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| Arcisate
Uno scarico abusivo scoperto dalla polizia dopo un sopralluogo |
| Acidi dispersi
nel terreno, imprenditori in tribunale |
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| Rifiuti
industriali che si disperdevano nel terreno, acque mescolate ad acidi che anzichè la via
del depuratore prendevano quella dei campi. La scoperta era stata fatta ad Arcisate tre
anni fa e quei fatti saranno da lunedì all'esame del tribunale di Varese. Compariranno
davanti al giudice infatti i responsabili della Atag, una ditta di Arcisate bersaglio di
un controllo a sorpresa compiuto da personale della questura. L'accusa per i due
imprenditori è di violazione della legge Merli. E' uno dei casi di inquinamento idrico
più eclatanti scoperti negli ultimi anni nel Varesotto, avvenuto peraltro in una zona a
poca distanza dalla valle della Bevera, vale a dire la zona che custodisce i due terzi
delle falde acquifere di Varese. Secondo il rapporto compilato dalla polizia e fatto
proprio dalla procura, i responsabili della Atag avevano costruito uno scarico abusivo per
eliminare gli scarti delle loro lavorazioni. La ditta lavora metalli anodizzati, prodotti
che devono essere "lavati" con acido solforico, fosforico e altri prodotti
chimici; le acque contaminate, scoprì la polizia nel corso del sopralluogo, venivano
convogliate in un tubo che sbucava sul ciglio di una piccola scarpata. Perchè l'acqua si
disperdesse era stato scavata una buca, poi riempita di sassi: in questo modo l'acqua non
poteva ristagnare in prossimità dello stabilimento ma defluiva più velocemente; dopo la
scoperta erano stati eseguiti dei carotaggi nel terreno circostante per verificarne lo
"stato di salute". La ditta si è difesa sostenendo la scarsa tossicità di quei
rifiuti e ribattendo che le vere sostanze velenose (i fanghi delle lavorazioni) venivano
trasferiti in discariche autorizzate. |
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