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Ore 16.26.15
Giorno
07/06/07
Varese – Il fiume ha sempre ragione: questa è la legge a cui nessuno degli abitanti di Sesto Calende può sottrarsi. Tutti l’accettano da secoli con rassegnazione ma intanto continua a piovere e l’acqua sale e domattina ancora non si sa dove sarà arrivata
"Il fiume ha sempre ragione"

Sul lago si è abituati. Si è abituati a convivere con l’acqua e la sue piene: capita, almeno una volta ogni sei o sette anni di dover assistere alla lenta ma inesorabile avanzata del Verbano, placido soltanto all’apparenza ma temuto e temibile soprattutto a sud, quando il lago si trasforma gradualmente in fiume e i livelli dell’acqua salgono più velocemente.

Le piene sono parte della vita di questi borghi, ma eventi di questa portata se ne sono visti ben pochi: prima del 1993, soltanto nel 1907 si raggiunsero livelli tanto alti di esondazione (senza però contare la catastrofica piena del 1868). Nell’ottobre 1993 si accettò con rassegnazione l’evento e gli ottimisti si consolarono dicendo: "Succederà di nuovo tra novant’anni" Ed invece non è andata così.

Ore 21 del 15 ottobre: a Sesto Calende al termine di una giornata difficile, si guarda alla notte senza grandi speranze. Piove incessantemente da tutto il giorno, da tutta la settimana, e anche questa notte già cominciata non porterà niente di buono. I livelli della piena del 1993 sono ormai vicinissimi e le precipitazioni non accennano ad attenuarsi: si è rassegnati e basta. La Sesto "vecchia", quella che da secoli convive con il Ticino è invasa dalle acque: il fiume ricopre le rughe e le piazzette illuminate dai lampioni, tutto è come un’improbabile Venezia, con i pesciolini e cigni a nuotare per le strade.

Molti i curiosi che oggi parevano divertirsi molto a camminare sulle passerelle allestite in fretta e furia dalla Protezione Civile: ma una piena di queste dimensioni ha davvero poco di romantico.

Per diverse decine di persone, il fine settimana è stata invece una corsa contro il tempo, a sbaraccare a portare via tutto quanto era possibile da case e negozi, con un occhio sempre vigile sul fiume che dapprima ha sommerso le panchine e gradualmente è arrivato fino alle case per cominciare a salire.

Ieri, sabato, la giornata di queste persone è trascorsa a sollevare i mobili dal suolo con mattoni, spessori in cemento, sabbia, nella speranza che la piena fosse limitata: la scorsa notte si è cominciato a prevedere il peggio e per tutta la giornata di oggi, domenica, gli abitanti del quartiere vecchio sono tornati alle loro case, a portare via tutto quanto possibile.

Nel quartiere vecchio, stamattina, se n’è andata anche la signora Maria, la più anziana di Sesto Calende: nei suoi 101 anni di vita è una dei pochissimi abitanti ancora in vita ad aver visto anche l’alluvione del 1907. Sono venuti a prenderla i parenti e lei si è ostinata a voler andarsene con le proprie gambe, accompagnata dai nipoti, rifiutando, nonostante l’andatura tremolante, di finire sulle spalle dei giovani della Protezione Civile. Nella stessa casa, una giovane coppia aveva già abbandonato il proprio appartamento la sera prima, con il bambino di dieci mesi sereno ed ignaro di quanto gli stava succedendo.

La piena al contrario di quanto si può pensare, da queste parti ti prende alle spalle: mentre infatti si tiene d’occhio il limite delle acque, queste già avanzano dalle fognature, dagli scarichi all’interno delle case o dai pozzi interrati nei cortili. Così, ancora prima che il fiume invadesse il quartiere, dai pavimenti delle case cominciava a filtrare dell’acqua e i livelli degli scarichi nelle toilette arrivavano a sfiorare il bordo dei sanitari. Case, ristoranti, uffici: a tutti è toccato l’inesorabile destino.

Il fiume ha sempre ragione: questa è la legge a cui nessuno degli abitanti di Sesto Calende può sottrarsi. Tutti l’accettano da secoli con rassegnazione ma intanto continua a piovere e l’acqua sale e domattina ancora non si sa dove sarà arrivata. La notte avanza ma qui non si osa aver paura: agli abitanti del quartiere vecchio, ormai sfollati, non resta che recitare qualche preghiera, nella speranza che cessi di piovere.

Più a nord, ad Angera, l’avanzata del Verbano è stata più lenta: al mattino l’acqua bagnava le prime piante dell’allea, nel pomeriggio aveva già attraversato la strada e piazza Garibaldi, arrivando a lambire gli scalini del Palazzo Comunale: il timore che si superi il record della piena del 1993 è ormai sempre più concreto.

Lorenzo Franzetti

                           

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