccolta delle diverse frazioni - carta, vetro,verde, plastica, ecc. - separata
all'origine) è cresciuta costantemente del 6/7 % annuo, passando dal 13,59% del 1995 al
39,13% del 1999. L'ultimo anno ha conosciuto il miglioramento
più consistente con una crescita di oltre cinque punti percentuali. Questo risultato
colloca Varese tra le prime province in Italia, con percentuali di livello europeo. E' il
frutto dell'impegno di cittadini, amministrazioni comunali, operatori del settore.
L'analisi di dettaglio, che qui non pubblichiamo per ragioni di spazio, mostra che questa
crescita si è realizzata nella raccolta separata di ogni frazione di rifiuti. I
miglioramenti sono imputabili, più che ad una estensione della raccolta differenziata,
alla sua intensità, probabilmente per l'adozione di modalità di raccolta più efficaci
(ad esempio il passaggio dalla raccolta in cassonetti stradali alla raccolta a domicilio).
Le prospettive - Ci si può domandare se
questa tendenza può continuare o è destinata a fermarsi. Ancora una volta facciamoci
guidare dai fatti. A Gemonio sono già iniziati i lavori per la realizzazione di un
impianto di compostaggio dei rifiuti organici, mentre sono avviate le procedure per la
realizzazione degli impianti di Cassano Magnago e Ferrera. Insomma è realistico pensare
che tra 2001 e 2002 saranno attivi in provincia 3 impianti per il trattamento della
cosiddetta frazione umida (il verde e l'organico - gli avanzi di cucina). Giova ricordare
che la frazione umida è la più significativa in peso, contando mediamente per circa il
30/35 % del totale dei rifiuti prodotti. Oggi solo 9 Comuni in provincia raccolgono
l'umido, proprio per l'inesistenza di impianti di trattamento. Situazione superata nei
prossimi due anni. Che cosa potrà succedere allora ? Per capirlo ricorriamo ancora una
volta ai dati. In figura sono confrontati i risultati ottenuti da tre diversi gruppi di
Comuni.p Nel primo gruppo i 10 Comuni della provincia con la migliore percentuale di
raccolta differenziata; q nel secondo 10 Comuni con una percentuale compresa tra il 41 e
il 42 % (i Comuni medi); q nel terzo gruppo 10 Comuni con percentuali tra il 22 e il 25 %.
Come si vede dal grafico, nei dieci Comuni migliori si raccoglie l'organico, con
un ovvio effetto positivo sull'insieme della raccolta. Non solo. La raccolta dell'organico
ha un evidente effetto di traino rispetto ad altre frazioni (particolarmente il verde e
gli ingombranti, entrambe frazioni "pesanti"). Da un lato la raccolta porta a
porta dell'organico stimola la consapevolezza dei cittadini, dall'altro le Amministarzioni
riorganizzano l'intero ciclo delle raccolte con una generale ricaduta positiva. Traiamo le
conclusioni : con la disponibilità dei tre impianti di compostaggio si può estendere la
raccolta dell'umido dagli attuali 9 a tutti i 141 Comuni della Provincia, con un effetto
misurabile non solo sulla sola frazione umida , ma su altre significative frazioni.
Sommando l'effetto dovuto alla tendenza di costante miglioramento registrata negli ultimi
anni (una sorta di effetto deriva) con l'accelerazione permessa dalla generalizzazione
della raccolta dell'umido, è facile stimare una percentuale di raccolta differenziata del
55%, raggiungibile nell'arco di 2/3 anni.
Che cosa rimane ? - Nel 1999 sono stati
prodotti in provincia di Varese poco meno di 950 tonnellate/giorno di rifiuti. Se ad essi
sommiamo la quantità attribuibile ai Comuni facenti parte del Consorzio ACCAM, arriviamo
a circa 1050 tonnellate/giorno di rifiuti. Di queste, secondo le stime appena viste, se ne
raccolgono in modo differenziato il 55%, pari a circa 580 tonnellate. La parte residua è
quindi di circa 470 tonnellate. Che cosa farne ? L'inceneritore in via di completamento a
Busto ha una capacità di 400 tonnellate/giorno. Delle 470 tonnellate/giorno residue, ne
rimangono alla fine 70 da smaltire in qualche modo. 
Perchè allora realizzare un ulteriore inceneritore da 400
tonnellate/giorno, per bruciare solo 70 tonnellate ? (si ricordi che 400 tonnellate/giorno
è la soglia di convenienza minima per un inceneritore).
Le risposte possibili sono solo due :
1. si vuole bloccare e far regredire il
sistema della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti;
2. si vogliono importare rifiuti da fuori provincia ( o meglio da fuori
Regione, visto che già oggi esiste in Lombardia una sostanziale autosufficienza di
incenerimento) per alimentare l'inceneritore.
Entrambe le ipotesi sono inaccettabili . Per colmo d'ironia
va notato che un inceneritore da 400 tonnellate/giorno produce ogni giorno 120 tonnellate
di ceneri pericolose, in quanto contengono alte percentuali di inquinanti, che, secondo la
legge, devono essere smaltite in una discarica speciale.
Curioso paradosso : per smaltire 70 tonnellate di rifiuti
un inceneritore da 400 e una discarica da 120 !
Un paradosso che genera danno ambientale e un enorme spreco
di risorse. La conclusione può essere una sola : dal punto di vista dell'interesse
pubblico il secondo inceneritore non ha alcun senso.
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