Siamo abbastanza
"atei" per non scandalizzarsi quando qualcuno lascia il sindacato per lanciarsi
in unavventura politica: in fondo il sindacato stesso è stato anche in passato un
trampolino di lancio di molti verso il mondo "dorato" della politica, quella con
la P maiuscola. Quindi la chiusura dellesperienza nel sindacato (che in fondo
rappresenta una vasta gamma di opinioni in politica) e linizio di unesperienza
in politica che ti obbliga a scegliere.
La distinzione, almeno dentro la mia esperienza sindacale era spesso di facciata, e la
scelta di una parte specifica del panorama dei partiti sembrava una cosa normale,perché
in fondo il "sindacato soggetto politico" lo era da tempo, schierato a difesa
degli interessi generali dei lavoratori e quindi lontano dalle posizioni conservatrici.
Anche se nella Cisl esistevano ( ed esistono tuttora) regole statutarie e
comportamenti concreti che distinguono questi due ruoli.
E poi, in fondo, a DAntoni, negli ultimi tempi, veniva rimproverata la sua eterna
ambiguità di collocazione, il fatto di decidere di non decidere (e questo faceva dispetto
a molti) e non certo la su scelta di "scendere in campo" che tutti davano per
scontata.
Ma non è della scelta futura (a destra con Berlusconi, oppure a sinistra in
competizione con i Ds) dellex segretario della Cisl che vogliamo parlare, ma di come
nella Cisl si sono vissuto i mesi passati, lattuale scelta e come ci accingiamo ad
affrontare il futuro.
Di come sono maturate le scelte e di quale collocazione si andrà a fermarsi
DAntoni (e la sua fondazione) lo ha spiegato bene lui stesso in questi giorni,
compresa la straordinaria occasione offerta ai militanti di Varese di averlo in (quasi)
diretta subito dopo la sua scelta presentata da Vespa in tivù l11 ottobre e le
dimissioni allesecutivo Cisl di Firenze del giorno successivo.
Ma questa è una scelta maturata da tempo, in fondo può sembrare a molti la rinuncia
allunità sindacale riproposta più volte e delle difficoltà che hanno incontrato
le politiche di concertazione con lattuale maggioranza.
La Cisl è stata protagonista negli anni 70 di importanti scelte di autonomia dai
partiti politici e della collocazione del sindacato confederale come soggetto politico
autonomo che si confrontava sulle questioni generali e giudicava i governi dalle scelte
che facevano e non dalla colorazione politica.
Battaglia dura, questa dellautonomia e della incompatibilità tra cariche
sindacale e politiche/amministrative, con Cgil e Uil allora legate ai partiti della
sinistra storica, ma alla fine la scelta è stata unanime.
La stessa scelta di unire Cisl, Cgil e Uil ne avrebbe fatto la più grande
organizzazione confederale in Europa, invece non ha portato nessun risultato.
Forse il momento più importante della gestione DAntoni si è avuta lo scorso
anno e in particolare con la manifestazione nazionale della Cisl a Roma: una scelta di
scendere in piazza e rendere visibile la valutazione negativa del governo di centro
sinistra retto da DAlema.
Una Cisl che ritornava prepotentemente protagonista della vita sindacale e politica
italiana, dopo un lungo periodo di basso profilo: questo essere protagonista era
evidenziata (anche) da una disgraziata stagione politica che aveva coinciso con la caduta
del governo Prodi e della messa in angolo delle forze di centro presenti nella
maggioranza.
Valutazioni poi squisitamente sindacali come il continuo minacciare la riforma delle
pensioni o più evidente la precettazione coatta del Tfr, oltre ad una finanziaria
decisamente sotto tono hanno messo in difficoltà il sindacato Confederale che ha trovato
parecchie difficoltà a reagire.
Difficoltà maggiori che nelle altre due confederazioni, forse tranquille sulle scelte
"popolari" del governo di centrosinistra, hanno reso evidente le differenze che
crescevano tra la Cisl e il resto del mondo sindacale, in particolare per il protagonismo
del suo segretario generale.
Ne è nata una Cisl che era decisamente critica sulle scelte dellesecutivo e su
questo evidente contrasto ne è uscita una immagine che spesso l hanno messa nel
ruolo del "sindacato contro" in disaccordo a prescindere dal merito della
contesa..
Quali siano state le vere ragioni di un ruolo sfruttato appieno (daltronde il
silenzio delle altre organizzazioni ne hanno accentuato leffetto) dalla figura
carismatica di DAntoni, non sono note,
ma il dibattito interno al mondo sindacale è spesso mancato, e qui il ruolo marginale
dello stesso sulle scelte del politica, come (a mio parere) si è attenuato lo stesso
principio di dibattito interno alla Cisl.
Oggi, con luscita del personaggio più importante (ed ingombrante)
dellimmagine Cisl nel paese, rimane una organizzazione di oltre 4,5 milioni di
iscritti che ha fatto dellautonomia e della concertazione le proprie bandiere e che
vuole continuare ad avere un ruolo importante nelle scelte del paese.
Principi che rimangono patrimonio largamente condiviso dai militanti e dagli iscritti,
ma gli stessi hanno oggi bisogno di ritornare protagonisti della vita e delle scelte della
Cisl: forse questo era un pò quello che tutti chiedevano: oggi con le dimissioni di
DAntoni ritorna nelle loro mani.
La scelta di DAntoni avrà successo nel paese? Avrà seguito allinterno
dell organizzazione? Avranno continuità i grandi valori della Cisl?
Si, avranno continuità i grandi valori della Cisl perché in fondo sono quelli
presenti nelle grandi organizzazioni sociali europee e sono in netto contrasto con i
piccoli interessi di parte. In questi anni si è affermata anche negli altri sindacati
europei la scelta di essere "soggetti contrattanti" con i governi in carica su
argomenti di interesse generale (e su questo basterebbe approfondire il grande cambiamento
del sindacato tedesco nei confronti dei governi socialdemocratici di quel paese).
Quindi un sindacato italiano a suo modo protagonista di scelte generali del paese, pur
mantenendo una capacità contrattuale a livello di categoria e (forse una delle poche
esperienze in Europa) operando nella contrattazione aziendale di secondo livello.
Quindi un ruolo confederale importante, anche se ultimamente sono mancate le condizioni
per una "concertazione" sui grandi temi: questo fatto, a mio parere, evidenzia
una insofferenza del governo di centrosinistra nei confronti di un ruolo positivo del
sindacato confederale (in particolare la Cisl) e ne dimostra i limiti culturali e di
strategia.
Un governo che si è affermato, nel lontano 1996, dopo una grande stagione del
sindacato sulla difesa delle pensioni e dello stato sociale, sicurezze messe in
discussione dallallora rampante governo Berlusconi, ma che poi di questo ruolo del
sindacato se ne dimenticato.
Mentre sul futuro del DAntoni politico tutto questo può trovare risposta in una
delle tante anomalie della politica italiana: perché tutti vogliono rappresentare il
centro? E se questo centro racchiude anche (alcuni dei) valori presenti nel mondo
sindacale non è forse una questione che può interessare anche la sinistra italiana.
Il centro è quindi estremamente dinteresse per il mondo politico e sindacale e
la Cisl rimane al centro del sindacato!