Dopo circa un'ora di colloquio con il viceprefetto Giorgio
Zanzi, la delegazione sindacale esce dal palazzo della prefettura. Una visita importante
per parlare di una questione che in Italia ha assunto ormai il carattere dell'emergenza:
gli infortuni sul lavoro. Una visita dal carattere non solo simbolico, visto che siamo nel pieno della "settimana europea della salute e della
sicurezza sul lavoro", ma importante anche sul piano strettamente operativo.
(La delegazione, da sinistra: Marco Molteni segretario Uil, Ivana
Brunato segretario Cgil, Renato Franchi responsabile
sicurezza Cgil, Gianluigi Restelli e Lorenzo
Todeschini della Cisl) «Abbiamo
presentato la nostra piattaforma e un protocollo d'intesa- dice Ivana Brunato segretario
generale della Camera del Lavoro -. I punti riguardavano la carenza di risorse e degli
organici, e la formazione degli organismi paritetici all'interno della pubblica
amministrazione. La Prefettura siede già al tavolo della Commissione provinciale del
lavoro, pero' le abbiamo chiesto di tirare un po' le fila, di assumere un ruolo di
coordinamento e di cercare di rendere attivo l'osservatorio senza creare doppioni rispetto
a quanto già esiste. In questo discorso si inserisce anche la questione del lavoro
nero, perché le cifre drammatiche degli infortuni sono in realtà molto più alte
se si considerano anche quelli dei lavoratori non in regola.»
Sulla situazione attuale nella provincia di Varese, stante il
numero elevato degli infortuni gravi e mortali e considerata l'alta densità produttiva,
il dato culturale gioca senz'altro un ruolo importante nella dinamica del fenomeno. La
tipologia imprenditoriale e le dimensioni, perlopiù medio piccole, delle imprese
forniscono, dunque, una ulteriore chiave di lettura del problema. «Il dato culturale non
si puo' trascurare - dice Marco Molteni segretario della Uil-. La legge 626 è di respiro
europeo, innovativa e anche un po' complessa. Ebbene gli imprenditori vivono spesso
la prevenzione degli infortuni e l'applicazione della normativa come un fastidio e come
un'inutile vessazione economica. Cio' fa sì che questo tipo di discorso sia mal
tollerato, facendo nascere ritardi e resistenze nell'adeguarsi alle norme e a
dotarsi degli strumenti minimi per operare in sicurezza.»
«Il problema culturale è strettamente legato alla formazione e
alla trasmissione delle informazioni- aggiunge Gianluigi Restelli della Cisl- la Rls
all'interno dell'azienda ha anche questo compito. Molti degli infortuni avvengono nella
fase di avvio al lavoro, cioè nel periodo in cui il lavoratore è più vulnerabile in
quanto meno informato e non seguito come invece dovrebbe. Quindi bisogna riattivare, oltre
a tutto cio' che prevede la 626, anche i classici canali di comunicazione.»
Nell'affrontare la questione della cultura, non si puo' fare a
meno di considerare, in alcuni casi, la corresponsabilità dei lavoratori, nella mancata
osservazione delle norme. «Questo è un discorso delicato - interviene Ivana Brunato-.
Accade da noi che qualche magistrato non applichi il favor nei confronti del
lavoratore. Ma la situazione nella nostra provincia è ancora al punto che le prescrizioni
della 626 spesso sono attuate solo in modo formale. Non c'è informazione, non c'è
formazione, in numerosi luoghi di lavoro, compreso il pubblico impiego, non esistono le
Rls e quando esistono non hanno i mezzi sufficienti per operare. In un quadro del genere
non si puo' parlare di corresponsabilità.»
Marco Molteni non ha perso tempo e già nella mattinata ha iniziato a lavorare per affermare il principio della sicurezza nei luoghi di lavoro
anche nella pubblica amministrazione.
«Ho chiesto al Viceprefetto se in prefettura avessero fatto il piano per la sicurezza dei
loro lavoratori. Avevano una bozza, ma non la si trovava.»
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