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Varese-laghi
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Ore 16.26.34
Giorno
07/06/07
Emergenza infortuni, si comincia dalla Prefettura

Di lavoro si muore

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Varese –  In cinque anni il numero di infortuni è rimasto invariato. Erano 14570 nel 1995, sono 14973 nel 1999. Considerato che la legge 626 è del 1994, in sei anni di applicazione, nella nostra provincia,  non si puo' certo parlare di gran successo.
Piccole o grandi, in azienda l'infortunio è sempre in agguato

Un centinaio di persone, uomini e donne del sindacato, hanno presidiato la Prefettura. Due ore per  celebrare "la settimana europea della salute e della sicurezza sul lavoro". Nel palazzo di fronte una delegazione sindacale era colloquio con il Viceprefetto per fare il punto della situazione.
Nella provincia di Varese gli infortuni sul lavoro sono un dato costante, una presenza scomoda, che non fa certo onore ad una delle regioni più ricche d'Europa. In cinque anni il numero di infortuni è rimasto invariato. Nessuna scossa, nessun cambiamento. Erano 14570 nel 1995, sono 14973 nel 1999. Considerato che la legge 626 è del 1994, in sei anni di applicazione, nella nostra provincia,  non si puo' certo parlare di gran successo.

Nella contabilità sciagurata mancano poi gli infortuni dei lavoratori non regolari, quelli in nero. Poiché molti di questi lavoratori sono utilizzati nel settore delle costruzioni, che a sua volta detiene il triste primato di infortuni per numero di addetti, la cifra è probabilmente molto più alta. «I due fenomeni andrebbero intrecciati- dice Rinaldo Franzetti della Fim-Cisl- perché nella realtà è così. Questo presidio ha ragione di essere soprattutto per quelli che non hanno nessun tipo di tutela. La 626 ha innovato molto, ha portato senz'altro aria europea, pero' manca tutto il contorno. Mancano le risorse, percio' i controlli, il personale, le strutture. In un'area poi ad alta densità produttiva diventa tutto ancora più difficile.»


«L'effetto simbolico- aggiunge Gian Marco Martignoni della Cgil- su un tema come questo è importante. Il fatto poi che  aumentino gli infortuni, nonostante l'esistenza di una legge come la 626, non è certo casuale. Teniamo conto che questa legge risponde a dei canoni europei, mentre il nostro tessuto produttivo è formato da piccole e piccolissime aziende. E' difficile formare le Rls nelle aziende con cento addetti, figuriamoci con quelle che ne hanno meno di sedici e, in aziende dove non c'è il sindacato, è difficile creare le premesse per l'applicazione delle norme antiinfortunistiche . In questo modo la normativa è frustrata a priori perché puo' essere applicata solo al 40% delle aziende. Ed è una stima ottimistica. Poi c'è da considerare lo scaricabarile interno operato dall'Inail altro aspetto su cui meditare» (nella foto sopra Gianmarco Martignoni)

Le cose non sembrano pero' andar meglio nelle medie e grandi aziende. Salvatore Musarra ( a sinistra nella foto) , è nella Rsu/Rls della MV Agusta Motor, ex Cagiva. «Malgrado la mia azienda sia stata ristrutturata e sia quindi moderna- dice Musarra-  ci sono molti infortuni, alcuni anche gravi. Non c'è abbastanza informazione e il sindacato non basta, manca la sensibilizzazione dei preposti. Non è sempre facile far passare il messaggio specialmente all'azienda. Poi si arriva anche al paradosso che è il lavoratore che deve dimostrare la mancanza di colpe nell'infortunio.»

Claudio Caretta ( a destra nella foto) lavora alla MV Agusta Spa, e ci tiene a distinguerla dalla precedente, azienda areonautica specializzata nella costruzione di elicotteri.  «La nostra è una realtà particolare e i problemi maggiori di sicurezza riguardano la specificità della produzione, ossia il volo. Con l'introduzione dell'avionica abbiamo dovuto affrontare il problema dell'inquinamento elettromagnetico, e, stante l'incertezza e l'ambiguità delle norme, ci siamo ispirati ad un principio di prudenza. Invece problemi un po' più seri li abbiamo avuti dal punto di vista igienico sanitario, legati alla vetustà delle strutture. Abbiamo fatto bonificare alcune aree aziendali dall'amianto. C'è ancora aperta una vertenza con l'azienda riguardo a questo aspetto. Molti impiegati soffrono a causa delle patologie tipiche da videoterminale. C'è comunque una discreta sensibilizzazione la Rls funziona bene. Da noi la sicurezza è un discorso strettamente legato alla qualità.»

Michele Mancino

                           

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