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Ore 16.26.02
Giorno
07/06/07
Varese –  D’Antoni ha lasciato la segreteria del sindacato per impegnarsi nella politica
La Cisl rimane al centro. Del sindacato!

Siamo abbastanza "atei" per non scandalizzarsi quando qualcuno lascia il sindacato per lanciarsi in un’avventura politica: in fondo il sindacato stesso è stato anche in passato un trampolino di lancio di molti verso il mondo "dorato" della politica, quella con la P maiuscola.

Quindi la chiusura dell’esperienza nel sindacato (che in fondo rappresenta una vasta gamma di opinioni in politica) e l’inizio di un’esperienza in politica che ti obbliga a scegliere.

La distinzione, almeno dentro la mia esperienza sindacale era spesso di facciata, e la scelta di una parte specifica del panorama dei partiti sembrava una cosa normale,perché in fondo il "sindacato soggetto politico" lo era da tempo, schierato a difesa degli interessi generali dei lavoratori e quindi lontano dalle posizioni conservatrici.

Anche se nella Cisl esistevano ( ed esistono tutt’ora) regole statutarie e comportamenti concreti che distinguono questi due ruoli.

E poi, in fondo, a D’Antoni, negli ultimi tempi, veniva rimproverata la sua eterna ambiguità di collocazione, il fatto di decidere di non decidere (e questo faceva dispetto a molti) e non certo la su scelta di "scendere in campo" che tutti davano per scontata.

Ma non è della scelta futura (a destra con Berlusconi, oppure a sinistra in competizione con i Ds) dell’ex segretario della Cisl che vogliamo parlare, ma di come nella Cisl si sono vissuto i mesi passati, l’attuale scelta e come ci accingiamo ad affrontare il futuro.

Di come sono maturate le scelte e di quale collocazione si andrà a fermarsi D’Antoni (e la sua fondazione) lo ha spiegato bene lui stesso in questi giorni, compresa la straordinaria occasione offerta ai militanti di Varese di averlo in (quasi) diretta subito dopo la sua scelta presentata da Vespa in tivù l’11 ottobre e le dimissioni all’esecutivo Cisl di Firenze del giorno successivo.

Ma questa è una scelta maturata da tempo, in fondo può sembrare a molti la rinuncia all’unità sindacale riproposta più volte e delle difficoltà che hanno incontrato le politiche di concertazione con l’attuale maggioranza.

La Cisl è stata protagonista negli anni ’70 di importanti scelte di autonomia dai partiti politici e della collocazione del sindacato confederale come soggetto politico autonomo che si confrontava sulle questioni generali e giudicava i governi dalle scelte che facevano e non dalla colorazione politica.

Battaglia dura, questa dell’autonomia e della incompatibilità tra cariche sindacale e politiche/amministrative, con Cgil e Uil allora legate ai partiti della sinistra storica, ma alla fine la scelta è stata unanime.

La stessa scelta di unire Cisl, Cgil e Uil ne avrebbe fatto la più grande organizzazione confederale in Europa, invece non ha portato nessun risultato.

Forse il momento più importante della gestione D’Antoni si è avuta lo scorso anno e in particolare con la manifestazione nazionale della Cisl a Roma: una scelta di scendere in piazza e rendere visibile la valutazione negativa del governo di centro sinistra retto da D’Alema.

Una Cisl che ritornava prepotentemente protagonista della vita sindacale e politica italiana, dopo un lungo periodo di basso profilo: questo essere protagonista era evidenziata (anche) da una disgraziata stagione politica che aveva coinciso con la caduta del governo Prodi e della messa in angolo delle forze di centro presenti nella maggioranza.

Valutazioni poi squisitamente sindacali come il continuo minacciare la riforma delle pensioni o più evidente la precettazione coatta del Tfr, oltre ad una finanziaria decisamente sotto tono hanno messo in difficoltà il sindacato Confederale che ha trovato parecchie difficoltà a reagire.

Difficoltà maggiori che nelle altre due confederazioni, forse tranquille sulle scelte "popolari" del governo di centrosinistra, hanno reso evidente le differenze che crescevano tra la Cisl e il resto del mondo sindacale, in particolare per il protagonismo del suo segretario generale.

Ne è nata una Cisl che era decisamente critica sulle scelte dell’esecutivo e su questo evidente contrasto ne è uscita una immagine che spesso l’ hanno messa nel ruolo del "sindacato contro" in disaccordo a prescindere dal merito della contesa..

Quali siano state le vere ragioni di un ruolo sfruttato appieno (d’altronde il silenzio delle altre organizzazioni ne hanno accentuato l’effetto) dalla figura carismatica di D’Antoni, non sono note,

ma il dibattito interno al mondo sindacale è spesso mancato, e qui il ruolo marginale dello stesso sulle scelte del politica, come (a mio parere) si è attenuato lo stesso principio di dibattito interno alla Cisl.

Oggi, con l’uscita del personaggio più importante (ed ingombrante) dell’immagine Cisl nel paese, rimane una organizzazione di oltre 4,5 milioni di iscritti che ha fatto dell’autonomia e della concertazione le proprie bandiere e che vuole continuare ad avere un ruolo importante nelle scelte del paese.

Principi che rimangono patrimonio largamente condiviso dai militanti e dagli iscritti, ma gli stessi hanno oggi bisogno di ritornare protagonisti della vita e delle scelte della Cisl: forse questo era un pò quello che tutti chiedevano: oggi con le dimissioni di D’Antoni ritorna nelle loro mani.

La scelta di D’Antoni avrà successo nel paese? Avrà seguito all’interno dell’ organizzazione? Avranno continuità i grandi valori della Cisl?

Si, avranno continuità i grandi valori della Cisl perché in fondo sono quelli presenti nelle grandi organizzazioni sociali europee e sono in netto contrasto con i piccoli interessi di parte. In questi anni si è affermata anche negli altri sindacati europei la scelta di essere "soggetti contrattanti" con i governi in carica su argomenti di interesse generale (e su questo basterebbe approfondire il grande cambiamento del sindacato tedesco nei confronti dei governi socialdemocratici di quel paese).

Quindi un sindacato italiano a suo modo protagonista di scelte generali del paese, pur mantenendo una capacità contrattuale a livello di categoria e (forse una delle poche esperienze in Europa) operando nella contrattazione aziendale di secondo livello.

Quindi un ruolo confederale importante, anche se ultimamente sono mancate le condizioni per una "concertazione" sui grandi temi: questo fatto, a mio parere, evidenzia una insofferenza del governo di centrosinistra nei confronti di un ruolo positivo del sindacato confederale (in particolare la Cisl) e ne dimostra i limiti culturali e di strategia.

Un governo che si è affermato, nel lontano 1996, dopo una grande stagione del sindacato sulla difesa delle pensioni e dello stato sociale, sicurezze messe in discussione dall’allora rampante governo Berlusconi, ma che poi di questo ruolo del sindacato se ne dimenticato.

Mentre sul futuro del D’Antoni politico tutto questo può trovare risposta in una delle tante anomalie della politica italiana: perché tutti vogliono rappresentare il centro? E se questo centro racchiude anche (alcuni dei) valori presenti nel mondo sindacale non è forse una questione che può interessare anche la sinistra italiana.

Il centro è quindi estremamente d’interesse per il mondo politico e sindacale e la Cisl rimane al centro del sindacato!

                     Rinaldo franzetti 

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