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Ore 16.26.02
Giorno
07/06/07
Di lavoro si muore

Piccole o grandi, in azienda l'infortunio è sempre in agguato

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Una piattaforma per lavorare nella dignità e nella sicurezza

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Varese – La delegazione sindacale di Cgil-Cisl-Uil a colloquio con il viceprefetto Giorgio Zanzi per discutere delle misure e delle strategie in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro 
Emergenza infortuni, si comincia dalla Prefettura

Dopo circa un'ora di colloquio con il viceprefetto Giorgio Zanzi, la delegazione sindacale esce dal palazzo della prefettura. Una visita importante per parlare di una questione che in Italia ha assunto ormai il carattere dell'emergenza: gli infortuni sul lavoro. Una visita dal carattere non solo simbolico, visto che  siamo nel pieno della "settimana europea della salute e della sicurezza sul lavoro", ma importante anche sul piano strettamente operativo. 
(La delegazione, da sinistra: Marco Molteni segretario Uil, Ivana Brunato segretario Cgil, Renato Franchi responsabile sicurezza Cgil, Gianluigi Restelli  e  Lorenzo Todeschini della Cisl)

«Abbiamo presentato la nostra piattaforma e un protocollo d'intesa- dice Ivana Brunato segretario generale della Camera del Lavoro -. I punti riguardavano la carenza di risorse e degli organici, e la formazione degli organismi paritetici all'interno della pubblica amministrazione. La Prefettura siede già al tavolo della Commissione provinciale del lavoro, pero' le abbiamo chiesto di tirare un po' le fila, di assumere un ruolo di coordinamento e di cercare di rendere attivo l'osservatorio senza creare doppioni rispetto a quanto già esiste. In questo discorso si inserisce anche la questione del lavoro nero,  perché le cifre drammatiche degli infortuni sono in realtà molto più alte se si considerano anche quelli dei lavoratori non in regola.» 

Sulla situazione attuale nella provincia di Varese, stante il numero elevato degli infortuni gravi e mortali e considerata l'alta densità produttiva, il dato culturale gioca senz'altro un ruolo importante nella dinamica del fenomeno. La tipologia imprenditoriale e le dimensioni, perlopiù medio piccole, delle imprese forniscono, dunque, una ulteriore chiave di lettura del problema. «Il dato culturale non si puo' trascurare - dice Marco Molteni segretario della Uil-. La legge 626 è di respiro europeo, innovativa e anche un po' complessa. Ebbene gli imprenditori vivono spesso  la prevenzione degli infortuni e l'applicazione della normativa come un fastidio e come un'inutile vessazione economica. Cio' fa sì che questo tipo di discorso sia mal tollerato, facendo nascere  ritardi e resistenze nell'adeguarsi alle norme  e a dotarsi degli strumenti minimi per operare in sicurezza.»

«Il problema culturale è strettamente legato alla formazione e alla trasmissione delle informazioni- aggiunge Gianluigi Restelli della Cisl- la Rls all'interno dell'azienda ha anche questo compito. Molti degli infortuni avvengono nella fase di avvio al lavoro, cioè nel periodo in cui il lavoratore è più vulnerabile in quanto meno informato e non seguito come invece dovrebbe. Quindi bisogna riattivare, oltre a tutto cio' che prevede la 626, anche i classici canali di comunicazione.»

Nell'affrontare la questione della cultura, non si puo' fare a meno di considerare, in alcuni casi, la corresponsabilità dei lavoratori, nella mancata osservazione delle norme. «Questo è un discorso delicato - interviene Ivana Brunato-. Accade da noi che qualche magistrato non applichi il favor nei confronti del lavoratore. Ma la situazione nella nostra provincia è ancora al punto che le prescrizioni della 626 spesso sono attuate solo in modo formale. Non c'è informazione, non c'è formazione, in numerosi luoghi di lavoro, compreso il pubblico impiego, non esistono le Rls e quando esistono non hanno i mezzi sufficienti per operare. In un quadro del genere non si puo' parlare di corresponsabilità.»

Marco Molteni non ha perso tempo e già nella mattinata ha iniziato a lavorare per affermare il principio della sicurezza nei luoghi di lavoro anche nella pubblica amministrazione.
«Ho chiesto al Viceprefetto se in prefettura avessero fatto il piano per la sicurezza dei loro lavoratori. Avevano una bozza, ma non la si trovava.»

                                     Michele Mancino

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