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Ore 16.26.38
Giorno
07/06/07
Cuveglio –  Nell'egida delle razionalizzazioni e dei miglioramenti la Regione Lombardia sta ridimensionando i servizi pubblici nel campo della Sanità
Il Distretto ASL di Canonica a rischio di chiusura

Riceviamo e Pubblichiamo

Alcune vicende localizzate nelle aree dell'alto Varesotto, in parte molto recenti, stanno dando un quadro di come la Regione Lombardia intenda gestire la sanità nel settore pubblico locale.
Sono fatti che possono sollevare una riflessione sulle strategie del governo della Regione, chiarendo quali sono i reali programmi che si propongono nell'egida di una politica di "miglioramento e ristrutturazione dei servizi" sul territorio.

La vicenda del distretto ASL di Cuveglio è di per sè esemplare. Cuveglio ed in particolare l'abitato di Canonica rappresenta da sempre non solo il centro della Valcuvia, ma anche i luogo di convergenza degli abitanti di tanti paesi circostanti, specie di montagna, tant'è che vi ha sede la Comunità Montana della Valcuvia. E tra le diverse strutture e i servizi che vi hanno sede da tempo si annovera il distretto ASL, che, con il passare degli anni (e fino a ieri) ha rivestito un ruolo sempre più importante nel quadro di una sanità al servizio dei cittadini.

Ebbene, alla fine del ''99, una voce di popolo, ma non solo, dice che il nostro distretto ha le settimane, anzi i giorni, contati. Ma la gente non ci sta, la notizia rimbalza come un tam-tam più veloce di Internet, i Sindaci vengono interessati, alcuni attoniti sono certi (sic!) che la noizia sia del tutto infondata, viene coinvolta la Comunità Montana e in pochi giorni le sollecitazioni si fanno pressanti e vengono raccolte con una petizione centinaia di firme tra cittadini.

Di fronte alla reazione della pubblica opinione i giochi si fanno chiari e si scoprone le carte. L'ASL della Provincia di Varese nega formalmente che vi sia l'intenzione di procedere alla chiusura della struttura, ma, semmai, ad una "razionalizzazione in un ottica di miglioramento" ed infatti ... così è avvenuto: drastica riduzione dell'orario di apertura, trasferimento del personale specializzato, servizi ridotti o trasferiti. Qualche esempio: l'Ufficiale Sanitario non ha più ufficio in sede, per un semplice esame del sangue occorre attendere 15 giorni e forse altrettanti per avere gli esiti in mano.
Per una visita dall'Ufficiale Sanitario la sede più vicina è Laveno Mombello, 15 km. da Cuveglio, ed altrettanti per tornare; per gli esami ora si è praticamente costretti a recarsi presso gli ambulatori dell'Ospedale di Cittiglio, che, come a Varese, è sempre più congestionato.

Tutto ciò sta comportando notevoli disagi ai cittadini: servizi già a volte carenti lo sono ancora di più, si pensi solo ai disagi degli anziani che potevano usurfruire di un servizio quasi "sottocasa", ai problemi connessi a sempre maggiori spostamenti in auto (traffico, inquinamento ...) alle carenze dei servizi di trasporto pubblico.

Questa vicenda potrebbe apparire un caso isolato ma non lo è, ci basta ricordare la recente chiusura del distretto ASL di Besozzo, che ha un bacino di utenza ben più rilevante di quello della Valcuvia, oppure la chiusura del reparto maternità dell'Ospedale di Luino, ora accorpato a quello di Cittiglio.

Quali riflessioni e considerazioni si possono trarre?

Se il governo Formigoni persegue nel campo della sanità pubblica una strategia su obiettivi di razionalizzazione in un'ottica di un reale miglioramento c'è da chiedersi cosa si intende innanzi tutto per "razionalizzazione": forse chiusure di strutture, accorpamenti, trasferimenti di servizi?
Per la Regione il risultato certo ed immediato è il conseguimento di notevoli economie dirette, costi di gestione e personale.

Per i cittadini non è così, a meno che (mi si consenta il sarcasmo) perdere non meno di un'ora e fare non meno di 30 km. per un semplice certificato di vaccinazioni del figlio si possa considerare una passeggiata!

Per concludere pensiamo alle regioni del Nord, Lombardia in testa, che chiedono più autonomia attraverso l'istituto della devolution, cosa che è sacrosanta, ma che ne sarà di una sanità e anche di una scuola tutta "regionale", se già ora sono questi gli indirizzi amministrativi? E' forse il tentativo definitivo di "minimizzare il pubblico" per un privato sempre più "di pochi"?

La domanda è legittima.

Remo Magni

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